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Anna Luzzi – Governo, governance, governamentalitA�: per una��analitica del potere nella crisi del moderno.

By admin | novembre 18, 2009

Governo, governance, governamentalitA�:

per una��analitica del potere nella crisi del moderno.

ABSTRACT

Questo articolo si sofferma sulla categoria politica di governance quale decisivo campo da��indagine per una��analisi delle contemporanee forme di governamentalitA�. Il riferimento teorico principale A? la storia della governamentalitA� tracciata da Michel Foucault nei due corsi tenuti al College de France tra il a�?77 e il a��79: Sicurezza, territorio, popolazione (1977-1978) e Nascita della biopolitica (1978-1979). Nel presente contributo la categoria di governance viene considerata come la��esito piA? recente di quel continuo processo di trasformazione del governo, che il filosofo francese indaga a partire dalla pastorale cristiana medievale fino a giungere al liberalismo e neoliberalismo, passando per il progetto della ragion di stato nella prima etA� moderna. In questa chiave la storia della razionalitA� politica occidentale viene letta come un lungo processo di governamentalizzazione dello stato: da una governamentalitA� di tipo amministrativo risalente alla formazione degli stati nazionali, passando per la governamentalitA� liberale classica e per quella welfarista del secondo dopoguerra, si giunge al contesto del neoliberalismo, entro cui la governance sembra qualificarsi come la��attuale sforzo di re-definizione dei rapporti tra stato, mercato e societA�. La��ipotesi del contributo, che si distacca da tutta una letteratura che ha configurato come inevitabile la fine dello stato nazionale, A? piuttosto che nelle trasformazioni in corso prenda sempre piA? chiaramente forma una nuovo dispositivo di potere-sapere indicizzabile al cosiddetto multilevel governance system. Questo si presenta come una nuova forma di governamentalitA� nella quale convivono percorsi di de-statualizzazione della sovranitA� ed una sua riconfigurazione; ultimo volto assunto dalla razionalitA� totalizzante e individualizzante del potere moderno. In conclusione si cerca di fornire una interpretazione sulle figure della soggettivitA� correlate alle politiche di governance che hanno caratterizzato, nel governo sociale, le contemporanee democrazie liberali avanzate United States.

I_INTRODUZIONE: PRECAUZIONI METODOLOGICHE.

In questo lavoro viene proposta una concezione artificialista dello stato alla luce della quale si indaga la��oggetto governance. Sullo sfondo stanno i processi di mondializzazione del capitalismo nel corso dei quali il principio moderno della territorialitA�, intrinseco allo stato-nazione, subisce una torsione decisiva e una potente riconfigurazione funzionale. Ne segue una riorganizzazione dei poteri politici ed economici su scala macro-regionale e globale e una trasformazione della prassi governamentale moderna. Il presente contributo, tuttavia, non intende ricostruire il funzionamento concreto della governance scrutando alla��interno degli organismi deputati al suo esercizio, ma mostrare il modo in cui, tra la fine degli anni a��70 e i primi anni a��80, sia stata prodotta una nuova problematizzazione del tema del governo.

Con Michel Foucault si ipotizza che, a discapito dei molteplici mutamenti formali, ad ogni tappa storica la ragion politica abbia riprodotto la��antinomia fondamentale consustanziale al potere pastorale cristiano, conservando cosA� almeno un tratto di continuitA�. Oltre Foucault – nel mostrare come comunque la razionalitA� profonda del potere pastorale di matrice cristiana persista, secolarizzata, nella��oggetto-stato – si tenta poi di applicare alla governance il modello di indagine relativo alla governamentalitA�: concepiamo quindi la prima come il piA? recente esito di una specifica declinazione neoliberale della seconda.

Assumere un simile rilievo – quello per cui analogamente alla��oggetto-stato le pratiche di governance non sono comprensibili con il richiamo al determinismo storicistico – significa allora mettere sotto scacco la pretesa di ricondurre questa nuova categoria al solo presupposto della crisi della��impianto giuridico-politico dello stato-nazione. Questa��ultimo, infatti, niente affatto visualizzabile come un monolitico Leviatano sempre uguale a se stesso per la��intera parabola del Moderno, va invece collocato nella��alveo polemologico della modernitA�, da cui A? emerso a�?artificialmentea�? come A�il nome della coagulazione di una serie di vettori di forzaA�[1]. Lo stato, quindi, non A? un a�?universalea�? di cui seguire successivamente le concrete declinazioni nel tempo e nello spazio ma un avvenimento, arbitrario A�sotto il profilo della conoscenzaA� e violento A�in termini di potereA�[2]. Detto altrimenti, la premessa da cui muove questo contributo A? che non esistono oggetti trans-storici o naturali, la successione delle cui figure sarebbe comprensibile con il richiamo al metodo storicistico o alla dialettica. Semmai, come afferma Paul Veyne in assonanza con la��ipotesi foucaultiana, esistono solo a�?oggettivazionia�? che prendono forma di evento A�nella��arbitrio dei capricci della storiaA�[3]. Genealogicamente lo stato non A? che il A�correlato di un certo modo di governareA�[4]. CiA? che conta A?, foucaultianamente, la��individuazione della sua costruzione materiale attraverso pratiche di potere e universi di sapere che lo plasmano e se ne appropriano, in altri termini lo oggettivano.

In questo senso le pratiche di governance sembrano inquietare le forme conosciute della prassi governamentale segnando, con lo sconfinamento, la scomposizione, la dispersione e la contaminazione, quella A�superficie di iscrizione degli avvenimentiA� che A? appunto la storia[5]. Non si farA� dunque riferimento ad alcun post (post-moderno, post-fordismo, post-capitalismo, etc.), ipotizzando piuttosto che si stia vivendo un A�transito dalla modernitA�-nazione alla modernitA�-mondo [a��] destinato a produrre trasformazioni profonde nell'economia, nella societA�, negli stili di vita e nei codici di comportamentoA�, durante il quale il globale non succede diacronicamente al luogo della modernitA�, ma semmai lo abita dislocandolo[6].

Ea�� in questo passaggio che A? emerso il concetto di governance, appartenente ad un lessico che si vuole capace di contenere le metamorfosi in corso di svolgimento e che rimodula le categorie fondamentali della politica assumendo come dato di partenza la de-sovranizzazione dei dispositivi istituzionali. Governance A? un termine-concetto che interviene a designare una��ellissi, con il riferimento al sistema complesso di relazioni e responsabilitA� che definiscono il rapporto tra coloro che sono chiamati ad assumere decisioni vincolanti (gli attori istituzionali, i governanti) e i destinatari delle decisioni (i governati)[7]. E ciA? secondo una prospettiva che assume la produzione di una simile macchina governamentale come non esaurita dai tradizionali meccanismi di rappresentanza. Tematizzare i dispositivi di governance come oggetto di analisi non significa tuttavia cedere alla tentazione di assumere come compiuta la transizione che ci investe e nella quale ci troviamo a ragionare. In queste pagine, cioA?, la globalizzazione non sarA� ricondotta al semplice effetto della��obsolescenza della forma-stato. Si cercherA� piuttosto di indagare il modo attraverso il quale la��apparato statuale, che A�allo scopo [a��] A? stato attivamente denazionalizzatoA�, si integra con nuovi dispositivi rilanciando la posta in gioco di una sua possibile rifunzionalizzazione[8].

Se si ipotizza che con le pratiche di governance non siamo di fronte al mero trasferimento del potere da un livello nazionale ad uno globale, ma ad una riorganizzazione della razionalitA� governamentale della��intero occidente, si tratta allora di indagare un nuovo posizionamento della��ordine del potere e del sapere che, sulla base delle premesse enunciate, segnala la��emergenza di un nuovo regime di veritA� e cioA? di una nuova forma contingente del rapporto tra la veritA�, il potere e il soggetto.

II_LA GOVERNANCE COME FIGURA STORICA DELLA GOVERNAMENTALITA�.

A�Governance non A? sinonimo di governo. Entrambi [i concetti] rinviano a una condotta finalizzata, ad attivitA� orientate verso obiettivi, a sistemi di norme; ma il governo implica azioni che sono sorrette da una��autoritA� formale, da forze di polizia che assicurino la��implementazione di politiche correttamente determinate, mentre la governance rinvia ad attivitA� sorrette da obiettivi condivisi che derivano o meno da responsabilitA� giuridiche e formalmente prescritte, senza appoggiarsi necessariamente a forze di polizia per superare la��infedeltA� o per conseguire la��obbedienza. In tal senso, governance A? un fenomeno piA? ampio del governo, che abbraccia istituzioni governative, ma che sussume inoltre meccanismi informali e non governativiA�[9]

Nel suo Governance, Order and Change in World Politics, ad un livello preliminarmente definitorio, James N. Rosenau offre le coordinate di un significativo spostamento delle dinamiche di legittimazione politica nel quadro di crisi di un ordine moderno nel quale i classici strumenti del government nazionale – gli ordinamenti giuridico-politici della sovranitA� nella loro declinazione democratico-rappresentativa – vengono ritenuti insufficienti a fronteggiare la prova della mondializzazione[10]. Le pratiche di governance intendono allora configurare un sistema di direzione, di controllo e di regolazione basato sulla��interdipendenza e la co-decisione di una pluralitA� di attori. Si tratta di agenzie politiche, economiche, tecnico-scientifiche, governative e non, che vanno dalle organizzazioni economiche mondiali ai comitati di esperti, dalle istituzioni politiche interstatali alle associazioni di utenti e agli organismi di certificazione alle ONG, dai governi nazionali alle istituzioni locali ed altro ancora. Una��analoga ridefinizione della��ordine del discorso politico nei termini di una nuova semantica che parli il linguaggio flessibile ed adattivo dei networks e del multilevel system emerge anche dalla CGG (Commission on Global Governance), che – sul piano dei contributi istituzionali e in concordanza con quelli intellettuali – nel 1995 stilava un rapporto in cui definiva la governance come A�il prodotto dei molteplici modi in cui individui e istituzioni, pubblico e privato, gestiscono i loro affari comuni [specificando che] essa comprende dispositivi formali, informali e regimi forti in grado di normare condotte a favore di soluzioni di compliance [in italiano diremmo a�?conformitA�a��a��] su questioni di comune interesse a livello internazionaleA�[11].

Attraverso i concetti di compliance e di comune interesse, una simile definizione suggerisce le implicazioni di una ratio discorsiva che trasforma tanto i confini tradizionali della potenza pubblica – rendendoli permeabili ad attori e processi differenziati – quanto i contenuti di una politica che ormai abbandona il piano del confronto rappresentativo tra gruppi politici organizzati e si manifesta come amministrazione e co-gestione, seguendo in ciA? le linee di una policing fortemente orientata alla��esito e dai tratti fortemente tecnocratici. La��obiettivo A? quello di incidere in un numero crescente di aree del mondo attraverso dispositivi nuovi, talvolta paralleli quando non addirittura alternativi alle procedure elettive-rappresentative: con esiti inquietanti sulla tenuta della categoria di a�?democraziaa�?. Si tratta di dispositivi di governo ritenuti in grado di coinvolgere un numero piA? ampio di attori in processi di mediazione politica che si indicano, piA? o meno credibilmente, tra quelli maggiormente capaci di fare fronte ai nuovi rischi globali. Ea�� in tal modo che gli strumenti della governance permettono di travalicare le tradizionali strategie statocentriche mediante la dislocazione di pratiche e funzioni di governo in una dimensione trans-politica (sottratta al controllo parlamentare e affidata a esperti, funzionari pubblici, euroburocrati e giuristi) in cui sembrerebbe celebrarsi la spoliticizzazione dei processi decisionali per effetto della loro neutralizzazione tecnico-amministrativa[12]. Ea�� evidente allora come il funzionamento reticolare e fluido della governance, evochi il tentativo di superare la difficoltA� che il concetto di stato – nella sua traduzione democratico-rappresentativa – incontra oggi nel proporsi come categoria ermeneutica forte ed ambito esclusivo della condizione governativa della societA�. http://hepc.ronmetcalfe.com/index.php/2018/03/17/buy-nolvadex-with-mastercard/

Tuttavia la nostra ipotesi A? che la��emergenza di questa nuova categoria politica, piuttosto che decretare la fine dello stato, gli abbia consentito di sopravvivere alla��interno dei contemporanei rapporti di potere. Non si ha, cioA?, un semplice tramonto dello stato e della sovranitA�, ma una trasformazione del suo ruolo regolativo nei termini di una complessa rifunzionalizzazione. Intendere la governance in tal modo - cioA? come trasformazione della razionalitA� di governo e non come mero trasferimento del potere da un livello nazionale a uno globale - ha significato non indagarla alla stregua degli effetti della mondializzazione e della presunta obsolescenza della forma-stato, ma piuttosto come la��esito ultimo di quello che Foucault ha definito un lungo A�processo di governamentalizzazione dello statoA�[13].
Nei suoi corsi degli anni a��70 (quello del 1977-78, SecuritA�, Territoire, Population e quello del 1978-1979, Naissance de la biopolitique) il filosofo francese intercettava con forte anticipo alcune dinamiche politiche gravide di futuro, i cui effetti sono solo oggi pienamente visibili, tracciandone una complessa genealogia. Con il termine governamentalitA� Foucault intendeva cogliere la dislocazione che sposta la funzione di governo, sul terreno delle forme di regolazione, attraverso una progressiva desovranizzazione dei dispositivi istituzionali. La dinamica della��esercizio del potere non risponde tanto a un modello coercitivo di limitazione delle libertA� dei viventi, ma ad una meccanica fine in cui la libertA� non costituisce il limite del governo ma, al contrario, viene giocata come sua condizione e materia prima. Parafrasando Foucault, la governamentalitA� A? un insieme di istituzioni, procedure, analisi, riflessioni, calcoli e tattiche che hanno storicamente promosso un processo di radicale critica della sovranitA� a favore di una preminenza del governo[14]. Questa��ultimo tuttavia non riguarda le forme di direzione politica o la struttura delle istituzioni statali. Il a�?governoa�? A? piuttosto una��arte pratica, secondo la��intuizione per cui A�governare significa strutturare il campo di azione possibile degli altriA� o, in altri termini, condurre le condotte[15]. Non a caso Foucault indaga il lungo processo di trasformazione del governo a partire dal potere pastorale cristiano, inteso come una forma pre-moderna ed extra-giuridica di regolamentazione sociale volta a governare tutti e ciascuno (omnes et singulatim, come titola un suo importante scritto), garantendo al contempo, cioA?, A�la salvezza della��intero gregge e la��obbedienza della singola pecorella[16].
Ea�� questa la razionalitA� di potere, che, adeguatamente secolarizzata - tramite la��iscrizione del controllo del corpo nelle tecniche generali di gestione della popolazione - Foucault ritrova alla��opera nel XVI secolo quando sembra esplodere letteralmente il problema del governo, attraverso il ricorrere diffuso di molteplici domande: A�come governarsi, come essere governati, come governare gli altri, da chi accettare di essere governati, come essere il miglior governatore possibile?A�[17]. La contingenza A? data dal crocevia di due processi storici epocali: da un lato la��instaurazione degli Stati territoriali, amministrativi e coloniali sulle ceneri del sistema feudale e della��idea di Impero; dalla��altro la direzione spirituale delle anime al tempo della Controriforma che A�rimette in questione il modo di essere spiritualmente diretti verso la salvezza mentre si A? su questa terraA�, e non nella��altro mondo[18]. Questo significa che la salute, il benessere, la sicurezza terrena di ciascuno e di tutti diverranno progressivamente la��obiettivo delle vecchie tecniche individualizzanti e totalizzanti del potere pastorale che miravano alla salus aeterna: sulla soglia della modernitA�, questi due movimenti opposti, di concentrazione statale e di dispersione e dissidenza religiosa, agiranno in modo complementare dando forma alla ragion politica moderna. E ciA? a partire da un progetto razionale di governo degli stati e delle condotte individuali giA� in nuce nei discorsi cinque-seicenteschi sulla ragion di stato.

Attraverso la��indagine sul modo in cui le tecniche del potere pastorale vengono recuperate e riqualificate dallo stato moderno, Foucault rinuncia a una definizione esclusivamente istituzionale delle pratiche di governo. Lo stato non A? una��auto-evidenza fondata ontologicamente, al contrario, esso va inteso come una A�peripezia della governamentalitA�A�, ovvero come la��oggettivazione – o se si vuole lo strato di a�?positivitA�a�? – prodotta dalla��insieme di pratiche che nella prima etA� moderna hanno messo in forma una vera e propria A�razionalizzazione della pratica di governoA�[19]. La ragion di stato segna infatti la��eresia fondamentale della��etA� moderna, nella precisa volontA� di organizzare le societA� politiche intorno ad un agire fondato esclusivamente sui dettami della conoscenza, al di fuori di ogni ordine cosmo-teologico. Con essa lo stato entra pertanto nella pratica riflessiva degli uomini alla��insegna di una rottura con il trascendente, verso una logica tutta immanente al suo benessere e alla sua ricchezza, in una sola parola al suo auto-potenziamento. Tanto il fine della��arte moderna del governo quanto il nucleo di razionalitA� dello stato saranno pertanto riassumibili nel proposito di A�sviluppare gli elementi costitutivi della vita degli individui in modo che il loro sviluppo rafforzi anche la potenza dello statoA�[20]. In altri termini, il metodo cristiano di condizionamento della��esistenza, nato in ragione di A�un progetto di docilitA� della natura umanaA�, sembra riattivarsi nella��etA� moderna in modo secolarizzato offrendo, in questi nuovi termini, A�la griglia della declinazione biologica del potere politicoA�[21].

La ragione governamentale moderna permetterA� di ripensare il problema del governo al di fuori del quadro giuridico della sovranitA�, grazie alla ridefinizione della sua posta in gioco fondamentale: A�la��introduzione della��economia alla��interno della��esercizio politicoA�[22]. Tuttavia, puntualizza Foucault, se nel XVI secolo la��economia designava ancora A�una forma di governoA� che mirava ad estendere alla gestione dello stato una prudenziale attenzione quale quella del buon padre di famiglia sui propri beni, nel XVIII secolo essa verrA� concepita piuttosto come un A�livello di realtA�A� relativo alla ricchezza della nazione e alla messa in sicurezza delle moltitudini. In altri termini, A�grazie alla percezione dei problemi specifici della popolazioneA�, la��oikonomia acquisirA� il suo senso moderno. Il concetto e la prassi del governo supereranno allora il modello della famiglia assumendo una connotazione biopolitica. Il termine biopolitica interviene qui a fornirci una��ulteriore arnese teorico. Con esso si allude infatti al modo in cui il potere si rapporta alla vita, conducendola tramite una regolazione non repressiva della libertA� dei viventi. Nonostante nel dibattito contemporaneo venga spesso fatto un A�uso monolitico, per molti versi generalista e indifferenziatoA� del termine-concetto biopolitica, la��impiego che qui se ne propone fa riferimento al significato originariamente attribuitogli da Michel Foucault[23]. Per comprendere infatti la cifra a�?biopoliticaa�? degli odierni dispositivi di governance conviene soffermarsi su quella soglia di trasformazione che, come ci suggerisce il filosofo francese, alla��antico A�diritto di morteA� che qualificava il potere sovrano, andrA� progressivamente sostituendosi nel mondo moderno un inedito A�potere sulla vitaA�[24]. CiA? accadrA� a partire dal XVIII secolo quandoA� A�la��esistenza in questione non sarA� [piA?] quella, giuridica, della sovranitA�, ma quella, biologica, di una popolazioneA�[25]. La presa del potere sui corpi non si effettuerA� piA? sul solo piano degli individui (quei sudditi che da lA� a poco diverranno cittadini), ma anche su quello degli effetti di massa e dei processi specifici della vita, come la natalitA�, la mortalitA�, la salute, la longevitA�, il rischio e le condizioni ambientali.

A? importante precisare che sebbene il problema della popolazione irrompa nel XVIII secolo, i presupposti del suo costituirsi come realtA� e categoria politica possono essere identificati in un arco di tempo che va dal XVI alla seconda metA� del XVIII secolo. Lo dimostra la ricognizione foucaultiana delle pratiche economiche protomoderne, quelle commerciali teorizzate dai mercantilisti e dai cameralisti, ad esempio, finalizzate al potenziamento e alla��espansione dello stato ed implementate negli apparati statali francesi e tedeschi della police e della Polizei a cavallo tra XVII e XVIII secolo. Sono questi i laboratori di una vera e propria A�scienza di poliziaA�, qui intesa come strumentazione specifica in cui la ragion di stato si organizza A�prendendo corpo in una praticaA�[26]. La scienza di polizia acquisisce, cioA?, una forma precisa di sapere e di intervento pubblico che - avverte il filosofo - aveva A�un senso del tutto diverso da quello che le attribuiamo oggiA�[27]. Il suo oggetto, infatti, non si limitava soltanto alla tutela della�� ordine, ma si estendeva alla��insieme dei regolamenti degli affari interni ai singoli paesi. La police e la Polizei avrebbero consolidato ed aumentato la potenza generale dello stato, impiegando le forze dei singoli sudditi nel modo migliore e soprattutto promuovendo la felicitA� della comunitA�. Loro scopo sarebbe stato, in ultima analisi, quello di realizzare la A�presa in carico della��attivitA� degli uominiA� nel segno di una sostanziale sovrapposizione tra arte di governo ed esercizio della polizia, qui intesa come un regime di regolamentazione volto ad moltiplicare la��utilitA� pubblica mediante la messa a valore delle aspirazioni private[28].
A? con A�la��affermazione della polizia che si creano effettivamente le condizioni della biopoliticaA�, sebbene, la prima non esaurirA� il campo di azione della seconda[29]. PiA? precisamente, a partire dal XVIII secolo, la preminenza della��economia politica permetterA� di realizzare compiutamente il passaggio A�da un regime dominato dalle strutture della sovranitA� a un regime dominato dalle tecniche di governoA�[30]. Detto altrimenti, alla��aspirazione poliziesca di determinare minuziosamente e illimitatamente il corso delle cose subentrerA� man mano la��attenzione a lasciar giocare la naturalitA� dei processi da governare. Con il liberalismo - ulteriore tappa nella storia della governamentalitA� - e la sua logica del laisser faire si abbandona la��idea di migliorare direttamente (secondo una logica di police) la��esistenza collettiva della popolazione. Il potenziamento delle forze dello stato sarA� ormai un obiettivo da affidarsi alla a�?naturaa�? del mercato e alla garanzia attiva delle libertA�. La critica della razionalitA� politica cinque-seicentesca consisterA� infatti nella��allestire un nuovo dispositivo di governo della libertA�: essa vaA� prodotta e lasciata giocare senza compressione, diversamente da quanto accadeva secondo le logiche cameraliste e mercantiliste. Per Foucault, perA?, il liberalismo condivide con la ragion di stato lo stesso scopo di autopotenziamento della��organismo statale. A questo obiettivo - la potenza dello stato - continua ad essere funzionalizzato la��accrescimento delle forze degli individui e della popolazione. In questo senso Foucault suggerisce che tra le due forme di governamentalitA� non ca��A? cesura poichA� il liberalismo non fa che sostituire una A�ragione del governo minimoA� ad una A�ragione del governo massimoA�, mettendo in campo, in definitiva, solo una A�riforma interna alla ragion di statoA�[31]. Il liberalismo entra allora nella��indagine foucaultiana per condurre al problema della politica della vita. Lungi dalla��essere ricondotto a una dottrina politica, a una teoria giuridica o a una mera forma di pensiero economico, esso viene qui inteso piuttosto come una A�funzione interna della razionalitA� governamentale modernaA� che, a differenza della ragion di stato, non parte da questa��ultimo per interrogarsi sulle condizioni del suo potenziamento attraverso la��esercizio del governo, ma muove dalla societA� chiedendosi perchA� A? necessario un governo e quale tipo di rapporto esso debba avere nei confronti della societA� per giustificare la propria esistenza[32].

Quello che infatti si verifica nella seconda metA� del XVIII secolo non A? altro che la A�comparsa del [problema] della popolazione sotto nuove formeA�[33]. Se in passato, la logica mercantilista la assumeva come mero principio di arricchimento in funzione della��utilitA� e della forza dello stato, con i fisiocrati – tra i successivi depositari del sapere economico – la popolazione viene concepita in un diverso rapporto con le risorse, volto ora a lasciar giocare la concorrenza tra gli interessi privati cosA� da far emergere gli equilibri ottimali del mercato. E questo significa che A�la popolazione come collezione di soggetti A? sostituita dalla popolazione come insieme di fenomeni naturaliA� che andranno condotti come tali, in modo funzionale, lasciando agire la natura che incarnano senzaA� regolamentazioni coercitive[34]. In tal senso, si realizza anche un altro significativo mutamento in seno al ruolo dello stato, che A�da sintesi trascendente della felicitA� dei sudditi [a��] dovrA� convertirsi in regolatore di interessiA�, poichA� A? dalla meccanica naturale di tali istanze incorporee ed immateriali – gli interessi che si frappongono tra la pratica di governo e i suoi oggetti – che puA? ora scaturire la��utilitA� generale[35]. Alla luce di queste considerazioni, la grande innovazione storica provocata dal liberalismo nascente nella seconda metA� del XVIII secolo consiste, allora, nella��assegnazione al mercato di una funzione di autolimitazione della��esercizio del governo, in ragione della��innesto della��economia politica sulla dottrina della ratio status e del superamento della governamentalitA� iperamministrativa di stampo mercantilistaA� nelle logiche liberoscambiste dei fisiocrati o nella teoria della mano invisibile di Adam Smith. Ormai A�A? il mercato che detta al governo la regola della veritA�A� e che – commenta Foucault – ne diventa il A�luogo di veridizioneA�[36].

Seguendo Foucault, Sandro Chignola coglie allora un punto importante quando sottolinea che oggi il terreno della governance puA? essere indagato proprio a partire dalla premessa che si assuma il mercato come autentico principio di realtA� della stessa azione di governo. La produzione giuridica che implementa la governance globale in termini lex mercatoria, negoziazione permanente tra soggetti pubblici e privati, law shopping, outsourcing del legislativo (a comitati di esperti e autoritA� amministrative indipendenti) sembra infatti dipendere dal rovesciamento efficientista e prestazionale della legittimitA�: quello che impone la societA� di mercato come criterio di regolazione universale e la��imprenditorialitA� di massa come istituzione generale[37].

Per Foucault la progressiva dislocazione della funzione di governo sul terreno delle forme di regolazione entro le quali far agire le a�?impresea�� individuali A? il risultato di una A�duplice discontinuitA� [che si A? prodotta] nella storia della governamentalitA�A�[38]. La prima A? quella tra la governamentalitA� liberale e la governamentalitA� pubblico-giuridica. Questa��ultima infatti, risalente alla formazione degli stati-nazione ed alla teoria della ragion di stato, presupponeva la��esistenza di una dialettica tra i diritti naturali, o originari, di ciascun soggetto e il potere del sovrano, il cui intervento incontrava proprio in tali diritti quei limiti che venivano peraltro formalizzati entro il quadro della costituzione formale. Diversamente, con la��homo oeconomicus – poi affiancatosi a quello juridicus in posizione prevalente – si dA� piuttosto avvio ad un processo di A�costituzione economicaA�, agito non piA? mediante un trasferimento di diritti ma attraverso una moltiplicazione spontanea degli interessi, i cui luoghi di armonizzazione eccedono lo spazio giuridico propriamente detto[39]. Il liberalismo dunque non A? contraddistinto tanto dal riconoscimento giuridico delle libertA� naturali agli individui, quanto dal rispetto della naturalitA� dei processi economici e sociali. Questo significa che il criterio di auto-limitazione della��arte liberale del governo A�non A? la libertA� degli uomini, ma la dinamica interna, naturale, della��economia e della societA� civileA�[40].

La preminenza della scienza economica e il declino del diritto nella sua funzione di limite esterno alla��esercizio del potere ha prodotto anche una seconda discontinuitA�, che in un certo senso recupera e approfondisce la prima relativamente alle differenti modalitA� di governo del mercato. Si tratta della distinzione, per dirla ancora con Foucault, tra la via A�rivoluzionariaA� francese e quella A�radicaleA� inglese[41]. Se per la prima – in continuitA� con la teoria del diritto naturale del XVII secolo – si procede infatti stabilendo tutta una serie di diritti imprescrittibili ed inviolabili della persona che condizionano la��esercizio del potere statale e la��attivitA� economica, per la seconda – come dimostraA� la storia del liberalismo europeo e quella della potenza pubblica in occidente – si parte piuttosto dalle pratiche di governo per definirne la��ambito di competenza in funzione della loro utilitA�. Di qui emergono due significati distinti della parola legge – A�a seconda che la si veda dal lato del diritto o dal lato della naturaA�, intesa nella��accezione di naturalitA� degli interessi -, cosA� come due significati della parola libertA�, A�fondata da un lato sui diritti inalienabili, dalla��altro sulla��indipendenza dei governatiA�[42]. Si tratta di quella stessa libertA� che pone al vaglio di un criterio efficientista la��azione dei governanti. In questo caso, allora, il diritto non sarA� piA? il risultato di una A�statuizione preventivaA�, bensA� la��esito di una A�transazione ricorrenteA�[43]. E ciA? proprio nel rispetto del gioco di composizione di una molteplicitA� di interessi da cui far scaturire la��utilitA� generale.

A partire da queste diverse vie alla concettualizzazione delle relazioni di potere – stabili e formalizzate sul piano A�giuridico-deduttivoA�, plurali e mobili su quello A�radical-utilitaristaA� – si evince allora il dato di una costitutiva eterogeneitA� della governamentalitA� neoliberale, che era giA� in nuce nella��ambivalenza di tali a�?soluzionia�?[44]. Infatti, la logica di funzionamento del liberalismo – inteso qui come tecnologia di governo e non come ideologia – A? ben piA? a�?strategicaa�? che dialettica, poichA� non cerca il superamento in una A�totalitA� riconciliata di diverse concezioni della legge, della libertA� e del dirittoA�[45]. Al contrario, posta di fronte a molteplici dispositivi giuridici, economici e sociali, la��arte di governo liberale ora li gioca uno contro la��altro, ora si appoggia su uno, ora sulla��altro, in base a delle A�connessioni possibiliA�, determinate dalla contingenza e mai definitivamente date[46]. In questo senso Foucault afferma che le due a�?viea�? si sono spesso ibridate ed interconnesse, ma subito dopo rileva che nella teoria e nella prassi della politica moderna la soluzione radical-utilitarista ha certamente avuto maggior rilievo rispetto a quella assiomatica-rivoluzionaria. Un rilievo di fondamentale importanza per il filosofo francese, dal momento che – come osserva nella lezione introduttiva di Nascita della biopolitica – pur essendo intimamente segnata dalla convivenza delle molteplicitA�, in ciascuna delle sue diverse fasi la storia registra sempre la��affermarsi della preminenza di una determinata razionalitA� della��esercizio del potere e del sapere.

A tutta��oggi si tratta, allora, di seguire proprio quelle modificazioni storiche della razionalitA� politica occidentale: una pista che puA? permetterci di cogliere le linee di emergenza di un nuovo regime di governamentalitA�. Nel tempo presente, infatti, A�sotto la��egida di un principio generale e omnicomprensivo, [quale quello di] interesseA�, si sta consumando tanto la ridefinizione delle tradizionali agenzie di governo (lo stato-nazione e i suoi istituti democratico-rappresentativi) quanto la transizione verso una loro progressiva economicizzazione tesa a sostituire il principio di legittimitA� politica con un criterio di pertinenza e verificazione della��azione di governo in base al mercato[47]. Proprio nel momento in cui questa��ultimo A? stato inteso come il piA? efficiente meccanismo di allocazione delle risorse e come la�� ispiratore ultimo – e spesso unico – della nuova regolamentazione statale. CosA� A? avvenuto, ad esempio, con le norme e le regole (niente affatto comprensibili con il logoro ed abusato richiamo ad una presunta a�?deregolamentazionea�?) che un poa�� ovunque in Europa occidentale hanno causato il drastico ridimensionamento del welfare state e con quelle che hanno normalizzato la precarietA� del lavoro[48].

La breve digressione riguardo alle radici radical-utilitariste della governamentalitA� neoliberale diviene allora imprescindibile per tematizzare correttamente la governance contemporanea, proprio come lo A? un poa�� tutta la critica della ragion politica di Foucault, poichA� A? lA� che vengono analizzati e riattualizzati quei percorsi di decostituzionalizzazione dei dispositivi di produzione del diritto e quei processi di governamentalizzazione che, da una parte, desovranizzano il comando e lo adeguano al mercato e, dalla��altra, permettono di considerare il modo in cui i molteplici attori della��esercizio del potere configurano le nuove modalitA� della regolazione governamentale e giuridica.

III_VERSO UN a�?GOVERNO A DISTANZAa�?

Quello che A? rilevante oggi, allora, A�non A? cosa la governance nasconda tra le maglie dei suoi discorsi, ma le direzioni che in essa segue il tema del governoA�[49]. Una simile analisi diventa importante proprio quando si va consumando lo spostamento progressivo da un operato legato alla politics – e quindi al government – ad un primato della policy, ossia dei suoi esiti. Si ha cosA� un profondo mutamento del termine stesso di politico. Questo, infatti, viene ridisegnato dal ruolo centrale della��expertising (per nominare con la��anglicismo odierno il governo dei consulenti e degli esperti), delle gerarchie informali e della base economica e finanziaria. Sono, questi, tutti agenti che concorrono insieme a determinare una riconfigurazione della legittimitA� governamentale in termini efficientisti e prestazionali: gli stessi genealogicamente emersi lungo la via del radicalismo inglese[50]. Foucault ha mostrato come nel moderno, a partire dalla secolarizzazione della pastorale cristiana fino al neoliberalismo, la��esercizio del potere si A? posto la��obiettivo di modellare la natura umana per renderla disponibile ad un determinato sistema di accumulazione e produzione della ricchezza. Ancora oggi, quella popolazione – vale a dire un soggetto (oggettivato dai dispositivi di potere-sapere) – rappresenta un A�insieme di processi da gestireA�; tuttavia, le sue numerose variabili la rendono irriducibile tanto alla volontA� A�omogenea, continua ed esaustivaA� del sovrano quanto a quella disciplinare, che intenderebbe A�concentrare fissare e rinchiudereA� un territorio ormai non piA? perimetrabile[51].

Nella��arco della��ultimo trentennio la cura governamentale A? stata allora declinata nella��invenzione e nella��assemblaggio di tutta una serie di tecnologie e saperi esperti che collegano le strategie sviluppate nei centri di decisione politica alle molteplici postazioni disperse nel territorio e che rafforzano la capacitA� dello stato di gestire la vita economica, la salute e le abitudini della popolazione. Si tratta di un modo operativo che nella��alveo dei Governamentality Studies viene tradotto nella formula di governo a distanza (steering at the distance)[52]. Il governo non interviene quasi mai direttamente sugli interessi e sui rapporti di forza, ma agisce indirettamente mettendo in relazione una molteplicitA� di organi piA? o meno indipendenti allo scopo di indirizzare la��esito delle condotte individuali e collettive. Il governo a distanza istituisce pertanto relazioni flessibili tra soggetti giA� esistenti separati nello spazio e nel tempo, oltre che in sfere formalmente distinte ed autonome. In tal senso la governace puA? apparire come A�dispositivo capace di utilizzare nuove tecniche di guida e direzioneA�[53].

Particolarmente significativa, al proposito, A? la definizione di governance fornita dalla��Organization for Economic Cooperation and Development (OECD) in un rapporto stilato nel 2001. Vi si suggerisce la��obsolescenza del termine government a fronte di un nuovo modo di organizzare ed amministrare i territori e le popolazioni: A�Government is no longer an appropriate definition of the way in which populations and territories are organised and administered. In a world where the partecipation of businnes and civil society is increasingly the norm, the term a�?governancea�� better defines the process by which we collectively solve our problems and meet our societya��s needs, while government is rather the instrument we useA�[54]. Lo slittamento semantico da government a governance produce tuttavia effetti che esulano da una questione meramente definitoria. PiA? significativamente sembrerebbe infatti che le tradizionali agenzie di controllo si riconfigurino in una rete informale e diffusa di autoritA� diverse da quelle dello stato al fine di a�?governare a distanzaa�? in senso tanto costituzionale quanto spaziale.

Per quanto concerne il primo aspetto, i dispositivi di governance sono finalizzati alla traduzione di norme, giudizi individuali e condotte in prescrizioni normative. La nuova struttura costituzionale globale appare A�come un complesso disordinato di controlli e di organismi rappresentativiA�, la cui regolamentazione in termini di processi di steering (orientamento) passa proprio attraverso lo sforzo di tradurre normativamente gli standards, realizzando in tal senso quello che Bauman definisce A�dominio sul territorio esercitato in absentiaA�[55]. Con questa espressione il sociologo polacco intende definire A�la��indipendenza che le A�lites globali hanno da poco acquisito poteri politici e culturali che sono vincolati e limitati al territorio, e la conseguente a�?perdita di poterea�? di questi ultimiA�[56].

Se rintracciamo, con Alessandro Arienzo il luogo da��emergenza delle pratiche discorsive di governance, un simile obiettivo sembra essere stato originariamente applicato al bagaglio concettuale, gestionale e organizzativo della��economia delle corporazioni. Qui il lemma in questione designava infatti A�un complesso insieme di meccanismi e procedure finalizzato ad armonizzare ed ottimizzare gli interessi degli investitori e a garantire al contempo la governabilitA� della��impresaA�[57]. La corporate governance intendeva – e intende tuttora – connotare quei processi di autoregolazione (e quindi di attribuzione autonoma di norme, cosA� come di procedure di controllo e verifica) attraverso cui si rende piA? efficiente, piA? trasparente e piA? sicuro la��operato della��impresa a beneficio degli attori coinvolti. In altri termini, dal momento che la��impresa A? un soggetto collettivo operante in un ambiente mutevole e conflittuale per raggiungere degli obiettivi, come si legge nel rapporto stilato dalla��OECD nel 1999, la buona governance esprime la��esigenza di affermare un quadro di responsabilitA� condivisa (shared responsability) A�between a companya��s management, its board, its shareholders and other stakeholdersA� (vale a dire tra la��organizzazione, la proprietA�, gli azionisti e gli investitori esterni)[58].

In seguito la portata concettuale della governance ha moltiplicato la sua valenza semantica estendendosi anche su terreni diversi da quello economico, fino ad essere trasposta in ambito politico per connotare la��impegno dei soggetti coinvolti nelle sue procedure ad A�auto-organizzarsi riflessivamenteA�, quando si confrontano cioA? con la complessitA� prodotta dalle loro interdipendenze reciproche[59]. A partire da questa ipotesi – largamente diffusa verso la fine degli anni a��80 – viene elaborato in seno alla Banca Mondiale il concetto di good governance come criterio di accesso ai finanziamenti internazionali. Si tratta della codificazione di alcuni Order standards o norme comportamentali – le cosiddette best practices (o buone pratiche) – da utilizzare come indicatori per la��assegnazione dei prestiti, vale a dire come vere e proprie condizionalitA� politiche ed economiche che i paesi usciti dalla lunga fase di dominio coloniale avrebbero dovuto rispettare per poter sperare di realizzare la promessa di una modernizzazione a venire. Esempi di condizionalitA� economiche sono gli indicatori relativi a inflazione, deficit pubblico, incidenza sul prodotto interno lordo delle spese per la��educazione e la sanitA�, etc. Per quanto riguarda le condizionalitA� politiche, gli indicatori sono invece rappresentati dalla libertA� da��espressione, dalla non-discriminazione, dalla partecipazione politica, dalla��effettivitA� del rule of law. Detto altrimenti, nelle best practices – alcune delle quali saliranno poi alla ribalta con la fin troppo celebre definizione di a�?politiche di aggiustamento strutturalea�? – A? sempre attivo un criterio di accountability (garanzia, responsabilitA�) mutuato dalle modellizzazioni della corporate governance e riconvertito in dispositivo di selezione della��agenda setting e degli attori politici sulla base di principi e standards il cui valore – che si tratti di stakeholders o piA? generalmente di policy-makers -A� non A? desumibile sul piano giuridico. Esso, infatti, risiede piuttosto nella��interesse giocato come unica procedura di autoregolazione, nonchA� di partecipazione: A�although the principles are non- binding, it ultimately is a matter of self-interest for countries and corporationA�[60].

Le istanze enunciative di questa nuova ragione governamentale, agite nel quadro di riconfigurazione dei poteri su scala globale, intendono infatti fornire, sul piano interno, una risposta alla doppia crisi delle istituzioni di welfare state: crisi di legittimitA� (per la scarsa partecipazione degli attori coinvolti nelle politiche) e crisi di efficienza (per i costi eccessivi e la scarsa efficacia delle prestazioni). Al contempo, questi discorsi miravano – e mirano tuttora – a rendere visibili, sul piano esterno, quelle A�linee di tensioneA� che – per dirla con Alessandro Arienzo – venivano A�prodotte dalle trasformazioni nei rapporti tra la��esercizio della sovranitA� politica, la��esercizio di un governo sempre piA? legato al contributo di attori molteplici non statali ed una��economia i cui flussi assumono direttrici e traiettorie scarsamente controllabili dai poteri pubbliciA�[61]. In tal modo, le procedure di governance favoriscono da circa un trentennio un A�modello di civilizzazione politica negoziale e concorrenzialeA�[62]

Questa��ultimo rilievo ci permette anche di problematizzare il secondo aspetto relativo al governare a�?spazialmentea�? – oltre che a�?costituzionalmentea�? – a distanza, grazie a quella tendenza per cui la sovranitA� sembra sempre piA? configurarsi come A�condizione per stabilire i termini piA? vantaggiosi di una sua parziale dimissioneA�[63]. La rimodulazione delle funzioni dello stato – a partire dalla A�datitA� mobileA� della popolazione e dalla progressiva colonizzazione economica del politico – contribuisce infatti a tramutare il significato di sovranitA� da A�garanzia di autonomiaA� a una A�titolaritA� legale alla contrattazioneA�, ovvero a una figura della��autoritA� impegnata nella��arena politica internazionale insieme ad altri, numerosi attori di varia natura[64]. Vale a dire che le forme di regolazione di una spazialitA� aperta, ibrida e multilivello sembrano preparare gli stati a rinunciare a parte della loro sovranitA� in cambio di una maggiore influenza sulle decisioni degli altri stati, creando poi – assieme a grandi gruppi economici transnazionali – club esclusivi sempre soggetti a crisi di legittimazione in virtA? della scarsa trasparenza dei loro processi di policy making.

Sebbene quindi la governance operi in orizzontale, sotto forma di networks di attori collettivi nei quali i soggetti possono essere impegnati nei processi negoziali attraverso procedure di mediazione e di consenso, tali procedure sembrerebbero tese a guadagnare legittimitA� e compliance piA? che partecipazione. In una dimensione complicata e sfuggente come quella transnazionale, assumono infatti un ruolo determinato tutte quelle pratiche che tendono a trasformare questioni politiche sempre piA? complesse (come gli effetti sempre meno governabili derivanti dallo sviluppo di nuove tecnologie, dalla natura intercontinentale dei flussi migratori, dal carattere globale della guerra postmoderna, etc.) in meri problemi tecnico-amministrativi, banalmente procedurali[65]. In questo dato si puA? cogliere allora il prolungamento di quel processo di governamentalizzazione dello stato (o se si vuole di amministrativizzazione del comando) che rinuncia, o comunque marginalizza, la��antico a�?diritto di spadaa�? della sovranitA�, e punta a farsi piuttosto programmazione strategica delle coordinate complessive in funzione della libera competizione degli interessi .

Pur assumendo la difficoltA� che le istituzioni statali incontrano a proporsi come ambiti esclusivi del governo della societA�, sembrerebbe allora che ci si trovi oggi di fronte ad una tecnologia di potere soltanto parzialmente nuova che – come osserva criticamente Vaccaro – A�prolunga una strategia di spoliticizzazione modernaA� nel perseguire la��amministrazione della vita per mezzo di aggiornati dispositivi biopolitici, restituendo il calco di una medesima ratio gestionale-regolativa[66]. Si tratta di una strategia paradossale – una A�strategia senza strategaA�A� avrebbe forse detto Foucault – nella quale le forme di implementazione della regolazione governamentale puntano a estromettere programmaticamente il conflitto dalla��agire politico e a ritrascriverlo in termini di concorrenza di interessi, ossia di A�negoziazione permanente amministrativa di corpi governamentaliA�[67].

In definitiva il campo di razionalitA� della governance recupera con volti inediti – ma al contempo protrae in un discorso giA� avviato da tempo – le tattiche di governamentalitA� proprie alla forma neoliberale del governo in un continuo processo di rimodulazione e rifunzionalizzazione. CosA�, come a cavallo tra XVIII e XIX secolo la��economia politica teorizzava una��A�arte di governare il meno possibileA� caratterizzata dal fatto di essere A�un raffinamento interno della ragion di statoA� (ovvero un principio che la mantiene, la sviluppa e la perfeziona, pur opponendosi radicalmente alla sua prassi governamentale), la governance – pur agendo nello scenario di crisi degli stati-nazione (e del government) – non sembra affatto decretare quella A�fine dello StatoA� tanto invocata o paventata nel dibattito sulla��argomento[68]. Piuttosto, si puA? sostenere, con Maurizio Zanardi, che la governamentalitA� – e quindi la governance quale sua piA? recente declinazione – A�A? la��anima deterritorializzante dello Stato modernoA�, quella che si spinge nella direzione di un governo della popolazione globale e locale che si esercita (e si eserciterA�) attraverso una molteplicitA� di poteri sovrani trans-nazionali[69]. In tal senso, allora, nella��emergenza delle pratiche discorsive di governance A�puA? darsi – come afferma Deleuze parlando della transizione dalla societA� disciplinare alla societA� del controllo – che vecchi mezzi, ispirati alle antiche societA� di sovranitA�, ritornino sulla scena, ma con gli adattamenti del casoA�[70]. In altri termini oggi vi A? sA� una cessione di quote della��unitarietA� sovrana, ma non una sua semplice recessione. CiA? che si registra A? piuttosto una riconfigurazione del potere sovrano, quella che esprime la��odierno paradosso di una A�concentrazione del potere senza una sua centralizzazioneA�[71].

IV_ SULLE FORME DI SOGGETTIVAZIONE: UN CAMPO DI APPLICAZIONE DEI CONTEMPORANEI DISPOSITIVI DI GOVERNANCE.

Assumere – come si A? fin qui proposto – che i dispositivi di governance vadano ricompresi nel lungo processo di governamentalizzazione dello stato senza essere derubricati a A�una semplice trasformazione della sovranitA� modernaA�, significa anche declinarli in seno al potenziale polemogeno del continuo rapporto tra governanti e governati piuttosto che metterli al vaglio dei criteri formalistico-giuridici della legittimitA� politica[72]. PiA? precisamente, significa porre la centralitA� della questione della libertA� non come prerogativa universale di un soggetto che nelle societA� liberal-democratiche si troverebbe A�al di fuori della zona di ingerenza di un potere arbitrario e pervasivoA�[73], ma come frutto del gioco strategico che sottende a un tale rapporto A�in cui la misura del a�?troppo pocoa�� di libertA� che ca��A?, A? data dalla��a�?ancor di piA?a�� di libertA� che viene richiestaA�[74]. Se infatti la maggiore o minore libertA� esistente in qualunque situazione non puA? essere stabilita in base a un massimo ideale e universale di cui si possa, di volta in volta, misurare il grado piA? o meno alto di realizzazione, il tema della produzione della soggettivitA� puA? essere problematizzato senza accettare il riferimento ad una sua presunta esterioritA� o irriducibilitA� al potere.

Da��altronde la��arte di governo liberale ha in occidente una sua precisa specificitA�: a partire dal XVIII secolo, attraverso la penetrazione pervasiva della��economia nella��esercizio del potere, essa oppone la��idea di A�interessi incoercibiliA� a quella di A�libertA� inalienabiliA�, determinando in tal modo la preminenza della��indirizzo pragmatico-utilitario scaturito dal radicalismo inglese su quello assiomatico-giuridico inaugurato dalla Rivoluzione francese[75]. Ea�� in tal senso che nel liberalismo la razionalitA� statuale viene ritenuta passibile di una regolazione de facto (e non solo de iure), centrata quindi non tanto sul riconoscimento giuridico delle libertA� naturali agli individui, quanto semmai sul rispetto della naturalitA� di processi economici e sociali alla��interno dei quali bisogna, in qualche misura, a�?lasciar farea�? i soggetti.

Si trattava – e si tratta (ancora, infatti, con la governance intesa come risposta alla crisi del governo A�viviamo nella��era della governamentalitA� scoperta nel XVIII secoloA�[76]) – di una��arte di governo che non doveva esercitarsi limitatamente ad un territorio e su soggetti di diritto da sottoporre ad una volontA� coercitiva (quella del sovrano), ma su un A�ambienteA� abitato da soggetti economici A�che non hanno dei diritti ma degli interessiA�[77]. Interessi da armonizzare in una societA� di mercato nella quale questa��ultimo figura come principio di regolazione universale. Questa A? la soglia del superamento della��antico A�diritto di morteA� sui governati: nella modernitA� il potere si fa carico della vita, la protegge, la sollecita e la regola attraverso la��azione su una libertA� che non va piA? semplicemente repressa ma semmai prodotta e, al contempo, resa A�oggetto di una cura governamentaleA�[78].

In questi termini – e cioA? a partire dalla connotazione eminentemente biopolitica della��arte di governo liberale – la��analisi puA? allora avanzare sul terreno della produzione di soggettivitA� quale campo di applicazione specifico dei dispositivi contemporanei di governance. La��avvertenza metodologica da tener presente resta quella ben sintetizzata da Foucault: la vicenda storica del potere nel moderno sconta il fatto che il rapporto tra governanti e governati A? ambivalente e che A�non si poteva certo a�?liberarea�� gli individui senza educarli in un certo modoA�[79]. Il problema del governo in altre parole atteneva, e attiene, alla possibilitA� di modulare il processo di costruzione del soggetto, nel suo prender forma, A�attraverso la sedimentazione di regimi di discorso – in questo caso quello di governance – che lo fannoA�, vale a dire che lo producono come oggetto di determinate pratiche di governo, come A�correlato di un certo modo di condurre le condotteA�.[80]

La decisiva acquisizione di Foucault sul necessario mantenimento di una complicazione fra attenzione alla��individuo e potenziamento della totalitA� quale tratto distintivo della razionalitA� politica moderna rivolta al particolare e alla��universale, al locale e al globale (omnes et singulatim si diceva) sembra allora venire oggi recuperata ed attualizzata dalle pratiche discorsive di governance. E ciA? attraverso percorsi di assoggettamento degli individui che, per altro verso, costruiscono le loro libertA� e le loro soggettivitA� in modo tale che possano A�divenire alleate, e non sfide, di un buon ordine che governa tanto la politica che la societA�A�[81]. Una connessione tra il governo di sA� e quello degli altri – questa duplice cura di tutti e ciascuno che il filosofo francese ritiene caratterizzare ogni epoca storica – puA? essere allora rinvenuta in quel paradosso apparente del neoliberalismo che lungi dalla��eliminare il (supposto) inerte corpo dello stato ne prevede la persistenza: questa��ultimo infatti A�interviene ritraendosiA�[82]. Lascia cioA? emergere un effetto di deregolamentazione per consentire che gli individui siano governati e si governino attraverso la loro stessa libertA�, ottenendo in tal modo una��autopromozione sociale e economica. Ancora una volta dovrebbe essere il modello della governamentalitA� a guidare una��analisi capace di leggere la societA� sia come principio in nome del quale il governo tende ad autolimitarsi, sia come bersaglio della sua attivitA�: il governo, infatti, A? anche la��arte di orientare A�i processi di riconoscimento e di (auto)rappresentazione dei soggettiA�[83]. In altri termini, nelle sue dimensioni moderne il liberalismo costruisce una relazione tra governo e governati A�che dipende sempre di piA? dai modi in cui si chiede agli individui di assumere lo status di soggetti della propria vita, dai modi in cui essi forgiano se stessi come un certo tipo di soggetti, dai modi in cui essi praticano la propria libertA�A�[84].

Questo significa (giA� da alcuni secoli) approntare una prassi governamentale che, proprio mentre persegue la costruzione di una societA� per il mercato – o se si vuole di una societA� in cui la��economia venga governata il meno possibile – al contempo prevede il prezzo di un intervento regolatore sempre piA? diffuso, costante e specifico sulla��insieme della��esistenza sociale: in una parola, una preoccupazione del tutto peculiare per la gestione della vita. Ieri come oggi – come appare chiaramente nelle pratiche discorsive della governance, dove riemerge la��ossessione statofobica emersa nel XVIII secolo – il problema delle politiche liberali A? esattamente quello di poter dar forma allo spazio reale e concreto nel quale la struttura formale della competizione possa funzionare efficacemente. E ciA? richiede anche la��intervento attivo delle agenzie pubbliche[85].

Con il liberalismo, e in seguito con il neoliberalismo, si afferma la��idea per cui governare significa individuare lo spazio economico in ogni soggetto e gestire i rischi che la libertA� comporta. E ciA? non certo con il riferimento a schemi universali, ma attraverso la��individualizzazione assai materiale della responsabilitA� dei singoli. Anche nel dispositivo neoliberale di governance possiamo scorgere la presenza attiva e costante di una��azione di governo che, pur in forme complesse e rinnovate, tende comunque a riconfigurare il tessuto stesso della societA� in modo che al suo interno siano sempre piA? i meccanismi della concorrenza a svolgere una funzione regolatrice di primo piano. Nei dispositivi di governance la societA� – ovvero gli attori che agiscono in essa e le relazioni che li legano gli uni agli altri – assume sempre piA? la forma della��impresa. O, detto altrimenti, nella ratio programmatica delle pratiche di governo neoliberali A? racchiuso la��intento di A�esternalizzare alla societA� [a��] il rischio da��impresaA�[86]. In sintesi, le nuove forme di regolazione (o se si vuole di governo dei viventi) sembrano prolungare nella mobilitazione totale e nella��autoattivazione di una moltitudine di singolaritA� flessibili quel vivere pericolosamente che rappresentava secondo Foucault A�il marchio esistenziale interiorizzato dalla soggettivitA� costruita dalla governamentalitA� liberaleA� [87].

Alla��altezza di una strategia di potere che, come osserva Sandro Chignola, A�non neutralizza ma evoca una controparteA�, sembrano allora operare peculiari forme di soggettivazione – oggi spesso interpretate con il ricorso ai concetti di a�?flessibilitA�a�? e a�?individualizzazione competitivaa�? – che assumono la libertA� come condizione politica fondamentale, A�delegando il governo delle vite a forme di auto responsabilizzazioneA�[88]. La��adozione di una governance reticolare implica infattiA� la revisione degli obiettivi tradizionalmente associati alla��azione dello stato specialmente nella versione keynesiana e welfarista dominante nel secondo dopoguerra. Revisione che, configgendo con il discorso universalistico di protezione sociale, configura la razionalitA� governamentale contemporanea come A�una diversa articolazione del potere esercitato sui viventiA�: non piA? soltanto A�governo della popolazioneA� ma anche promozione di A�soggettivitA� nuoveA� sulla base di processi di individualismo concorrenziale e di conseguente rideclinazione singolarizzata dei rischi prima socializzati e ripartiti a livello collettivo.

Ea�� con questo portato problematico – tutto interno alla cultura politica liberale – che dobbiamo quindi confrontarci se vogliamo cogliere la governance al di fuori delle retoriche dominanti, che vorrebbero derubricarla alla��adozione di A�tattiche flessibili e plastiche per ovviare a rigiditA� tipiche della operativitA� di governo lungo la��asse del comando sovranoA�[89]. Nel segno peculiare delle reti di governance e della connessa orizzontalitA�, la flessibilitA� sembrerebbe piuttosto essere giocata come modo per designare la��organizzazione sociale e come strumento per favorire il processo della sua auto-costituzione . Come suggerisce Nancy Fraser si tratterebbe di A�un processo di auto-costituzione che si lega, nasce e somiglia ad un modello di organizzazione socialeA�[90]. Ea�� evidente allora che il nodo cruciale permane nella��intima contraddizione di un neoliberalismo che non comporterA� affatto una��astensione dal governo, quanto piuttosto la formalizzazione della sua costitutiva valenza giuridica nel dettare le regole del gioco economico. Si tratterA� cioA? di assumere come finalitA� primaria la promozione e la salvaguardia dei meccanismi della concorrenza piuttosto che la riparazione dei suoi presunti danni sociali, governando la libertA� degli individui al di fuori della prospettiva propria allo stato sociale, inteso A�come tessuto da��istituzioni consolidate e, cosa forse ancor piA? significativa, come ideale e progettoA�[91].

Zygmunt Bauman non poteva coniare metafora migliore della liquiditA� per rendere palpabile il paradosso della societA� contemporanea, in cui la rigiditA� dell'ordine A? il prodotto e il sedimento della libertA� degli agenti umani, ben altro che il frutto di una A�convenzione collettivaA�[92]. Definendo liquida l'attuale modernitA� Bauman intende evidenziare la pressione dell'individualizzazione che va usurando gli argini costituiti da strutture alle quali in passato era delegato il compito di fondare stabilitA� tanto in termini di protezione sociale quanto in quelli di riconoscimento reciproco. La decisiva svolta impressa al discorso etico-politico A? infatti quella che, piA? precisamente, ha declinato altrimenti le A�speranze di miglioramentoA� della societA�, liberando la modernitA� originaria dai propri A�doveri emancipatoriA� per rimetterli A�al coraggio e alla determinazione dei singoliA� chiamati a diventare a�?imprenditori di se stessia�?[93].

Ea�� a questo livello – quello della messa in opera di processi di soggettivazione che assumono la��impresa come canone di decifrazione della condotta umana – che si rifunzionalizzano oggi i dispositivi del government, tipici della modernitA� pesante. Nei mille piani di realtA� in cui operano i nuovi dispositivi di potere-sapere che danno corpo alla governance gli individui vengono prodotti come agenti attivi di regolazione e di autoregolazione. Se A? vero infatti che il problema del governo rimanda a una decisiva economicizzazione del potere – se A? cioA? vero, per dirla con Sandro Chignola, che A�esso allude a una modalitA� di produzione della decisione che assume come costitutivo il confronto con la realtA� irriducibile degli uomini, delle donneA�[94] -, i progetti di riassetto della razionalitA� politica occidentale egemoni nel neoliberalismo sembrano aver ereditato il vecchio auspicio di Friedrich August Von Hayek: il bisogno di un liberalismo da intendere come A�un pensiero viventeA�[95]. Da��altronde la tenuta del nodo soggettivazione/assoggettamento si misura sulla��odierna organizzazione del corpo sociale secondo le regole della��economia di mercato, e cioA? sulla A�programmazione strategica della��attivitA� degli individuiA�[96]. Cosa sono gli incentivi reputazionali, il capitale umano imprenditoriale, i principi performativi, etc. – tutti termini ricorrenti nella letteratura sulla Cheap governance– se non la��espressione di quello che potremmo chiamare un A�potere formativo sulla societA�A�, e cioA? gli effetti di una ratio governamentale che evoca soggetti capaci di attivarsi in modo autonomo e pertanto capaci di autogovernarsi[97]? In un simile quadro, i dispositivi di governance costituirebbero allora A�uno sforzo di fuoriuscita dalla politica propria degli ordinamenti giuridico-politici di sovranitA� nella loro declinazione democratico-rappresentativaA�[98]. Ed A? proprio questo che conduce la��arte di governo verso una modulazione a�?efficientistaa�? del rapporto tra governanti e governati.

Ne consegue che la��idea dello stato sociale sia stata decostruita proprio a partire dalla��ipotesi di un rischio che A? socializzabile solo nella forma del costo. In forza di interventi di governo molto piA? sottili, ma altrettanto pervasivi di quelli tradizionali, quel rischio viene allora assegnato al singolo soggetto che di esso dovrA� ormai farsi carico. PiA? in generale, si potrebbe sostenere che la��analisi del potere presente nel modello neoliberale sembra voler prescindere da una caratterizzazione normativa che induce per forza di cose a presupporre la��esistenza di una verticalitA� tra soggetto ed oggetto. CosA� si A? affermato il riferimento ad una dimensione orizzontale che risponde al declino della costitutiva caratterizzazione trascendentale del sovrano. Sul piano di immanenza della��esercizio del potere, la ratio neoliberale punta a responsabilizzare ogni singolo componente della popolazione.

Non A? un caso allora che alcuni studiosi parlino della��emergenza di A�una nuova forma di responsabilitA� verso il rischioA�[99]. CiA? a cui si sarebbe assistito con la��affermazione del neoliberalismo sarebbe insomma la vera e propria produzione di una nuova attitudine etica – assimilabile a una sorta di etica da��impresa – perfettamente in sintonia con tutte quelle strategie di governo dei viventi che tendono alla riduzione delle garanzie di assistenza sociale a favore di una loro rimodulazione individuale. Robert Castel ha ricordato come recentemente due influenti autori francesi come Francois Ewald e Denis Kessler siano addirittura giunti ad operare un sorprendente rovesciamento di fronte dei termini in questione, facendo del rischio A�il principio di riconoscimento del valore della��individuoA�[100]. La capacitA� di assicurarsi da soli sembra cosA� costituire la possibilitA� stessa di intervenire su fenomeni generalmente ritenuti imprevedibili, che vengono in qualche modo naturalizzati come fattori antropologici. La��etica generale in cui si iscriverebbe questa nuova attitudine viene sinteticamente descritta da Nikolas Rose – uno dei principali animatori dei Governamentality Studies – come A�una��etica nella quale la massimizzazione degli stili di vita, delle risorse potenziali, della salute, della qualitA� della vita A? divenuta quasi obbligatoria, e nella quale i giudizi negativi riguardano coloro che, per qualunque ragione, non vogliono adottare una relazione attiva, informata, positiva e prudente con il futuroA�[101]. Giudicato padrone del proprio destino e quindi colpevole in caso di insuccesso, il singolo A? A�in qualche modo obbligato ad essere liberoA�[102]. Per effetto di un simile governo della sua libertA� egli verrA� A�spinto ad essere performativoA�, a maggiorare cioA? la libera cura del proprio aggiornamento individuale (ed individualistico) e aA� massimizzare le proprie opportunitA� sviluppando potenzialitA� e capitale umano[103].

Il nesso tra un A�nuovo prudenzialismoA�, in cui i dispositivi di assicurazione sociale che incarnavano un principio di solidarietA� fanno spazio alla privatizzazione della gestione del rischio, e gli odierni dispositivi di governance, potrebbe allora essere rilevato proprio a questa��altezza: quella di A�una tecnica di governo del vivente capace di penetrare i corpi, renderli produttivi, valorizzando in forma estrema il capitale umanoA�[104]. In sintesi, tra la fine degli anni a��70 ed oggi, con la governamentalitA� neoliberale sembra essersiA� avviata la sperimentazione di un nuovo dispositivo di cittadinanza.

Secondo la nuova attitudine etica – quella per cui A�singoli devono, al tempo stesso, segnalarsi per una��esplicita disponibilitA� al rischio e praticare una gestione previdente di questoA�[105]– non si chiederA� piA? al soggetto di diritto di delegare la propria sovranitA� in cambio della stabilitA� di un patto sociale, ma di farsi esso stesso soggetto di sicurezza attraverso una nuova forma di cittadinanza fondata sulle tecniche della��auto-stima, della��empowerment, della��auto-imprenditorialitA� e del benessere individuale. Un simile appello alla responsabilitA� si fa piA? forte proprio quando le funzioni di redistribuzione e di compensazione dello stato sociale vengono considerate tendenzialmente inutili o addirittura nocive per la crescita economica e per la volontA� di prestazione della��individuo[106]. In altri termini, la ritirata dello stato coniuga la nuova semantica della flessibilitA� e del rischio con la��a��idea di una A�formazione attiva degli individuiA�[107]: questi dovranno divenire capaci di forgiare e di controllare autonomamente la loro vita (empowered), senza ricorrere alle risorse degli apparati assistenziali pubblici.

Paradigmatica a questo riguardo A? la gestione biopolitica della malattia nella variante preventiva tipica delle a�?democrazie liberali avanzatea�?, quelle in cui agiscono le politiche di governance. Al fenomeno per cui alla ritirata dello stato vengono progressivamente sostituiti gli appelli alla��auto-responsabilitA�, corrisponde il fatto che da circa trenta anni, nel settore delle cure sanitarie, si sia andata affermando la��opinione secondo la quale il maggior nemico per la salute della��individuo A? il suo A�comportamento verso se stessoA�[108]. Per Thomas Lemke – che da anni indaga il nodo della questione sanitaria al tempo del neoliberalismo – la��emergenza di questo nuovo ordine del discorso ha determinato due importanti conseguenze, entrambe indicative della��odierna riconfigurazione del rapporto tra poteri, etica e soggetto.

In primo luogo, si puA? rilevare la��effetto di A�riduzione tendenziale del diritto alla salute a vantaggio di un dovere – soggettivo – di gestione della saluteA�[109]. Lo dimostra la��affermarsi della��idea di una responsabilitA� individuale nel nucleo principale dei programmi di politica sanitaria elaborati dai paesi industriali della��occidente fin dalla metA� degli anni Settanta. In questi piani programmatici compaiono ipotesi e strategie discorsive che pongono al centro la capacitA� e la��opportunitA� della��individuo di assicurarsi da solo, come se A�la malattia invece di fondare diritti individuali, [potesse] rinviare in misura crescente a dei doveri morali, giuridici e socialiA�[110]. Nella ratio di quei documenti simili obblighi non sono meramente formali, ma figurano come la sostanza che deriva dalla prescrizione di una condotta prudente. Ad essere coinvolto A? lo stile di vita. Attraverso il suo stesso comportamento il soggetto viene spinto a proteggersi dalle malattie piA? diffuse, ma per farlo dovrA� acquisire nuove competenze di autoregolazione. Nel nuovo dispositivo di governo della salute, il soggetto viene inteso come la��attore fondamentale della propria sicurezza e di quella altrui.

La seconda conseguenza del funzionamento del nuovo ordine del discorso sulla salute A? invece riconducibile ad una��ipotesi di A�trasformazione progressiva dei pazienti in persone a rischio, da un lato, e in clienti, dalla��altroA�[111]. In questo duplice spostamento tendenziale prende forma qualcosa di simile ad un A�collegamento fra una concezione morale e una concezione consumistica della saluteA�[112]. Incardinandosi al presupposto che A�la salute A? il risultato di una volontA�A� – quasi fosse qualcosa che puA? essere raggiunta da individui sufficientemente motivati ed impegnati – la nuova etica sanitaria arriva a concepire A�la malattia [come] la��effetto collaterale di una volontA� insufficiente e inadeguataA�[113]. CosA� le persone a rischio coinciderebbero potenzialmente con tutti i soggetti che non lavorano alacremente ad una propria lifestyle correctness (la correttezza dello stile di vita), risultando incapaci di un opportuno investimento su se stessi. E questo investimento, per venire al tema del rapporto tra consumismo e sanitA�, non va inteso in termini soltanto simbolici poichA� la salute A? da tempo un nodo nevralgico della��economia contemporanea. A�Negli Stati Uniti, durante gli ultimi cinquanta��anni – specifica Lemke – la quota delle spese sanitarie rispetto al prodotto nazionale lordo si A? triplicata, crescendo dal 4 al 13%. Le spese per medicinali nella��anno 2000 ammontavano a piA? di 100 miliardi di dollari, il doppio del 1990A�[114]. Nei discorsi studiati da Lemke iA� pazienti tendono sempre piA? a divenire clienti. PiA? che come persone malate sono infatti concepiti come consumatori di beni, di salute, di cultura, cioA? di una condotta di vita sana, prudente e responsabile.

In sintesi, attraverso la messa a punto del nuovo dispositivo di cittadinanza delle democrazie liberali avanzate sembra proprio che i processi di soggettivazione/assoggettamento si configurino come il campo di applicazione specifico di una governance che, con i suoi dispositivi di potere-sapere, riposiziona e sfuma A�la separazione tra Stato e societA� civileA�[115]. Trova cosA� una nuova conferma la tesi foucaultiana secondo cui la a�?societA� civilea�? non sarebbe affatto il soggetto di una libertA� disincarnata capace di dribblare la��esercizio dei poteri (statali e non), ma coinciderebbe sempre piA? con la��oggetto delle tecnologie di governo che orientano incessantemente la libertA� degli stessi governati: quelli che quotidianamente abitano come homini oeconomici la societA� civile stessa[116]. Una volta riconosciuto che la posta in gioco della governance A? costituita dalla riorganizzazione della razionalitA� politica contemporanea, quanto si A? fin qui sostenuto esclude che una cooperazione trasversale e reticolare possa soppiantare la��ambivalenza del rapporto tra governanti e governati. Contrariamente ad ogni illusione naturalistica, inoltre, il fatto che la libertA� sia qualcosa da produrre, regolare, gestire e consumare, dA� conto della presenza attiva dello stato nella governamentalitA� neoliberale e del suo potenziale di assoggettamento attraverso la promozione di molteplici forme di soggettivazione.

Eludere questa vera e propria antinomia costitutiva del liberalismo – che lo attraversa dalle origini fino alla sua piA? recente riconfigurazione nei moduli organizzativi e decisionali della governance – significherebbe allora allontanarsi dalla presa ermeneutica che questa nuova categoria politica puA? avere sulla realtA�. In fondo significherebbe anche misconoscere il portato contraddittorio e composito del governo, che nelle sue tante e variabili configurazioni non sembra essere mai stato altro che la��arte di dirigere la condotta degli individui regolando i fenomeni da��insieme della popolazione. Ancora una volta, dunque, omnes et singulatim.

Anna Luzzi

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Cheap [1] P. Amato, A�La logica della governamentalitA�. Stato e desiderio in FoucaultA�, in E. de Conciliis (a cura di), Dopo Foucault.Genealogie del postmoderno, Mimesis, Milano 2007, cit., p . 94.

[2] M. Foucault, Illuminismo e critica, Donzelli, Roma 1997, cit., p. 57.

[3] P. Veyne, La route de Rome. Entretien, in www.liberation.fr/culture/livre/ecrivains/242178.FR.php.

[4]M. Foucault, Naissance de la biopolitique, Cours au CollA?ge de France 1978-1979, edizione stabilita da Michel Senellart, Gallimard-Seuil, Paris 2004, (tr. it. Nascita della biopolitica.. Corso al CollA?ge de France 1978-1979 [da��ora in poi NBP] , a cura di Mauro Bertani e Valeria Zini, Feltrinelli, Milano, 2005), cit., p. 17. Sulla genealogia foucaultiana cfr. Nietzsche, la genealogia, la storia, 1971, in Microfisica del potere, Torino, Einaudi, 1977, cit., p. 39 e passim.

[5] M. Foucault, buy minocycline acne Nietzsche, la genealogia, la storia (1971), in Microfisica del potere, cit., p. 37. A�Noi crediamo che il nostro presente poggi su intenzioni profonde, necessitA� stabili, e domandiamo agli storici di convincercene. Ma il vero senso storico riconosce che viviamo senza punti di riferimento nA� coordinate originarie, in miriadi avvenimenti perdutiA�, (ivi, p. 44.).

[6] G. Marramao, La passione del presente. Breve lessico della modernitA�-mondo, Bollati Boringhieri, Torino 2008, cit., p. 28. Su questo tema cfr. anche Id., Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione, Bollati Boringhieri, Torino 2003.

[7] Cfr. S. Chignola, In the shadow of the State. Governance, governamentalitA�, governo, in G. Fiaschi (a cura di), Governance. Oltre lo Stato?, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008, in www.materialiresistenti.blog.dada.net.

[8] S. Chignola, Sulla��a�?epocaa�? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, Quodlibet, Macerata 2008, cit., p. 63.

[9] J. N. Rosenau, Governance, Order and Change in World Politics, in J. N. Rosenau a�� E. O. Czempiel (Eds.), Governance without Government, Cambridge UP, Cambridge 1992, cit., p. 4.

[10] Cfr. A. Arienzo, La governance e il conflitto politico: quali dispositivi per una democrazia in crisi?, in AA. VV., Conflitti. Controdiscorsi II, Dante & Descartes, Napoli 2005, cit. p. 460.

[11] Si tratta della definizione fornita dallaA� Commission on Global Governance (CGG) nel documento On our global Neighbordhood, OUP, Oxford, 1995; cit. in A. Arienzo, Governo, governamentalitA�, governance. Riflessioni sul neo-liberalismo contemporaneo, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, Mimesis, Milano 2007, cit., p. 268.

[12] O. Marzocca, Chi governa chi? Breve storia di una pretesa infinita, a�?Le passioni di sinistraa�?, 15, 2007.

[13] M. Foucault, SA�curitA�, Territoire, Population. Cours au CollA?ge de France 1977-1978, edizione stabilita da Michel Senellart, Gallimard-Seuil, Paris 2004, (tr. it. Sicurezza, Territorio, Popolazione.Corso al CollA?ge de France 1978-1979 [da��ora in poi STP] ], a cura di Paolo Napoli, Feltrinelli, Milano, 2005), cit., p. 89.

[14] Ivi, p. 88.

[15] M. Foucault, Come si esercita il potere, in H. L. Dreyfus, P. Rabinow, La ricerca di Michel Foucault order cozaar uses . Analitica della veritA� e storia del presente, Ponte alle Grazie, Firenze 1989, cit., p. 249.

[16] Cfr. M. Foucault, STP, cit., p. 182 e Id., A�Omnes et singulatim. Verso una critica della ragion politicaA� (1981), in O.Marzocca (a cura di) , Biopolitica e liberalismo (1994), Medusa, Milano 2001.

[17] M. Foucault, STP, cit., p. 71.

[18] Ibidem.

[19] P. Amato, La natura della democrazia Nietzsche, Foucault e la biopolitica in A.Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 23; M. Foucault, STP, cit., p. 183; M. Foucault, NBP, cit., p. 14. Sulla genealogia dello Stato moderno in Foucault, cfr. P. Amato, A�La logica della governamentalitA�. Stato e desiderio in FoucaultA�, in E. de Conciliis (a cura di), Dopo Foucault.Genealogie del postmoderno, pp. 85-109 e S. Chignola, La��impossibile del sovrano. Liberalismo e governamentalitA� in Michel Foucault, contenuto in S. Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), Ombre Corte, Verona 2006, pp. 37-70.

[20] M. Foucault, STP, cit., p. 203.

[21] P. Amato, La natura della democrazia. Nietzsche, Foucault e la biopolitica in A.Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 21 e p.16.

[22] M. Foucault, STP, cit., p. 76.

[23] S. Chignola, Sulla��a�?epocaa�? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 59.

[24] M. Foucault, La volontA� di sapere (1976), Feltrinelli, Milano 1988, cit., p. 119.

[25] Ivi, p. 126.

[26] Ivi, p. 230. Sul tema cfr. P. Napoli, Naissance de la police moderne. A�ditions La DA�couverte, Paris, 2003 e P. Schiera, Nascita della modernitA� e scienza di polizia, in a�?Filosofia politicaa�?, 2, 1988.

[27] M. Foucault, STP, cit., p. 225.

[28] Ivi, p. 234.

[29] O. Marzocca, PerchA� il governo. Il laboratorio etico-politico di Foucault, Manifestolibri, Roma A�2007, cit., p. 103.

[30] M. Foucault, STP, cit., p. 86 .

[31] M. Foucault, NBP, pp. 35-36.

[32] Ivi, nota del curatore, cit., p. 272 e V. Sorrentino, Il pensiero politico di Foucault, Meltemi, Roma 2008.

[33] M. Foucault, STP, cit., p. 256.

[34] Ivi, p. 257.

[35] A. Pandolfi, La a�?naturaa�? della popolazione, in S.Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), cit.,A� p. 98.

[36] S. Catucci, Foucault,A� Laterza, Bari 2005, cit., p. 129.e M. Foucault, NBP, cit., p. 40.

[37] Cfr. S. Chignola, In the shadow of the State. Governance, governamentalitA�, governo, in G. Fiaschi (a cura di), Governance. Oltre lo Stato?, in www.materialiresistenti.blog.dada.net.

[38] S. Catucci, Foucault, cit.,p. 128.

[39] M. Lazzarato, Biopolitique/Bioeconomie, in a�?Multitudesa�?, 22, 2005, in http://multitudes.samizdat.net/Lazzarato-Maurizio.

[40] A. Simoncini, La critica della ragion politica come contestualizzazione della��analitica del potere. Ragion di Stato, polizia e liberalismo nella storia della governamentalitA�A� di Michel Foucault, Tesi di dottorato, Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino, 1998, cit., p. 213.

[41] M. Foucault, NBP, cit., p. 48.

[42] B. Karsenti, La politica del a�?fuoria�?, in S. Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), pp. 73-74.

[43] O. Marzocca, PerchA� il governo. Il laboratorio etico-politico di Foucault, cit., p. 143.

[44] M. Foucault, NBP, pp. 46-50.

[45] M. Lazzarato, Biopolitique/Bioeconomie, in a�?Multitudesa�?, 22, 2005, in http://multitudes.samizdat.net/Lazzarato-Maurizio.

[46] M. Foucault, NBP,cit., p. 49.

[47] O. Marzocca, PerchA� il governo. Il laboratorio etico-politico di Foucault, cit., p. 143. Il concetto interesse viene qui inteso proprio nella��accezione foucaultiana del termine. Foucault sintetizza il suo pensiero constatando che, nella nuova configurazione della a�?ragion politicaa��, A�il governo non si interessa che agli interessiA� (M. Foucault, NBP, cit., p. 52). Va ricordato che la a�?ragion governamentale criticaa�? A? caratterizzata infatti dalla teorizzazione di un a�?governoa�� che A�puA? aver presa sugli individui, sugli atti e le parole, sulle ricchezze, sulle risorse, sulla proprietA�, sui dirittiA� solo perchA� obbedisce al principio della��interesse degli uomini. Solo cioA? nella misura in cui risulta utile alla regolazione di un A�gioco complesso tra gli interessi individuali e collettivi, tra la��utilitA� sociale e il profitto economico, tra la��equilibrio del mercato e il principio della potenza pubblica, tra i diritti fondamentali e la��indipendenza dei governatiA� (ivi, p. 51.).

[48] Sulla progressiva riduzione dei dispositivi di protezione sociale, sulla precarizzazione del mercato del lavoro in Europa e sul ruolo che in questi processi ha rivestito lo stato, cfr. in prima battuta G. Procacci,A� La��ordine e i suoi esclusi, in G. Bonaiuti, A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita. Scenari della transizione globale, Mimesis, Milano 2004, cit. pp. 261-275; R. Castel, La��insA�curitA� sociale. Qua��est-ce qua��A?tre protA�gA�?, A�ditions du Seuil, 2003 (tr. it. La��insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi, Torino 2004) e L. Gallino, Il lavoro non A? una merce. Contro la flessibilitA�, Roma-Bari, Laterza, 2007.

[49] A. Arienzo, Governo, governamentalitA�, governance. Riflessioni sul neo-liberalismo contemporaneo, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 261.

[50] Sulla distinzione e sulla separazione tra le sfere della governance e del government e sulle novitA� che sarebbero introdotte dalla crescente importanza della prima, cfr. J. Rosenau e E.O. Czempiel, Governance without Government, OUP, New York, 1992. Gli autori definiscono la governance online come A�order plus intentionalityA� (p. 5). Per gli autori la��a�?ordinea�? A? garantito dalla��insieme delle regole formali e informali che, in un contesto di intenzionalitA� condivisa, permettono agli attori di raggiungere determinati obiettivi.

[51] M. Foucault, STP, cit. p. 38.

[52] Con Governmentality Studies si indica un percorso di ricerca affermatosi da ormai un ventennio, in particolare nel mondo anglosassone, a partire dalla��applicazione della��interpretazione foucaultiana a singoli settori in cui si A? sviluppata la governamentalitA� neo-liberista (in particolare, le nuove scienze del management, le tecniche assicurative, la bio-medicina e le bio-tecnologie).

[53] S. Vaccaro, Il dispositivo della governance, in S. Vaccaro, A. Palumbo (a cura di), Governance. Teorie, principi, modelli, pratiche nella��era globale, Mimesis, Milano 2007, cit., p. 127.

[54] A�Governo non A? piA? una definizione appropriata del modo in cui le popolazioni e i territori sono organizzati e amministrati. In un mondo in cui la partecipazione dei rappresentanti degli interessi economici e della societA� civile sta diventano la norma, il termine governance definisce meglio il processo attraverso cui collettivamente risolviamo i nostri problemi e rispondiamo ai bisogni della societA�, mentre governo indica piuttosto lo strumento che usiamoA�, in OECD, Governance in the 21st century, OECD publications, Paris 2001.

[55] Ivi, p. 12 e Z. Bauman., Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, Bari 1998, cit., p. 6.

[56] Ibidem.

[57] A. Arienzo, Dalla corporate governance alla categoria politica di governance, in AA. VV., Governance. Controdiscorsi I, Dante & Descartes, NapoliA� 2004, pp. 127-134.

[58] Ibidem.

[59] Con la��espressione A�auto-organizzarsi riflessivamenteA� si vuole evidenziare, con Bob Jessop [Governance e meta-governance: riflessivitA�, varietA� ed ironia, in S. Vaccaro, A. Palumbo (a cura di), Governance. Teorie, principi, modelli, pratiche nella��era globale, cit., p. 84.], come la governance nomini un processo teorico-strategico di a�?meta organizzazionea�?, cioA? di riordino delle relazioni interorganizzative tra una pluralitA� di attori.

[60] A�Sebbene i principi non sono obbligatori, A? in fondo una questione di interesse per gli Stati e le corporazioniA�.

[61] A. Arienzo, Governo, governamentalitA�, governance. Riflessioni sul neo-liberalismo contemporaneo, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 252.

[62] Ibidem.

[63] D. Da��Andrea, Immagini antropologiche e neutralizzazione del conflitto. La parabola della sovranitA�, in G .Bonaiuti,A� A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita, cit., p. 228.

[64] Ibidem.

[65] O. Marzocca, Chi governa chi? Breve storia di una pretesa infinita, a�?Le passioni di sinistraa�?, 15, 2007.

[66] S. Vaccaro, Il dispositivo della governance, in S. Vaccaro, A. Palumbo (a cura di), Governance. Teorie, principi, modelli, pratiche nella��era globale, cit., p. 142.

[67] Ibidem. M. Foucault ha parlato di una a�?strategia senza strategaa�? in Il gioco, in AA. VV., Eteroropie. Luoghi e non-luoghi metropolitani, a�?Millepiania�?, 2, 1994, p. 31 e passim.

[68] M. Foucault, NBP, cit., p. 40.

[69] M. Zanardi, Per una politica del Reale, in AA.VV., Conflitti. Controdiscorsi II, cit., p. 143. Analogamente Giacomo Marramao parla di A�pluralitA� di potestA� sovraneA� (in G. Marramao, La passione del presente, cit., p. 39.).

[70] G. Deleuze, Poscritto sulla societA� di controllo, in Pourparler, Quodlibet, Macerata 2000, cit., p. 240.

[71] R. Sennett, The Corrosion of Character. The personal consequences of Work in the New Capitalism, New York, Norton, 1998 (tr. it. L'uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale, Milano, Feltrinelli, 1999), pp. 46-54.

[72] S. Chignola, Sulla��a�?epocaa�? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 71.

[73] A. Simoncini, La critica della ragion politica come contestualizzazione della��analitica del potere, cit., p. 190.

[74] M. Foucault, NBP, cit., p. 65.

[75] O. Marzocca (a cura di), Biopolitica e liberalismo, cit., p.27.

[76] M. Foucault, STP, cit., p. 89.

[77]M. Lazzarato, Biopolitique/Bioeconomie, in a�?Multitudesa�?, 22, 2005, in http://multitudes.samizdat.net/Lazzarato-Maurizio.

[78] M. Foucault, La volontA� di sapere, cit., p.119; S. Chignola, La��impossibile del sovrano. Liberalismo e governamentalitA� in Michel Foucault, contenuto in S. Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), cit., p. 61.

[79] D. Trombadori, Colloqui con Foucault. Pensieri, opere, omissioni dell'ultimo maA�tre-A�-penser, Castelvecchi, Roma 1999, cit., p. 119

[80] S. Luce, Processi di soggettivazione: tra perdita e cura di sA�, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 312 ; M. Stangherlin, Economia di potere e potere della��economia, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit. p. 161.

[81] S. Vaccaro, Governance e governo della vita, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 115.

[82] In generale, sul tema cfr. M. Turchetto, Stato e mercato: una��alleanza dinamica e R. Bellofiore, Lo stato e le metamorfosi della globalizzazione: dalla crisi del fordismo alla nuova economia, in Stato, globalizzazione, guerra, a�?Gianoa�?, 37, 2001. Rapidi accenni su questo punto si trovano in A. Simoncini, Al setaccio di Schengen. Migranti laboriosi e migranti pericolosi nello spazio politico europeo, G. Bonaiuti, A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita, cit., p. 282.

[83] M. Stangherlin, Economia di potere e potere della��economia, in A.Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p.166.

[84] G. Burchell, Liberal Government and Techniques of the Self, pp. 19-36, contenuto in AA. VV., Foucault and Political Reason. Liberalism, neo-liberalism and rationalities of government, UCL Press, London 1996, cit. in M. Stangherlin, Economia di potere e potere della��economia, contenuto in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p.165.

[85] Lo sostiene da anni Riccardo Bellofiore, che ha mostrato nitidamente come fin dalla��avvio del ciclo neoliberale dei primi anni a��80 del secolo scorso, un mitico neoliberismo privo di intervento statale non sia mai esistito. a�?Lo Stato, la politica, non si sono mai ritirati, in realtA�, se non nella caricatura che ne ha fatto la sinistraa�?. Se A? infatti vero che a�?il neoliberismo A? stato certo liberista contro il lavoro, contro il Welfare, a favore della finanzaa�?, lo A? altrettanto che a�?non A? stato affatto liberista su altri terrenia�?: quelli dei monopoli, del disavanzo pubblico, della ridefinizione dei diritti di proprietA� intellettuale, delle privatizzazioni, per non citare che alcuni casi eclatanti. R. Bellofiore, Due o tre cose che so di lei. La crisi di sistema: origini, effetti, esiti, in a�?Alternative per il socialismoa�?, 8, 2009, p. 115.

[86] A. Simoncini, Al setaccio di Schengen. Migranti laboriosi e migranti pericolosi nello spazio politico europeo, G. Bonaiuti, A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita, cit., p.283.

[87]Ibidem.

[88] S. Chignola, Sulla��a�?epocaa�? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 68; L. Bazzicalupo, Soggettivazioni assoggettate: dalla��eteronomia al disaccordo (dribblando il naturalismo), in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 230. Della stessa autrice cfr. Il governo delle vite. Biopolitica ed economia, Roma-Bari, Laterza, 2006.

[89]S. Vaccaro, Governance e governo della vita, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 109.

[90] Fraser N., From Discipline to Flexibilization? Rereading Foucault in the Shadow of Globalization, a�?Constellationsa�?, X, 2003, cit., in ivi, p. 113.

[91] R. Castel, La��insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi, Torino 2004, cit., p. 102.

[92] Ibidem.

[93] Z. Bauman, ModernitA� liquida, Laterza, Bari 2002, cit., p. 20.

[94] S. Chignola, Sulla��a�?epocaa�? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 70.

[95] F. A. Hayek, The Constitution of Liberty, cit.: a�?Why I am not a Conservativea�?, pp. 398-399, cit., in M. Foucault, NBP, p. 179.

[96] Ivi,A� p. 183.

[97] M. Foucault, NBP, cit., p. 235.

[98] A. Arienzo, order finax online La governance e il conflitto politico: quali dispositivi per una democrazia in crisi?, in AA. VV., Conflitti.Controdiscorsi II, cit. p. 460.

[99] O. Marzocca, Etica del rischio e governo delle vite, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 328.

[100] R. Castel, La��insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, cit. p. 66.

[101] N. Rose, The Politics of Life Itself. Biomedicine, Power, and Subjectivity in the Twenty-First Century, Princeton University Press, Princeton and Oxford 2007, p. 25, cit. in O. Marzocca, Etica del rischio e governo delle vite, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 329.

[102] R. Castel, La��insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, cit. p. 46.

[103] Ibidem.

[104] G. Borrelli, Tra governance e guerre: i dispositivi della modernizzazione politica alla prova della mondializzazione, in AA. VV., Governance. Controdiscorsi I, cit., p. 26. La definizione di a�?nuovo prudenzialismoa�? si trova in N. Rose, Governing a�?advanceda�? liberal democraciesa�?, in AA. VV., Foucault and Political Reason. Liberalism, neo-liberalism and rationalities of government, UCL Press, London 1996, pp. 54-56.

[105] T. Lemke, Biopolitica e neoliberalismo. Rischio, salute e malattia nella��epoca post-genomica, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 303.

[106] Ivi, pp. 301-303. A parlare di A�privatizzazione della gestione del rischioA� A? N. Rose in Governing a�?advanceda�? liberal democraciesa�?, cit., in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p.165.

[107] S. Luce, Processi di soggettivazione: tra perdita e cura di sA�, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 319.

[108] T. Lemke, Biopolitica e neoliberalismo. Rischio, salute e malattia nella��epoca post-genomica, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 302.

[109] Ibidem.

[110] Ivi, p. 301.

order duetact takeda [111] Ibidem.

[112] Ivi, p. 302.

[113] Ivi, pp. 304-306.

[114] Ibidem.

[115] S. Vaccaro, Governance e governo della vita, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 114.

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[116]M. Foucault, buy pills NBP, pp. 240-242.

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