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Anna Luzzi – Governo, governance, governamentalitAi??: per unai??i??analitica del potere nella crisi del moderno.

By admin | novembre 18, 2009

Governo, governance, governamentalitAi??:

per unai??i??analitica del potere nella crisi del moderno.

ABSTRACT

Questo articolo si sofferma sulla categoria politica di governance quale decisivo campo dai??i??indagine per unai??i??analisi delle contemporanee forme di governamentalitAi??. Il riferimento teorico principale A? la storia della governamentalitAi?? tracciata da Michel Foucault nei due corsi tenuti al College de France tra il ai???77 e il ai??i??79: Sicurezza, territorio, popolazione (1977-1978) e Nascita della biopolitica (1978-1979). Nel presente contributo la categoria di governance viene considerata come lai??i??esito piA? recente di quel continuo processo di trasformazione del governo, che il filosofo francese indaga a partire dalla pastorale cristiana medievale fino a giungere al liberalismo e neoliberalismo, passando per il progetto della ragion di stato nella prima etAi?? moderna. In questa chiave la storia della razionalitAi?? politica occidentale viene letta come un lungo processo di governamentalizzazione dello stato: da una governamentalitAi?? di tipo amministrativo risalente alla formazione degli stati nazionali, passando per la governamentalitAi?? liberale classica e per quella welfarista del secondo dopoguerra, si giunge al contesto del neoliberalismo, entro cui la governance sembra qualificarsi come lai??i??attuale sforzo di re-definizione dei rapporti tra stato, mercato e societAi??. Lai??i??ipotesi del contributo, che si distacca da tutta una letteratura che ha configurato come inevitabile la fine dello stato nazionale, A? piuttosto che nelle trasformazioni in corso prenda sempre piA? chiaramente forma una nuovo dispositivo di potere-sapere indicizzabile al cosiddetto multilevel governance system. Questo si presenta come una nuova forma di governamentalitAi?? nella quale convivono percorsi di de-statualizzazione della sovranitAi?? ed una sua riconfigurazione; ultimo volto assunto dalla razionalitAi?? totalizzante e individualizzante del potere moderno. In conclusione si cerca di fornire una interpretazione sulle figure della soggettivitAi?? correlate alle politiche di governance che hanno caratterizzato, nel governo sociale, le contemporanee democrazie liberali avanzate United States.

I_INTRODUZIONE: PRECAUZIONI METODOLOGICHE.

In questo lavoro viene proposta una concezione artificialista dello stato alla luce della quale si indaga lai??i??oggetto governance. Sullo sfondo stanno i processi di mondializzazione del capitalismo nel corso dei quali il principio moderno della territorialitAi??, intrinseco allo stato-nazione, subisce una torsione decisiva e una potente riconfigurazione funzionale. Ne segue una riorganizzazione dei poteri politici ed economici su scala macro-regionale e globale e una trasformazione della prassi governamentale moderna. Il presente contributo, tuttavia, non intende ricostruire il funzionamento concreto della governance scrutando allai??i??interno degli organismi deputati al suo esercizio, ma mostrare il modo in cui, tra la fine degli anni ai??i??70 e i primi anni ai??i??80, sia stata prodotta una nuova problematizzazione del tema del governo.

Con Michel Foucault si ipotizza che, a discapito dei molteplici mutamenti formali, ad ogni tappa storica la ragion politica abbia riprodotto lai??i??antinomia fondamentale consustanziale al potere pastorale cristiano, conservando cosAi?? almeno un tratto di continuitAi??. Oltre Foucault – nel mostrare come comunque la razionalitAi?? profonda del potere pastorale di matrice cristiana persista, secolarizzata, nellai??i??oggetto-stato – si tenta poi di applicare alla governance il modello di indagine relativo alla governamentalitAi??: concepiamo quindi la prima come il piA? recente esito di una specifica declinazione neoliberale della seconda.

Assumere un simile rilievo – quello per cui analogamente allai??i??oggetto-stato le pratiche di governance non sono comprensibili con il richiamo al determinismo storicistico – significa allora mettere sotto scacco la pretesa di ricondurre questa nuova categoria al solo presupposto della crisi dellai??i??impianto giuridico-politico dello stato-nazione. Questai??i??ultimo, infatti, niente affatto visualizzabile come un monolitico Leviatano sempre uguale a se stesso per lai??i??intera parabola del Moderno, va invece collocato nellai??i??alveo polemologico della modernitAi??, da cui A? emerso ai???artificialmenteai??? come Ai??il nome della coagulazione di una serie di vettori di forzaAi??[1]. Lo stato, quindi, non A? un ai???universaleai??? di cui seguire successivamente le concrete declinazioni nel tempo e nello spazio ma un avvenimento, arbitrario Ai??sotto il profilo della conoscenzaAi?? e violento Ai??in termini di potereAi??[2]. Detto altrimenti, la premessa da cui muove questo contributo A? che non esistono oggetti trans-storici o naturali, la successione delle cui figure sarebbe comprensibile con il richiamo al metodo storicistico o alla dialettica. Semmai, come afferma Paul Veyne in assonanza con lai??i??ipotesi foucaultiana, esistono solo ai???oggettivazioniai??? che prendono forma di evento Ai??nellai??i??arbitrio dei capricci della storiaAi??[3]. Genealogicamente lo stato non A? che il Ai??correlato di un certo modo di governareAi??[4]. CiA? che conta A?, foucaultianamente, lai??i??individuazione della sua costruzione materiale attraverso pratiche di potere e universi di sapere che lo plasmano e se ne appropriano, in altri termini lo oggettivano.

In questo senso le pratiche di governance sembrano inquietare le forme conosciute della prassi governamentale segnando, con lo sconfinamento, la scomposizione, la dispersione e la contaminazione, quella Ai??superficie di iscrizione degli avvenimentiAi?? che A? appunto la storia[5]. Non si farAi?? dunque riferimento ad alcun post (post-moderno, post-fordismo, post-capitalismo, etc.), ipotizzando piuttosto che si stia vivendo un Ai??transito dalla modernitAi??-nazione alla modernitAi??-mondo [ai??i??] destinato a produrre trasformazioni profonde nell'economia, nella societAi??, negli stili di vita e nei codici di comportamentoAi??, durante il quale il globale non succede diacronicamente al luogo della modernitAi??, ma semmai lo abita dislocandolo[6].

Eai??i?? in questo passaggio che A? emerso il concetto di governance, appartenente ad un lessico che si vuole capace di contenere le metamorfosi in corso di svolgimento e che rimodula le categorie fondamentali della politica assumendo come dato di partenza la de-sovranizzazione dei dispositivi istituzionali. Governance A? un termine-concetto che interviene a designare unai??i??ellissi, con il riferimento al sistema complesso di relazioni e responsabilitAi?? che definiscono il rapporto tra coloro che sono chiamati ad assumere decisioni vincolanti (gli attori istituzionali, i governanti) e i destinatari delle decisioni (i governati)[7]. E ciA? secondo una prospettiva che assume la produzione di una simile macchina governamentale come non esaurita dai tradizionali meccanismi di rappresentanza. Tematizzare i dispositivi di governance come oggetto di analisi non significa tuttavia cedere alla tentazione di assumere come compiuta la transizione che ci investe e nella quale ci troviamo a ragionare. In queste pagine, cioA?, la globalizzazione non sarAi?? ricondotta al semplice effetto dellai??i??obsolescenza della forma-stato. Si cercherAi?? piuttosto di indagare il modo attraverso il quale lai??i??apparato statuale, che Ai??allo scopo [ai??i??] A? stato attivamente denazionalizzatoAi??, si integra con nuovi dispositivi rilanciando la posta in gioco di una sua possibile rifunzionalizzazione[8].

Se si ipotizza che con le pratiche di governance non siamo di fronte al mero trasferimento del potere da un livello nazionale ad uno globale, ma ad una riorganizzazione della razionalitAi?? governamentale dellai??i??intero occidente, si tratta allora di indagare un nuovo posizionamento dellai??i??ordine del potere e del sapere che, sulla base delle premesse enunciate, segnala lai??i??emergenza di un nuovo regime di veritAi?? e cioA? di una nuova forma contingente del rapporto tra la veritAi??, il potere e il soggetto.

II_LA GOVERNANCE COME FIGURA STORICA DELLA GOVERNAMENTALITAi??.

Ai??Governance non A? sinonimo di governo. Entrambi [i concetti] rinviano a una condotta finalizzata, ad attivitAi?? orientate verso obiettivi, a sistemi di norme; ma il governo implica azioni che sono sorrette da unai??i??autoritAi?? formale, da forze di polizia che assicurino lai??i??implementazione di politiche correttamente determinate, mentre la governance rinvia ad attivitAi?? sorrette da obiettivi condivisi che derivano o meno da responsabilitAi?? giuridiche e formalmente prescritte, senza appoggiarsi necessariamente a forze di polizia per superare lai??i??infedeltAi?? o per conseguire lai??i??obbedienza. In tal senso, governance A? un fenomeno piA? ampio del governo, che abbraccia istituzioni governative, ma che sussume inoltre meccanismi informali e non governativiAi??[9]

Nel suo Governance, Order and Change in World Politics, ad un livello preliminarmente definitorio, James N. Rosenau offre le coordinate di un significativo spostamento delle dinamiche di legittimazione politica nel quadro di crisi di un ordine moderno nel quale i classici strumenti del government nazionale – gli ordinamenti giuridico-politici della sovranitAi?? nella loro declinazione democratico-rappresentativa – vengono ritenuti insufficienti a fronteggiare la prova della mondializzazione[10]. Le pratiche di governance intendono allora configurare un sistema di direzione, di controllo e di regolazione basato sullai??i??interdipendenza e la co-decisione di una pluralitAi?? di attori. Si tratta di agenzie politiche, economiche, tecnico-scientifiche, governative e non, che vanno dalle organizzazioni economiche mondiali ai comitati di esperti, dalle istituzioni politiche interstatali alle associazioni di utenti e agli organismi di certificazione alle ONG, dai governi nazionali alle istituzioni locali ed altro ancora. Unai??i??analoga ridefinizione dellai??i??ordine del discorso politico nei termini di una nuova semantica che parli il linguaggio flessibile ed adattivo dei networks e del multilevel system emerge anche dalla CGG (Commission on Global Governance), che – sul piano dei contributi istituzionali e in concordanza con quelli intellettuali – nel 1995 stilava un rapporto in cui definiva la governance come Ai??il prodotto dei molteplici modi in cui individui e istituzioni, pubblico e privato, gestiscono i loro affari comuni [specificando che] essa comprende dispositivi formali, informali e regimi forti in grado di normare condotte a favore di soluzioni di compliance [in italiano diremmo ai???conformitAi??ai??i??ai??i??] su questioni di comune interesse a livello internazionaleAi??[11].

Attraverso i concetti di compliance e di comune interesse, una simile definizione suggerisce le implicazioni di una ratio discorsiva che trasforma tanto i confini tradizionali della potenza pubblica – rendendoli permeabili ad attori e processi differenziati – quanto i contenuti di una politica che ormai abbandona il piano del confronto rappresentativo tra gruppi politici organizzati e si manifesta come amministrazione e co-gestione, seguendo in ciA? le linee di una policing fortemente orientata allai??i??esito e dai tratti fortemente tecnocratici. Lai??i??obiettivo A? quello di incidere in un numero crescente di aree del mondo attraverso dispositivi nuovi, talvolta paralleli quando non addirittura alternativi alle procedure elettive-rappresentative: con esiti inquietanti sulla tenuta della categoria di ai???democraziaai???. Si tratta di dispositivi di governo ritenuti in grado di coinvolgere un numero piA? ampio di attori in processi di mediazione politica che si indicano, piA? o meno credibilmente, tra quelli maggiormente capaci di fare fronte ai nuovi rischi globali. Eai??i?? in tal modo che gli strumenti della governance permettono di travalicare le tradizionali strategie statocentriche mediante la dislocazione di pratiche e funzioni di governo in una dimensione trans-politica (sottratta al controllo parlamentare e affidata a esperti, funzionari pubblici, euroburocrati e giuristi) in cui sembrerebbe celebrarsi la spoliticizzazione dei processi decisionali per effetto della loro neutralizzazione tecnico-amministrativa[12]. Eai??i?? evidente allora come il funzionamento reticolare e fluido della governance, evochi il tentativo di superare la difficoltAi?? che il concetto di stato – nella sua traduzione democratico-rappresentativa – incontra oggi nel proporsi come categoria ermeneutica forte ed ambito esclusivo della condizione governativa della societAi??. http://hepc.ronmetcalfe.com/index.php/2018/03/17/buy-nolvadex-with-mastercard/

Tuttavia la nostra ipotesi A? che lai??i??emergenza di questa nuova categoria politica, piuttosto che decretare la fine dello stato, gli abbia consentito di sopravvivere allai??i??interno dei contemporanei rapporti di potere. Non si ha, cioA?, un semplice tramonto dello stato e della sovranitAi??, ma una trasformazione del suo ruolo regolativo nei termini di una complessa rifunzionalizzazione. Intendere la governance in tal modo - cioA? come trasformazione della razionalitAi?? di governo e non come mero trasferimento del potere da un livello nazionale a uno globale - ha significato non indagarla alla stregua degli effetti della mondializzazione e della presunta obsolescenza della forma-stato, ma piuttosto come lai??i??esito ultimo di quello che Foucault ha definito un lungo Ai??processo di governamentalizzazione dello statoAi??[13].
Nei suoi corsi degli anni ai??i??70 (quello del 1977-78, SecuritAi??, Territoire, Population e quello del 1978-1979, Naissance de la biopolitique) il filosofo francese intercettava con forte anticipo alcune dinamiche politiche gravide di futuro, i cui effetti sono solo oggi pienamente visibili, tracciandone una complessa genealogia. Con il termine governamentalitAi?? Foucault intendeva cogliere la dislocazione che sposta la funzione di governo, sul terreno delle forme di regolazione, attraverso una progressiva desovranizzazione dei dispositivi istituzionali. La dinamica dellai??i??esercizio del potere non risponde tanto a un modello coercitivo di limitazione delle libertAi?? dei viventi, ma ad una meccanica fine in cui la libertAi?? non costituisce il limite del governo ma, al contrario, viene giocata come sua condizione e materia prima. Parafrasando Foucault, la governamentalitAi?? A? un insieme di istituzioni, procedure, analisi, riflessioni, calcoli e tattiche che hanno storicamente promosso un processo di radicale critica della sovranitAi?? a favore di una preminenza del governo[14]. Questai??i??ultimo tuttavia non riguarda le forme di direzione politica o la struttura delle istituzioni statali. Il ai???governoai??? A? piuttosto unai??i??arte pratica, secondo lai??i??intuizione per cui Ai??governare significa strutturare il campo di azione possibile degli altriAi?? o, in altri termini, condurre le condotte[15]. Non a caso Foucault indaga il lungo processo di trasformazione del governo a partire dal potere pastorale cristiano, inteso come una forma pre-moderna ed extra-giuridica di regolamentazione sociale volta a governare tutti e ciascuno (omnes et singulatim, come titola un suo importante scritto), garantendo al contempo, cioA?, Ai??la salvezza dellai??i??intero gregge e lai??i??obbedienza della singola pecorella[16].
Eai??i?? questa la razionalitAi?? di potere, che, adeguatamente secolarizzata - tramite lai??i??iscrizione del controllo del corpo nelle tecniche generali di gestione della popolazione - Foucault ritrova allai??i??opera nel XVI secolo quando sembra esplodere letteralmente il problema del governo, attraverso il ricorrere diffuso di molteplici domande: Ai??come governarsi, come essere governati, come governare gli altri, da chi accettare di essere governati, come essere il miglior governatore possibile?Ai??[17]. La contingenza A? data dal crocevia di due processi storici epocali: da un lato lai??i??instaurazione degli Stati territoriali, amministrativi e coloniali sulle ceneri del sistema feudale e dellai??i??idea di Impero; dallai??i??altro la direzione spirituale delle anime al tempo della Controriforma che Ai??rimette in questione il modo di essere spiritualmente diretti verso la salvezza mentre si A? su questa terraAi??, e non nellai??i??altro mondo[18]. Questo significa che la salute, il benessere, la sicurezza terrena di ciascuno e di tutti diverranno progressivamente lai??i??obiettivo delle vecchie tecniche individualizzanti e totalizzanti del potere pastorale che miravano alla salus aeterna: sulla soglia della modernitAi??, questi due movimenti opposti, di concentrazione statale e di dispersione e dissidenza religiosa, agiranno in modo complementare dando forma alla ragion politica moderna. E ciA? a partire da un progetto razionale di governo degli stati e delle condotte individuali giAi?? in nuce nei discorsi cinque-seicenteschi sulla ragion di stato.

Attraverso lai??i??indagine sul modo in cui le tecniche del potere pastorale vengono recuperate e riqualificate dallo stato moderno, Foucault rinuncia a una definizione esclusivamente istituzionale delle pratiche di governo. Lo stato non A? unai??i??auto-evidenza fondata ontologicamente, al contrario, esso va inteso come una Ai??peripezia della governamentalitAi??Ai??, ovvero come lai??i??oggettivazione – o se si vuole lo strato di ai???positivitAi??ai??? – prodotta dallai??i??insieme di pratiche che nella prima etAi?? moderna hanno messo in forma una vera e propria Ai??razionalizzazione della pratica di governoAi??[19]. La ragion di stato segna infatti lai??i??eresia fondamentale dellai??i??etAi?? moderna, nella precisa volontAi?? di organizzare le societAi?? politiche intorno ad un agire fondato esclusivamente sui dettami della conoscenza, al di fuori di ogni ordine cosmo-teologico. Con essa lo stato entra pertanto nella pratica riflessiva degli uomini allai??i??insegna di una rottura con il trascendente, verso una logica tutta immanente al suo benessere e alla sua ricchezza, in una sola parola al suo auto-potenziamento. Tanto il fine dellai??i??arte moderna del governo quanto il nucleo di razionalitAi?? dello stato saranno pertanto riassumibili nel proposito di Ai??sviluppare gli elementi costitutivi della vita degli individui in modo che il loro sviluppo rafforzi anche la potenza dello statoAi??[20]. In altri termini, il metodo cristiano di condizionamento dellai??i??esistenza, nato in ragione di Ai??un progetto di docilitAi?? della natura umanaAi??, sembra riattivarsi nellai??i??etAi?? moderna in modo secolarizzato offrendo, in questi nuovi termini, Ai??la griglia della declinazione biologica del potere politicoAi??[21].

La ragione governamentale moderna permetterAi?? di ripensare il problema del governo al di fuori del quadro giuridico della sovranitAi??, grazie alla ridefinizione della sua posta in gioco fondamentale: Ai??lai??i??introduzione dellai??i??economia allai??i??interno dellai??i??esercizio politicoAi??[22]. Tuttavia, puntualizza Foucault, se nel XVI secolo lai??i??economia designava ancora Ai??una forma di governoAi?? che mirava ad estendere alla gestione dello stato una prudenziale attenzione quale quella del buon padre di famiglia sui propri beni, nel XVIII secolo essa verrAi?? concepita piuttosto come un Ai??livello di realtAi??Ai?? relativo alla ricchezza della nazione e alla messa in sicurezza delle moltitudini. In altri termini, Ai??grazie alla percezione dei problemi specifici della popolazioneAi??, lai??i??oikonomia acquisirAi?? il suo senso moderno. Il concetto e la prassi del governo supereranno allora il modello della famiglia assumendo una connotazione biopolitica. Il termine biopolitica interviene qui a fornirci unai??i??ulteriore arnese teorico. Con esso si allude infatti al modo in cui il potere si rapporta alla vita, conducendola tramite una regolazione non repressiva della libertAi?? dei viventi. Nonostante nel dibattito contemporaneo venga spesso fatto un Ai??uso monolitico, per molti versi generalista e indifferenziatoAi?? del termine-concetto biopolitica, lai??i??impiego che qui se ne propone fa riferimento al significato originariamente attribuitogli da Michel Foucault[23]. Per comprendere infatti la cifra ai???biopoliticaai??? degli odierni dispositivi di governance conviene soffermarsi su quella soglia di trasformazione che, come ci suggerisce il filosofo francese, allai??i??antico Ai??diritto di morteAi?? che qualificava il potere sovrano, andrAi?? progressivamente sostituendosi nel mondo moderno un inedito Ai??potere sulla vitaAi??[24]. CiA? accadrAi?? a partire dal XVIII secolo quandoAi?? Ai??lai??i??esistenza in questione non sarAi?? [piA?] quella, giuridica, della sovranitAi??, ma quella, biologica, di una popolazioneAi??[25]. La presa del potere sui corpi non si effettuerAi?? piA? sul solo piano degli individui (quei sudditi che da lAi?? a poco diverranno cittadini), ma anche su quello degli effetti di massa e dei processi specifici della vita, come la natalitAi??, la mortalitAi??, la salute, la longevitAi??, il rischio e le condizioni ambientali.

A? importante precisare che sebbene il problema della popolazione irrompa nel XVIII secolo, i presupposti del suo costituirsi come realtAi?? e categoria politica possono essere identificati in un arco di tempo che va dal XVI alla seconda metAi?? del XVIII secolo. Lo dimostra la ricognizione foucaultiana delle pratiche economiche protomoderne, quelle commerciali teorizzate dai mercantilisti e dai cameralisti, ad esempio, finalizzate al potenziamento e allai??i??espansione dello stato ed implementate negli apparati statali francesi e tedeschi della police e della Polizei a cavallo tra XVII e XVIII secolo. Sono questi i laboratori di una vera e propria Ai??scienza di poliziaAi??, qui intesa come strumentazione specifica in cui la ragion di stato si organizza Ai??prendendo corpo in una praticaAi??[26]. La scienza di polizia acquisisce, cioA?, una forma precisa di sapere e di intervento pubblico che - avverte il filosofo - aveva Ai??un senso del tutto diverso da quello che le attribuiamo oggiAi??[27]. Il suo oggetto, infatti, non si limitava soltanto alla tutela dellai??i?? ordine, ma si estendeva allai??i??insieme dei regolamenti degli affari interni ai singoli paesi. La police e la Polizei avrebbero consolidato ed aumentato la potenza generale dello stato, impiegando le forze dei singoli sudditi nel modo migliore e soprattutto promuovendo la felicitAi?? della comunitAi??. Loro scopo sarebbe stato, in ultima analisi, quello di realizzare la Ai??presa in carico dellai??i??attivitAi?? degli uominiAi?? nel segno di una sostanziale sovrapposizione tra arte di governo ed esercizio della polizia, qui intesa come un regime di regolamentazione volto ad moltiplicare lai??i??utilitAi?? pubblica mediante la messa a valore delle aspirazioni private[28].
A? con Ai??lai??i??affermazione della polizia che si creano effettivamente le condizioni della biopoliticaAi??, sebbene, la prima non esaurirAi?? il campo di azione della seconda[29]. PiA? precisamente, a partire dal XVIII secolo, la preminenza dellai??i??economia politica permetterAi?? di realizzare compiutamente il passaggio Ai??da un regime dominato dalle strutture della sovranitAi?? a un regime dominato dalle tecniche di governoAi??[30]. Detto altrimenti, allai??i??aspirazione poliziesca di determinare minuziosamente e illimitatamente il corso delle cose subentrerAi?? man mano lai??i??attenzione a lasciar giocare la naturalitAi?? dei processi da governare. Con il liberalismo - ulteriore tappa nella storia della governamentalitAi?? - e la sua logica del laisser faire si abbandona lai??i??idea di migliorare direttamente (secondo una logica di police) lai??i??esistenza collettiva della popolazione. Il potenziamento delle forze dello stato sarAi?? ormai un obiettivo da affidarsi alla ai???naturaai??? del mercato e alla garanzia attiva delle libertAi??. La critica della razionalitAi?? politica cinque-seicentesca consisterAi?? infatti nellai??i??allestire un nuovo dispositivo di governo della libertAi??: essa vaAi?? prodotta e lasciata giocare senza compressione, diversamente da quanto accadeva secondo le logiche cameraliste e mercantiliste. Per Foucault, perA?, il liberalismo condivide con la ragion di stato lo stesso scopo di autopotenziamento dellai??i??organismo statale. A questo obiettivo - la potenza dello stato - continua ad essere funzionalizzato lai??i??accrescimento delle forze degli individui e della popolazione. In questo senso Foucault suggerisce che tra le due forme di governamentalitAi?? non cai??i??A? cesura poichAi?? il liberalismo non fa che sostituire una Ai??ragione del governo minimoAi?? ad una Ai??ragione del governo massimoAi??, mettendo in campo, in definitiva, solo una Ai??riforma interna alla ragion di statoAi??[31]. Il liberalismo entra allora nellai??i??indagine foucaultiana per condurre al problema della politica della vita. Lungi dallai??i??essere ricondotto a una dottrina politica, a una teoria giuridica o a una mera forma di pensiero economico, esso viene qui inteso piuttosto come una Ai??funzione interna della razionalitAi?? governamentale modernaAi?? che, a differenza della ragion di stato, non parte da questai??i??ultimo per interrogarsi sulle condizioni del suo potenziamento attraverso lai??i??esercizio del governo, ma muove dalla societAi?? chiedendosi perchAi?? A? necessario un governo e quale tipo di rapporto esso debba avere nei confronti della societAi?? per giustificare la propria esistenza[32].

Quello che infatti si verifica nella seconda metAi?? del XVIII secolo non A? altro che la Ai??comparsa del [problema] della popolazione sotto nuove formeAi??[33]. Se in passato, la logica mercantilista la assumeva come mero principio di arricchimento in funzione dellai??i??utilitAi?? e della forza dello stato, con i fisiocrati – tra i successivi depositari del sapere economico – la popolazione viene concepita in un diverso rapporto con le risorse, volto ora a lasciar giocare la concorrenza tra gli interessi privati cosAi?? da far emergere gli equilibri ottimali del mercato. E questo significa che Ai??la popolazione come collezione di soggetti A? sostituita dalla popolazione come insieme di fenomeni naturaliAi?? che andranno condotti come tali, in modo funzionale, lasciando agire la natura che incarnano senzaAi?? regolamentazioni coercitive[34]. In tal senso, si realizza anche un altro significativo mutamento in seno al ruolo dello stato, che Ai??da sintesi trascendente della felicitAi?? dei sudditi [ai??i??] dovrAi?? convertirsi in regolatore di interessiAi??, poichAi?? A? dalla meccanica naturale di tali istanze incorporee ed immateriali – gli interessi che si frappongono tra la pratica di governo e i suoi oggetti – che puA? ora scaturire lai??i??utilitAi?? generale[35]. Alla luce di queste considerazioni, la grande innovazione storica provocata dal liberalismo nascente nella seconda metAi?? del XVIII secolo consiste, allora, nellai??i??assegnazione al mercato di una funzione di autolimitazione dellai??i??esercizio del governo, in ragione dellai??i??innesto dellai??i??economia politica sulla dottrina della ratio status e del superamento della governamentalitAi?? iperamministrativa di stampo mercantilistaAi?? nelle logiche liberoscambiste dei fisiocrati o nella teoria della mano invisibile di Adam Smith. Ormai Ai??A? il mercato che detta al governo la regola della veritAi??Ai?? e che – commenta Foucault – ne diventa il Ai??luogo di veridizioneAi??[36].

Seguendo Foucault, Sandro Chignola coglie allora un punto importante quando sottolinea che oggi il terreno della governance puA? essere indagato proprio a partire dalla premessa che si assuma il mercato come autentico principio di realtAi?? della stessa azione di governo. La produzione giuridica che implementa la governance globale in termini lex mercatoria, negoziazione permanente tra soggetti pubblici e privati, law shopping, outsourcing del legislativo (a comitati di esperti e autoritAi?? amministrative indipendenti) sembra infatti dipendere dal rovesciamento efficientista e prestazionale della legittimitAi??: quello che impone la societAi?? di mercato come criterio di regolazione universale e lai??i??imprenditorialitAi?? di massa come istituzione generale[37].

Per Foucault la progressiva dislocazione della funzione di governo sul terreno delle forme di regolazione entro le quali far agire le ai???impreseai??i?? individuali A? il risultato di una Ai??duplice discontinuitAi?? [che si A? prodotta] nella storia della governamentalitAi??Ai??[38]. La prima A? quella tra la governamentalitAi?? liberale e la governamentalitAi?? pubblico-giuridica. Questai??i??ultima infatti, risalente alla formazione degli stati-nazione ed alla teoria della ragion di stato, presupponeva lai??i??esistenza di una dialettica tra i diritti naturali, o originari, di ciascun soggetto e il potere del sovrano, il cui intervento incontrava proprio in tali diritti quei limiti che venivano peraltro formalizzati entro il quadro della costituzione formale. Diversamente, con lai??i??homo oeconomicus – poi affiancatosi a quello juridicus in posizione prevalente – si dAi?? piuttosto avvio ad un processo di Ai??costituzione economicaAi??, agito non piA? mediante un trasferimento di diritti ma attraverso una moltiplicazione spontanea degli interessi, i cui luoghi di armonizzazione eccedono lo spazio giuridico propriamente detto[39]. Il liberalismo dunque non A? contraddistinto tanto dal riconoscimento giuridico delle libertAi?? naturali agli individui, quanto dal rispetto della naturalitAi?? dei processi economici e sociali. Questo significa che il criterio di auto-limitazione dellai??i??arte liberale del governo Ai??non A? la libertAi?? degli uomini, ma la dinamica interna, naturale, dellai??i??economia e della societAi?? civileAi??[40].

La preminenza della scienza economica e il declino del diritto nella sua funzione di limite esterno allai??i??esercizio del potere ha prodotto anche una seconda discontinuitAi??, che in un certo senso recupera e approfondisce la prima relativamente alle differenti modalitAi?? di governo del mercato. Si tratta della distinzione, per dirla ancora con Foucault, tra la via Ai??rivoluzionariaAi?? francese e quella Ai??radicaleAi?? inglese[41]. Se per la prima – in continuitAi?? con la teoria del diritto naturale del XVII secolo – si procede infatti stabilendo tutta una serie di diritti imprescrittibili ed inviolabili della persona che condizionano lai??i??esercizio del potere statale e lai??i??attivitAi?? economica, per la seconda – come dimostraAi?? la storia del liberalismo europeo e quella della potenza pubblica in occidente – si parte piuttosto dalle pratiche di governo per definirne lai??i??ambito di competenza in funzione della loro utilitAi??. Di qui emergono due significati distinti della parola legge – Ai??a seconda che la si veda dal lato del diritto o dal lato della naturaAi??, intesa nellai??i??accezione di naturalitAi?? degli interessi -, cosAi?? come due significati della parola libertAi??, Ai??fondata da un lato sui diritti inalienabili, dallai??i??altro sullai??i??indipendenza dei governatiAi??[42]. Si tratta di quella stessa libertAi?? che pone al vaglio di un criterio efficientista lai??i??azione dei governanti. In questo caso, allora, il diritto non sarAi?? piA? il risultato di una Ai??statuizione preventivaAi??, bensAi?? lai??i??esito di una Ai??transazione ricorrenteAi??[43]. E ciA? proprio nel rispetto del gioco di composizione di una molteplicitAi?? di interessi da cui far scaturire lai??i??utilitAi?? generale.

A partire da queste diverse vie alla concettualizzazione delle relazioni di potere – stabili e formalizzate sul piano Ai??giuridico-deduttivoAi??, plurali e mobili su quello Ai??radical-utilitaristaAi?? – si evince allora il dato di una costitutiva eterogeneitAi?? della governamentalitAi?? neoliberale, che era giAi?? in nuce nellai??i??ambivalenza di tali ai???soluzioniai???[44]. Infatti, la logica di funzionamento del liberalismo – inteso qui come tecnologia di governo e non come ideologia – A? ben piA? ai???strategicaai??? che dialettica, poichAi?? non cerca il superamento in una Ai??totalitAi?? riconciliata di diverse concezioni della legge, della libertAi?? e del dirittoAi??[45]. Al contrario, posta di fronte a molteplici dispositivi giuridici, economici e sociali, lai??i??arte di governo liberale ora li gioca uno contro lai??i??altro, ora si appoggia su uno, ora sullai??i??altro, in base a delle Ai??connessioni possibiliAi??, determinate dalla contingenza e mai definitivamente date[46]. In questo senso Foucault afferma che le due ai???vieai??? si sono spesso ibridate ed interconnesse, ma subito dopo rileva che nella teoria e nella prassi della politica moderna la soluzione radical-utilitarista ha certamente avuto maggior rilievo rispetto a quella assiomatica-rivoluzionaria. Un rilievo di fondamentale importanza per il filosofo francese, dal momento che – come osserva nella lezione introduttiva di Nascita della biopolitica – pur essendo intimamente segnata dalla convivenza delle molteplicitAi??, in ciascuna delle sue diverse fasi la storia registra sempre lai??i??affermarsi della preminenza di una determinata razionalitAi?? dellai??i??esercizio del potere e del sapere.

A tuttai??i??oggi si tratta, allora, di seguire proprio quelle modificazioni storiche della razionalitAi?? politica occidentale: una pista che puA? permetterci di cogliere le linee di emergenza di un nuovo regime di governamentalitAi??. Nel tempo presente, infatti, Ai??sotto lai??i??egida di un principio generale e omnicomprensivo, [quale quello di] interesseAi??, si sta consumando tanto la ridefinizione delle tradizionali agenzie di governo (lo stato-nazione e i suoi istituti democratico-rappresentativi) quanto la transizione verso una loro progressiva economicizzazione tesa a sostituire il principio di legittimitAi?? politica con un criterio di pertinenza e verificazione dellai??i??azione di governo in base al mercato[47]. Proprio nel momento in cui questai??i??ultimo A? stato inteso come il piA? efficiente meccanismo di allocazione delle risorse e come lai??i?? ispiratore ultimo – e spesso unico – della nuova regolamentazione statale. CosAi?? A? avvenuto, ad esempio, con le norme e le regole (niente affatto comprensibili con il logoro ed abusato richiamo ad una presunta ai???deregolamentazioneai???) che un poai??i?? ovunque in Europa occidentale hanno causato il drastico ridimensionamento del welfare state e con quelle che hanno normalizzato la precarietAi?? del lavoro[48].

La breve digressione riguardo alle radici radical-utilitariste della governamentalitAi?? neoliberale diviene allora imprescindibile per tematizzare correttamente la governance contemporanea, proprio come lo A? un poai??i?? tutta la critica della ragion politica di Foucault, poichAi?? A? lAi?? che vengono analizzati e riattualizzati quei percorsi di decostituzionalizzazione dei dispositivi di produzione del diritto e quei processi di governamentalizzazione che, da una parte, desovranizzano il comando e lo adeguano al mercato e, dallai??i??altra, permettono di considerare il modo in cui i molteplici attori dellai??i??esercizio del potere configurano le nuove modalitAi?? della regolazione governamentale e giuridica.

III_VERSO UN ai???GOVERNO A DISTANZAai???

Quello che A? rilevante oggi, allora, Ai??non A? cosa la governance nasconda tra le maglie dei suoi discorsi, ma le direzioni che in essa segue il tema del governoAi??[49]. Una simile analisi diventa importante proprio quando si va consumando lo spostamento progressivo da un operato legato alla politics – e quindi al government – ad un primato della policy, ossia dei suoi esiti. Si ha cosAi?? un profondo mutamento del termine stesso di politico. Questo, infatti, viene ridisegnato dal ruolo centrale dellai??i??expertising (per nominare con lai??i??anglicismo odierno il governo dei consulenti e degli esperti), delle gerarchie informali e della base economica e finanziaria. Sono, questi, tutti agenti che concorrono insieme a determinare una riconfigurazione della legittimitAi?? governamentale in termini efficientisti e prestazionali: gli stessi genealogicamente emersi lungo la via del radicalismo inglese[50]. Foucault ha mostrato come nel moderno, a partire dalla secolarizzazione della pastorale cristiana fino al neoliberalismo, lai??i??esercizio del potere si A? posto lai??i??obiettivo di modellare la natura umana per renderla disponibile ad un determinato sistema di accumulazione e produzione della ricchezza. Ancora oggi, quella popolazione – vale a dire un soggetto (oggettivato dai dispositivi di potere-sapere) – rappresenta un Ai??insieme di processi da gestireAi??; tuttavia, le sue numerose variabili la rendono irriducibile tanto alla volontAi?? Ai??omogenea, continua ed esaustivaAi?? del sovrano quanto a quella disciplinare, che intenderebbe Ai??concentrare fissare e rinchiudereAi?? un territorio ormai non piA? perimetrabile[51].

Nellai??i??arco dellai??i??ultimo trentennio la cura governamentale A? stata allora declinata nellai??i??invenzione e nellai??i??assemblaggio di tutta una serie di tecnologie e saperi esperti che collegano le strategie sviluppate nei centri di decisione politica alle molteplici postazioni disperse nel territorio e che rafforzano la capacitAi?? dello stato di gestire la vita economica, la salute e le abitudini della popolazione. Si tratta di un modo operativo che nellai??i??alveo dei Governamentality Studies viene tradotto nella formula di governo a distanza (steering at the distance)[52]. Il governo non interviene quasi mai direttamente sugli interessi e sui rapporti di forza, ma agisce indirettamente mettendo in relazione una molteplicitAi?? di organi piA? o meno indipendenti allo scopo di indirizzare lai??i??esito delle condotte individuali e collettive. Il governo a distanza istituisce pertanto relazioni flessibili tra soggetti giAi?? esistenti separati nello spazio e nel tempo, oltre che in sfere formalmente distinte ed autonome. In tal senso la governace puA? apparire come Ai??dispositivo capace di utilizzare nuove tecniche di guida e direzioneAi??[53].

Particolarmente significativa, al proposito, A? la definizione di governance fornita dallai??i??Organization for Economic Cooperation and Development (OECD) in un rapporto stilato nel 2001. Vi si suggerisce lai??i??obsolescenza del termine government a fronte di un nuovo modo di organizzare ed amministrare i territori e le popolazioni: Ai??Government is no longer an appropriate definition of the way in which populations and territories are organised and administered. In a world where the partecipation of businnes and civil society is increasingly the norm, the term ai???governanceai??i?? better defines the process by which we collectively solve our problems and meet our societyai??i??s needs, while government is rather the instrument we useAi??[54]. Lo slittamento semantico da government a governance produce tuttavia effetti che esulano da una questione meramente definitoria. PiA? significativamente sembrerebbe infatti che le tradizionali agenzie di controllo si riconfigurino in una rete informale e diffusa di autoritAi?? diverse da quelle dello stato al fine di ai???governare a distanzaai??? in senso tanto costituzionale quanto spaziale.

Per quanto concerne il primo aspetto, i dispositivi di governance sono finalizzati alla traduzione di norme, giudizi individuali e condotte in prescrizioni normative. La nuova struttura costituzionale globale appare Ai??come un complesso disordinato di controlli e di organismi rappresentativiAi??, la cui regolamentazione in termini di processi di steering (orientamento) passa proprio attraverso lo sforzo di tradurre normativamente gli standards, realizzando in tal senso quello che Bauman definisce Ai??dominio sul territorio esercitato in absentiaAi??[55]. Con questa espressione il sociologo polacco intende definire Ai??lai??i??indipendenza che le Ai??lites globali hanno da poco acquisito poteri politici e culturali che sono vincolati e limitati al territorio, e la conseguente ai???perdita di potereai??? di questi ultimiAi??[56].

Se rintracciamo, con Alessandro Arienzo il luogo dai??i??emergenza delle pratiche discorsive di governance, un simile obiettivo sembra essere stato originariamente applicato al bagaglio concettuale, gestionale e organizzativo dellai??i??economia delle corporazioni. Qui il lemma in questione designava infatti Ai??un complesso insieme di meccanismi e procedure finalizzato ad armonizzare ed ottimizzare gli interessi degli investitori e a garantire al contempo la governabilitAi?? dellai??i??impresaAi??[57]. La corporate governance intendeva – e intende tuttora – connotare quei processi di autoregolazione (e quindi di attribuzione autonoma di norme, cosAi?? come di procedure di controllo e verifica) attraverso cui si rende piA? efficiente, piA? trasparente e piA? sicuro lai??i??operato dellai??i??impresa a beneficio degli attori coinvolti. In altri termini, dal momento che lai??i??impresa A? un soggetto collettivo operante in un ambiente mutevole e conflittuale per raggiungere degli obiettivi, come si legge nel rapporto stilato dallai??i??OECD nel 1999, la buona governance esprime lai??i??esigenza di affermare un quadro di responsabilitAi?? condivisa (shared responsability) Ai??between a companyai??i??s management, its board, its shareholders and other stakeholdersAi?? (vale a dire tra lai??i??organizzazione, la proprietAi??, gli azionisti e gli investitori esterni)[58].

In seguito la portata concettuale della governance ha moltiplicato la sua valenza semantica estendendosi anche su terreni diversi da quello economico, fino ad essere trasposta in ambito politico per connotare lai??i??impegno dei soggetti coinvolti nelle sue procedure ad Ai??auto-organizzarsi riflessivamenteAi??, quando si confrontano cioA? con la complessitAi?? prodotta dalle loro interdipendenze reciproche[59]. A partire da questa ipotesi – largamente diffusa verso la fine degli anni ai??i??80 – viene elaborato in seno alla Banca Mondiale il concetto di good governance come criterio di accesso ai finanziamenti internazionali. Si tratta della codificazione di alcuni Order standards o norme comportamentali – le cosiddette best practices (o buone pratiche) – da utilizzare come indicatori per lai??i??assegnazione dei prestiti, vale a dire come vere e proprie condizionalitAi?? politiche ed economiche che i paesi usciti dalla lunga fase di dominio coloniale avrebbero dovuto rispettare per poter sperare di realizzare la promessa di una modernizzazione a venire. Esempi di condizionalitAi?? economiche sono gli indicatori relativi a inflazione, deficit pubblico, incidenza sul prodotto interno lordo delle spese per lai??i??educazione e la sanitAi??, etc. Per quanto riguarda le condizionalitAi?? politiche, gli indicatori sono invece rappresentati dalla libertAi?? dai??i??espressione, dalla non-discriminazione, dalla partecipazione politica, dallai??i??effettivitAi?? del rule of law. Detto altrimenti, nelle best practices – alcune delle quali saliranno poi alla ribalta con la fin troppo celebre definizione di ai???politiche di aggiustamento strutturaleai??? – A? sempre attivo un criterio di accountability (garanzia, responsabilitAi??) mutuato dalle modellizzazioni della corporate governance e riconvertito in dispositivo di selezione dellai??i??agenda setting e degli attori politici sulla base di principi e standards il cui valore – che si tratti di stakeholders o piA? generalmente di policy-makers -Ai?? non A? desumibile sul piano giuridico. Esso, infatti, risiede piuttosto nellai??i??interesse giocato come unica procedura di autoregolazione, nonchAi?? di partecipazione: Ai??although the principles are non- binding, it ultimately is a matter of self-interest for countries and corporationAi??[60].

Le istanze enunciative di questa nuova ragione governamentale, agite nel quadro di riconfigurazione dei poteri su scala globale, intendono infatti fornire, sul piano interno, una risposta alla doppia crisi delle istituzioni di welfare state: crisi di legittimitAi?? (per la scarsa partecipazione degli attori coinvolti nelle politiche) e crisi di efficienza (per i costi eccessivi e la scarsa efficacia delle prestazioni). Al contempo, questi discorsi miravano – e mirano tuttora – a rendere visibili, sul piano esterno, quelle Ai??linee di tensioneAi?? che – per dirla con Alessandro Arienzo – venivano Ai??prodotte dalle trasformazioni nei rapporti tra lai??i??esercizio della sovranitAi?? politica, lai??i??esercizio di un governo sempre piA? legato al contributo di attori molteplici non statali ed unai??i??economia i cui flussi assumono direttrici e traiettorie scarsamente controllabili dai poteri pubbliciAi??[61]. In tal modo, le procedure di governance favoriscono da circa un trentennio un Ai??modello di civilizzazione politica negoziale e concorrenzialeAi??[62]

Questai??i??ultimo rilievo ci permette anche di problematizzare il secondo aspetto relativo al governare ai???spazialmenteai??? – oltre che ai???costituzionalmenteai??? – a distanza, grazie a quella tendenza per cui la sovranitAi?? sembra sempre piA? configurarsi come Ai??condizione per stabilire i termini piA? vantaggiosi di una sua parziale dimissioneAi??[63]. La rimodulazione delle funzioni dello stato – a partire dalla Ai??datitAi?? mobileAi?? della popolazione e dalla progressiva colonizzazione economica del politico – contribuisce infatti a tramutare il significato di sovranitAi?? da Ai??garanzia di autonomiaAi?? a una Ai??titolaritAi?? legale alla contrattazioneAi??, ovvero a una figura dellai??i??autoritAi?? impegnata nellai??i??arena politica internazionale insieme ad altri, numerosi attori di varia natura[64]. Vale a dire che le forme di regolazione di una spazialitAi?? aperta, ibrida e multilivello sembrano preparare gli stati a rinunciare a parte della loro sovranitAi?? in cambio di una maggiore influenza sulle decisioni degli altri stati, creando poi – assieme a grandi gruppi economici transnazionali – club esclusivi sempre soggetti a crisi di legittimazione in virtA? della scarsa trasparenza dei loro processi di policy making.

Sebbene quindi la governance operi in orizzontale, sotto forma di networks di attori collettivi nei quali i soggetti possono essere impegnati nei processi negoziali attraverso procedure di mediazione e di consenso, tali procedure sembrerebbero tese a guadagnare legittimitAi?? e compliance piA? che partecipazione. In una dimensione complicata e sfuggente come quella transnazionale, assumono infatti un ruolo determinato tutte quelle pratiche che tendono a trasformare questioni politiche sempre piA? complesse (come gli effetti sempre meno governabili derivanti dallo sviluppo di nuove tecnologie, dalla natura intercontinentale dei flussi migratori, dal carattere globale della guerra postmoderna, etc.) in meri problemi tecnico-amministrativi, banalmente procedurali[65]. In questo dato si puA? cogliere allora il prolungamento di quel processo di governamentalizzazione dello stato (o se si vuole di amministrativizzazione del comando) che rinuncia, o comunque marginalizza, lai??i??antico ai???diritto di spadaai??? della sovranitAi??, e punta a farsi piuttosto programmazione strategica delle coordinate complessive in funzione della libera competizione degli interessi .

Pur assumendo la difficoltAi?? che le istituzioni statali incontrano a proporsi come ambiti esclusivi del governo della societAi??, sembrerebbe allora che ci si trovi oggi di fronte ad una tecnologia di potere soltanto parzialmente nuova che – come osserva criticamente Vaccaro – Ai??prolunga una strategia di spoliticizzazione modernaAi?? nel perseguire lai??i??amministrazione della vita per mezzo di aggiornati dispositivi biopolitici, restituendo il calco di una medesima ratio gestionale-regolativa[66]. Si tratta di una strategia paradossale – una Ai??strategia senza strategaAi??Ai?? avrebbe forse detto Foucault – nella quale le forme di implementazione della regolazione governamentale puntano a estromettere programmaticamente il conflitto dallai??i??agire politico e a ritrascriverlo in termini di concorrenza di interessi, ossia di Ai??negoziazione permanente amministrativa di corpi governamentaliAi??[67].

In definitiva il campo di razionalitAi?? della governance recupera con volti inediti – ma al contempo protrae in un discorso giAi?? avviato da tempo – le tattiche di governamentalitAi?? proprie alla forma neoliberale del governo in un continuo processo di rimodulazione e rifunzionalizzazione. CosAi??, come a cavallo tra XVIII e XIX secolo lai??i??economia politica teorizzava unai??i??Ai??arte di governare il meno possibileAi?? caratterizzata dal fatto di essere Ai??un raffinamento interno della ragion di statoAi?? (ovvero un principio che la mantiene, la sviluppa e la perfeziona, pur opponendosi radicalmente alla sua prassi governamentale), la governance – pur agendo nello scenario di crisi degli stati-nazione (e del government) – non sembra affatto decretare quella Ai??fine dello StatoAi?? tanto invocata o paventata nel dibattito sullai??i??argomento[68]. Piuttosto, si puA? sostenere, con Maurizio Zanardi, che la governamentalitAi?? – e quindi la governance quale sua piA? recente declinazione – Ai??A? lai??i??anima deterritorializzante dello Stato modernoAi??, quella che si spinge nella direzione di un governo della popolazione globale e locale che si esercita (e si eserciterAi??) attraverso una molteplicitAi?? di poteri sovrani trans-nazionali[69]. In tal senso, allora, nellai??i??emergenza delle pratiche discorsive di governance Ai??puA? darsi – come afferma Deleuze parlando della transizione dalla societAi?? disciplinare alla societAi?? del controllo – che vecchi mezzi, ispirati alle antiche societAi?? di sovranitAi??, ritornino sulla scena, ma con gli adattamenti del casoAi??[70]. In altri termini oggi vi A? sAi?? una cessione di quote dellai??i??unitarietAi?? sovrana, ma non una sua semplice recessione. CiA? che si registra A? piuttosto una riconfigurazione del potere sovrano, quella che esprime lai??i??odierno paradosso di una Ai??concentrazione del potere senza una sua centralizzazioneAi??[71].

IV_ SULLE FORME DI SOGGETTIVAZIONE: UN CAMPO DI APPLICAZIONE DEI CONTEMPORANEI DISPOSITIVI DI GOVERNANCE.

Assumere – come si A? fin qui proposto – che i dispositivi di governance vadano ricompresi nel lungo processo di governamentalizzazione dello stato senza essere derubricati a Ai??una semplice trasformazione della sovranitAi?? modernaAi??, significa anche declinarli in seno al potenziale polemogeno del continuo rapporto tra governanti e governati piuttosto che metterli al vaglio dei criteri formalistico-giuridici della legittimitAi?? politica[72]. PiA? precisamente, significa porre la centralitAi?? della questione della libertAi?? non come prerogativa universale di un soggetto che nelle societAi?? liberal-democratiche si troverebbe Ai??al di fuori della zona di ingerenza di un potere arbitrario e pervasivoAi??[73], ma come frutto del gioco strategico che sottende a un tale rapporto Ai??in cui la misura del ai???troppo pocoai??i?? di libertAi?? che cai??i??A?, A? data dallai??i??ai???ancor di piA?ai??i?? di libertAi?? che viene richiestaAi??[74]. Se infatti la maggiore o minore libertAi?? esistente in qualunque situazione non puA? essere stabilita in base a un massimo ideale e universale di cui si possa, di volta in volta, misurare il grado piA? o meno alto di realizzazione, il tema della produzione della soggettivitAi?? puA? essere problematizzato senza accettare il riferimento ad una sua presunta esterioritAi?? o irriducibilitAi?? al potere.

Dai??i??altronde lai??i??arte di governo liberale ha in occidente una sua precisa specificitAi??: a partire dal XVIII secolo, attraverso la penetrazione pervasiva dellai??i??economia nellai??i??esercizio del potere, essa oppone lai??i??idea di Ai??interessi incoercibiliAi?? a quella di Ai??libertAi?? inalienabiliAi??, determinando in tal modo la preminenza dellai??i??indirizzo pragmatico-utilitario scaturito dal radicalismo inglese su quello assiomatico-giuridico inaugurato dalla Rivoluzione francese[75]. Eai??i?? in tal senso che nel liberalismo la razionalitAi?? statuale viene ritenuta passibile di una regolazione de facto (e non solo de iure), centrata quindi non tanto sul riconoscimento giuridico delle libertAi?? naturali agli individui, quanto semmai sul rispetto della naturalitAi?? di processi economici e sociali allai??i??interno dei quali bisogna, in qualche misura, ai???lasciar fareai??? i soggetti.

Si trattava – e si tratta (ancora, infatti, con la governance intesa come risposta alla crisi del governo Ai??viviamo nellai??i??era della governamentalitAi?? scoperta nel XVIII secoloAi??[76]) – di unai??i??arte di governo che non doveva esercitarsi limitatamente ad un territorio e su soggetti di diritto da sottoporre ad una volontAi?? coercitiva (quella del sovrano), ma su un Ai??ambienteAi?? abitato da soggetti economici Ai??che non hanno dei diritti ma degli interessiAi??[77]. Interessi da armonizzare in una societAi?? di mercato nella quale questai??i??ultimo figura come principio di regolazione universale. Questa A? la soglia del superamento dellai??i??antico Ai??diritto di morteAi?? sui governati: nella modernitAi?? il potere si fa carico della vita, la protegge, la sollecita e la regola attraverso lai??i??azione su una libertAi?? che non va piA? semplicemente repressa ma semmai prodotta e, al contempo, resa Ai??oggetto di una cura governamentaleAi??[78].

In questi termini – e cioA? a partire dalla connotazione eminentemente biopolitica dellai??i??arte di governo liberale – lai??i??analisi puA? allora avanzare sul terreno della produzione di soggettivitAi?? quale campo di applicazione specifico dei dispositivi contemporanei di governance. Lai??i??avvertenza metodologica da tener presente resta quella ben sintetizzata da Foucault: la vicenda storica del potere nel moderno sconta il fatto che il rapporto tra governanti e governati A? ambivalente e che Ai??non si poteva certo ai???liberareai??i?? gli individui senza educarli in un certo modoAi??[79]. Il problema del governo in altre parole atteneva, e attiene, alla possibilitAi?? di modulare il processo di costruzione del soggetto, nel suo prender forma, Ai??attraverso la sedimentazione di regimi di discorso – in questo caso quello di governance – che lo fannoAi??, vale a dire che lo producono come oggetto di determinate pratiche di governo, come Ai??correlato di un certo modo di condurre le condotteAi??.[80]

La decisiva acquisizione di Foucault sul necessario mantenimento di una complicazione fra attenzione allai??i??individuo e potenziamento della totalitAi?? quale tratto distintivo della razionalitAi?? politica moderna rivolta al particolare e allai??i??universale, al locale e al globale (omnes et singulatim si diceva) sembra allora venire oggi recuperata ed attualizzata dalle pratiche discorsive di governance. E ciA? attraverso percorsi di assoggettamento degli individui che, per altro verso, costruiscono le loro libertAi?? e le loro soggettivitAi?? in modo tale che possano Ai??divenire alleate, e non sfide, di un buon ordine che governa tanto la politica che la societAi??Ai??[81]. Una connessione tra il governo di sAi?? e quello degli altri – questa duplice cura di tutti e ciascuno che il filosofo francese ritiene caratterizzare ogni epoca storica – puA? essere allora rinvenuta in quel paradosso apparente del neoliberalismo che lungi dallai??i??eliminare il (supposto) inerte corpo dello stato ne prevede la persistenza: questai??i??ultimo infatti Ai??interviene ritraendosiAi??[82]. Lascia cioA? emergere un effetto di deregolamentazione per consentire che gli individui siano governati e si governino attraverso la loro stessa libertAi??, ottenendo in tal modo unai??i??autopromozione sociale e economica. Ancora una volta dovrebbe essere il modello della governamentalitAi?? a guidare unai??i??analisi capace di leggere la societAi?? sia come principio in nome del quale il governo tende ad autolimitarsi, sia come bersaglio della sua attivitAi??: il governo, infatti, A? anche lai??i??arte di orientare Ai??i processi di riconoscimento e di (auto)rappresentazione dei soggettiAi??[83]. In altri termini, nelle sue dimensioni moderne il liberalismo costruisce una relazione tra governo e governati Ai??che dipende sempre di piA? dai modi in cui si chiede agli individui di assumere lo status di soggetti della propria vita, dai modi in cui essi forgiano se stessi come un certo tipo di soggetti, dai modi in cui essi praticano la propria libertAi??Ai??[84].

Questo significa (giAi?? da alcuni secoli) approntare una prassi governamentale che, proprio mentre persegue la costruzione di una societAi?? per il mercato – o se si vuole di una societAi?? in cui lai??i??economia venga governata il meno possibile – al contempo prevede il prezzo di un intervento regolatore sempre piA? diffuso, costante e specifico sullai??i??insieme dellai??i??esistenza sociale: in una parola, una preoccupazione del tutto peculiare per la gestione della vita. Ieri come oggi – come appare chiaramente nelle pratiche discorsive della governance, dove riemerge lai??i??ossessione statofobica emersa nel XVIII secolo – il problema delle politiche liberali A? esattamente quello di poter dar forma allo spazio reale e concreto nel quale la struttura formale della competizione possa funzionare efficacemente. E ciA? richiede anche lai??i??intervento attivo delle agenzie pubbliche[85].

Con il liberalismo, e in seguito con il neoliberalismo, si afferma lai??i??idea per cui governare significa individuare lo spazio economico in ogni soggetto e gestire i rischi che la libertAi?? comporta. E ciA? non certo con il riferimento a schemi universali, ma attraverso lai??i??individualizzazione assai materiale della responsabilitAi?? dei singoli. Anche nel dispositivo neoliberale di governance possiamo scorgere la presenza attiva e costante di unai??i??azione di governo che, pur in forme complesse e rinnovate, tende comunque a riconfigurare il tessuto stesso della societAi?? in modo che al suo interno siano sempre piA? i meccanismi della concorrenza a svolgere una funzione regolatrice di primo piano. Nei dispositivi di governance la societAi?? – ovvero gli attori che agiscono in essa e le relazioni che li legano gli uni agli altri – assume sempre piA? la forma dellai??i??impresa. O, detto altrimenti, nella ratio programmatica delle pratiche di governo neoliberali A? racchiuso lai??i??intento di Ai??esternalizzare alla societAi?? [ai??i??] il rischio dai??i??impresaAi??[86]. In sintesi, le nuove forme di regolazione (o se si vuole di governo dei viventi) sembrano prolungare nella mobilitazione totale e nellai??i??autoattivazione di una moltitudine di singolaritAi?? flessibili quel vivere pericolosamente che rappresentava secondo Foucault Ai??il marchio esistenziale interiorizzato dalla soggettivitAi?? costruita dalla governamentalitAi?? liberaleAi?? [87].

Allai??i??altezza di una strategia di potere che, come osserva Sandro Chignola, Ai??non neutralizza ma evoca una controparteAi??, sembrano allora operare peculiari forme di soggettivazione – oggi spesso interpretate con il ricorso ai concetti di ai???flessibilitAi??ai??? e ai???individualizzazione competitivaai??? – che assumono la libertAi?? come condizione politica fondamentale, Ai??delegando il governo delle vite a forme di auto responsabilizzazioneAi??[88]. Lai??i??adozione di una governance reticolare implica infattiAi?? la revisione degli obiettivi tradizionalmente associati allai??i??azione dello stato specialmente nella versione keynesiana e welfarista dominante nel secondo dopoguerra. Revisione che, configgendo con il discorso universalistico di protezione sociale, configura la razionalitAi?? governamentale contemporanea come Ai??una diversa articolazione del potere esercitato sui viventiAi??: non piA? soltanto Ai??governo della popolazioneAi?? ma anche promozione di Ai??soggettivitAi?? nuoveAi?? sulla base di processi di individualismo concorrenziale e di conseguente rideclinazione singolarizzata dei rischi prima socializzati e ripartiti a livello collettivo.

Eai??i?? con questo portato problematico – tutto interno alla cultura politica liberale – che dobbiamo quindi confrontarci se vogliamo cogliere la governance al di fuori delle retoriche dominanti, che vorrebbero derubricarla allai??i??adozione di Ai??tattiche flessibili e plastiche per ovviare a rigiditAi?? tipiche della operativitAi?? di governo lungo lai??i??asse del comando sovranoAi??[89]. Nel segno peculiare delle reti di governance e della connessa orizzontalitAi??, la flessibilitAi?? sembrerebbe piuttosto essere giocata come modo per designare lai??i??organizzazione sociale e come strumento per favorire il processo della sua auto-costituzione . Come suggerisce Nancy Fraser si tratterebbe di Ai??un processo di auto-costituzione che si lega, nasce e somiglia ad un modello di organizzazione socialeAi??[90]. Eai??i?? evidente allora che il nodo cruciale permane nellai??i??intima contraddizione di un neoliberalismo che non comporterAi?? affatto unai??i??astensione dal governo, quanto piuttosto la formalizzazione della sua costitutiva valenza giuridica nel dettare le regole del gioco economico. Si tratterAi?? cioA? di assumere come finalitAi?? primaria la promozione e la salvaguardia dei meccanismi della concorrenza piuttosto che la riparazione dei suoi presunti danni sociali, governando la libertAi?? degli individui al di fuori della prospettiva propria allo stato sociale, inteso Ai??come tessuto dai??i??istituzioni consolidate e, cosa forse ancor piA? significativa, come ideale e progettoAi??[91].

Zygmunt Bauman non poteva coniare metafora migliore della liquiditAi?? per rendere palpabile il paradosso della societAi?? contemporanea, in cui la rigiditAi?? dell'ordine A? il prodotto e il sedimento della libertAi?? degli agenti umani, ben altro che il frutto di una Ai??convenzione collettivaAi??[92]. Definendo liquida l'attuale modernitAi?? Bauman intende evidenziare la pressione dell'individualizzazione che va usurando gli argini costituiti da strutture alle quali in passato era delegato il compito di fondare stabilitAi?? tanto in termini di protezione sociale quanto in quelli di riconoscimento reciproco. La decisiva svolta impressa al discorso etico-politico A? infatti quella che, piA? precisamente, ha declinato altrimenti le Ai??speranze di miglioramentoAi?? della societAi??, liberando la modernitAi?? originaria dai propri Ai??doveri emancipatoriAi?? per rimetterli Ai??al coraggio e alla determinazione dei singoliAi?? chiamati a diventare ai???imprenditori di se stessiai???[93].

Eai??i?? a questo livello – quello della messa in opera di processi di soggettivazione che assumono lai??i??impresa come canone di decifrazione della condotta umana – che si rifunzionalizzano oggi i dispositivi del government, tipici della modernitAi?? pesante. Nei mille piani di realtAi?? in cui operano i nuovi dispositivi di potere-sapere che danno corpo alla governance gli individui vengono prodotti come agenti attivi di regolazione e di autoregolazione. Se A? vero infatti che il problema del governo rimanda a una decisiva economicizzazione del potere – se A? cioA? vero, per dirla con Sandro Chignola, che Ai??esso allude a una modalitAi?? di produzione della decisione che assume come costitutivo il confronto con la realtAi?? irriducibile degli uomini, delle donneAi??[94] -, i progetti di riassetto della razionalitAi?? politica occidentale egemoni nel neoliberalismo sembrano aver ereditato il vecchio auspicio di Friedrich August Von Hayek: il bisogno di un liberalismo da intendere come Ai??un pensiero viventeAi??[95]. Dai??i??altronde la tenuta del nodo soggettivazione/assoggettamento si misura sullai??i??odierna organizzazione del corpo sociale secondo le regole dellai??i??economia di mercato, e cioA? sulla Ai??programmazione strategica dellai??i??attivitAi?? degli individuiAi??[96]. Cosa sono gli incentivi reputazionali, il capitale umano imprenditoriale, i principi performativi, etc. – tutti termini ricorrenti nella letteratura sulla Cheap governance– se non lai??i??espressione di quello che potremmo chiamare un Ai??potere formativo sulla societAi??Ai??, e cioA? gli effetti di una ratio governamentale che evoca soggetti capaci di attivarsi in modo autonomo e pertanto capaci di autogovernarsi[97]? In un simile quadro, i dispositivi di governance costituirebbero allora Ai??uno sforzo di fuoriuscita dalla politica propria degli ordinamenti giuridico-politici di sovranitAi?? nella loro declinazione democratico-rappresentativaAi??[98]. Ed A? proprio questo che conduce lai??i??arte di governo verso una modulazione ai???efficientistaai??? del rapporto tra governanti e governati.

Ne consegue che lai??i??idea dello stato sociale sia stata decostruita proprio a partire dallai??i??ipotesi di un rischio che A? socializzabile solo nella forma del costo. In forza di interventi di governo molto piA? sottili, ma altrettanto pervasivi di quelli tradizionali, quel rischio viene allora assegnato al singolo soggetto che di esso dovrAi?? ormai farsi carico. PiA? in generale, si potrebbe sostenere che lai??i??analisi del potere presente nel modello neoliberale sembra voler prescindere da una caratterizzazione normativa che induce per forza di cose a presupporre lai??i??esistenza di una verticalitAi?? tra soggetto ed oggetto. CosAi?? si A? affermato il riferimento ad una dimensione orizzontale che risponde al declino della costitutiva caratterizzazione trascendentale del sovrano. Sul piano di immanenza dellai??i??esercizio del potere, la ratio neoliberale punta a responsabilizzare ogni singolo componente della popolazione.

Non A? un caso allora che alcuni studiosi parlino dellai??i??emergenza di Ai??una nuova forma di responsabilitAi?? verso il rischioAi??[99]. CiA? a cui si sarebbe assistito con lai??i??affermazione del neoliberalismo sarebbe insomma la vera e propria produzione di una nuova attitudine etica – assimilabile a una sorta di etica dai??i??impresa – perfettamente in sintonia con tutte quelle strategie di governo dei viventi che tendono alla riduzione delle garanzie di assistenza sociale a favore di una loro rimodulazione individuale. Robert Castel ha ricordato come recentemente due influenti autori francesi come Francois Ewald e Denis Kessler siano addirittura giunti ad operare un sorprendente rovesciamento di fronte dei termini in questione, facendo del rischio Ai??il principio di riconoscimento del valore dellai??i??individuoAi??[100]. La capacitAi?? di assicurarsi da soli sembra cosAi?? costituire la possibilitAi?? stessa di intervenire su fenomeni generalmente ritenuti imprevedibili, che vengono in qualche modo naturalizzati come fattori antropologici. Lai??i??etica generale in cui si iscriverebbe questa nuova attitudine viene sinteticamente descritta da Nikolas Rose – uno dei principali animatori dei Governamentality Studies – come Ai??unai??i??etica nella quale la massimizzazione degli stili di vita, delle risorse potenziali, della salute, della qualitAi?? della vita A? divenuta quasi obbligatoria, e nella quale i giudizi negativi riguardano coloro che, per qualunque ragione, non vogliono adottare una relazione attiva, informata, positiva e prudente con il futuroAi??[101]. Giudicato padrone del proprio destino e quindi colpevole in caso di insuccesso, il singolo A? Ai??in qualche modo obbligato ad essere liberoAi??[102]. Per effetto di un simile governo della sua libertAi?? egli verrAi?? Ai??spinto ad essere performativoAi??, a maggiorare cioA? la libera cura del proprio aggiornamento individuale (ed individualistico) e aAi?? massimizzare le proprie opportunitAi?? sviluppando potenzialitAi?? e capitale umano[103].

Il nesso tra un Ai??nuovo prudenzialismoAi??, in cui i dispositivi di assicurazione sociale che incarnavano un principio di solidarietAi?? fanno spazio alla privatizzazione della gestione del rischio, e gli odierni dispositivi di governance, potrebbe allora essere rilevato proprio a questai??i??altezza: quella di Ai??una tecnica di governo del vivente capace di penetrare i corpi, renderli produttivi, valorizzando in forma estrema il capitale umanoAi??[104]. In sintesi, tra la fine degli anni ai??i??70 ed oggi, con la governamentalitAi?? neoliberale sembra essersiAi?? avviata la sperimentazione di un nuovo dispositivo di cittadinanza.

Secondo la nuova attitudine etica – quella per cui Ai??singoli devono, al tempo stesso, segnalarsi per unai??i??esplicita disponibilitAi?? al rischio e praticare una gestione previdente di questoAi??[105]– non si chiederAi?? piA? al soggetto di diritto di delegare la propria sovranitAi?? in cambio della stabilitAi?? di un patto sociale, ma di farsi esso stesso soggetto di sicurezza attraverso una nuova forma di cittadinanza fondata sulle tecniche dellai??i??auto-stima, dellai??i??empowerment, dellai??i??auto-imprenditorialitAi?? e del benessere individuale. Un simile appello alla responsabilitAi?? si fa piA? forte proprio quando le funzioni di redistribuzione e di compensazione dello stato sociale vengono considerate tendenzialmente inutili o addirittura nocive per la crescita economica e per la volontAi?? di prestazione dellai??i??individuo[106]. In altri termini, la ritirata dello stato coniuga la nuova semantica della flessibilitAi?? e del rischio con lai??i??ai??i??idea di una Ai??formazione attiva degli individuiAi??[107]: questi dovranno divenire capaci di forgiare e di controllare autonomamente la loro vita (empowered), senza ricorrere alle risorse degli apparati assistenziali pubblici.

Paradigmatica a questo riguardo A? la gestione biopolitica della malattia nella variante preventiva tipica delle ai???democrazie liberali avanzateai???, quelle in cui agiscono le politiche di governance. Al fenomeno per cui alla ritirata dello stato vengono progressivamente sostituiti gli appelli allai??i??auto-responsabilitAi??, corrisponde il fatto che da circa trenta anni, nel settore delle cure sanitarie, si sia andata affermando lai??i??opinione secondo la quale il maggior nemico per la salute dellai??i??individuo A? il suo Ai??comportamento verso se stessoAi??[108]. Per Thomas Lemke – che da anni indaga il nodo della questione sanitaria al tempo del neoliberalismo – lai??i??emergenza di questo nuovo ordine del discorso ha determinato due importanti conseguenze, entrambe indicative dellai??i??odierna riconfigurazione del rapporto tra poteri, etica e soggetto.

In primo luogo, si puA? rilevare lai??i??effetto di Ai??riduzione tendenziale del diritto alla salute a vantaggio di un dovere – soggettivo – di gestione della saluteAi??[109]. Lo dimostra lai??i??affermarsi dellai??i??idea di una responsabilitAi?? individuale nel nucleo principale dei programmi di politica sanitaria elaborati dai paesi industriali dellai??i??occidente fin dalla metAi?? degli anni Settanta. In questi piani programmatici compaiono ipotesi e strategie discorsive che pongono al centro la capacitAi?? e lai??i??opportunitAi?? dellai??i??individuo di assicurarsi da solo, come se Ai??la malattia invece di fondare diritti individuali, [potesse] rinviare in misura crescente a dei doveri morali, giuridici e socialiAi??[110]. Nella ratio di quei documenti simili obblighi non sono meramente formali, ma figurano come la sostanza che deriva dalla prescrizione di una condotta prudente. Ad essere coinvolto A? lo stile di vita. Attraverso il suo stesso comportamento il soggetto viene spinto a proteggersi dalle malattie piA? diffuse, ma per farlo dovrAi?? acquisire nuove competenze di autoregolazione. Nel nuovo dispositivo di governo della salute, il soggetto viene inteso come lai??i??attore fondamentale della propria sicurezza e di quella altrui.

La seconda conseguenza del funzionamento del nuovo ordine del discorso sulla salute A? invece riconducibile ad unai??i??ipotesi di Ai??trasformazione progressiva dei pazienti in persone a rischio, da un lato, e in clienti, dallai??i??altroAi??[111]. In questo duplice spostamento tendenziale prende forma qualcosa di simile ad un Ai??collegamento fra una concezione morale e una concezione consumistica della saluteAi??[112]. Incardinandosi al presupposto che Ai??la salute A? il risultato di una volontAi??Ai?? – quasi fosse qualcosa che puA? essere raggiunta da individui sufficientemente motivati ed impegnati – la nuova etica sanitaria arriva a concepire Ai??la malattia [come] lai??i??effetto collaterale di una volontAi?? insufficiente e inadeguataAi??[113]. CosAi?? le persone a rischio coinciderebbero potenzialmente con tutti i soggetti che non lavorano alacremente ad una propria lifestyle correctness (la correttezza dello stile di vita), risultando incapaci di un opportuno investimento su se stessi. E questo investimento, per venire al tema del rapporto tra consumismo e sanitAi??, non va inteso in termini soltanto simbolici poichAi?? la salute A? da tempo un nodo nevralgico dellai??i??economia contemporanea. Ai??Negli Stati Uniti, durante gli ultimi cinquantai??i??anni – specifica Lemke – la quota delle spese sanitarie rispetto al prodotto nazionale lordo si A? triplicata, crescendo dal 4 al 13%. Le spese per medicinali nellai??i??anno 2000 ammontavano a piA? di 100 miliardi di dollari, il doppio del 1990Ai??[114]. Nei discorsi studiati da Lemke iAi?? pazienti tendono sempre piA? a divenire clienti. PiA? che come persone malate sono infatti concepiti come consumatori di beni, di salute, di cultura, cioA? di una condotta di vita sana, prudente e responsabile.

In sintesi, attraverso la messa a punto del nuovo dispositivo di cittadinanza delle democrazie liberali avanzate sembra proprio che i processi di soggettivazione/assoggettamento si configurino come il campo di applicazione specifico di una governance che, con i suoi dispositivi di potere-sapere, riposiziona e sfuma Ai??la separazione tra Stato e societAi?? civileAi??[115]. Trova cosAi?? una nuova conferma la tesi foucaultiana secondo cui la ai???societAi?? civileai??? non sarebbe affatto il soggetto di una libertAi?? disincarnata capace di dribblare lai??i??esercizio dei poteri (statali e non), ma coinciderebbe sempre piA? con lai??i??oggetto delle tecnologie di governo che orientano incessantemente la libertAi?? degli stessi governati: quelli che quotidianamente abitano come homini oeconomici la societAi?? civile stessa[116]. Una volta riconosciuto che la posta in gioco della governance A? costituita dalla riorganizzazione della razionalitAi?? politica contemporanea, quanto si A? fin qui sostenuto esclude che una cooperazione trasversale e reticolare possa soppiantare lai??i??ambivalenza del rapporto tra governanti e governati. Contrariamente ad ogni illusione naturalistica, inoltre, il fatto che la libertAi?? sia qualcosa da produrre, regolare, gestire e consumare, dAi?? conto della presenza attiva dello stato nella governamentalitAi?? neoliberale e del suo potenziale di assoggettamento attraverso la promozione di molteplici forme di soggettivazione.

Eludere questa vera e propria antinomia costitutiva del liberalismo – che lo attraversa dalle origini fino alla sua piA? recente riconfigurazione nei moduli organizzativi e decisionali della governance – significherebbe allora allontanarsi dalla presa ermeneutica che questa nuova categoria politica puA? avere sulla realtAi??. In fondo significherebbe anche misconoscere il portato contraddittorio e composito del governo, che nelle sue tante e variabili configurazioni non sembra essere mai stato altro che lai??i??arte di dirigere la condotta degli individui regolando i fenomeni dai??i??insieme della popolazione. Ancora una volta, dunque, omnes et singulatim.

Anna Luzzi

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Cheap [1] P. Amato, Ai??La logica della governamentalitAi??. Stato e desiderio in FoucaultAi??, in E. de Conciliis (a cura di), Dopo Foucault.Genealogie del postmoderno, Mimesis, Milano 2007, cit., p . 94.

[2] M. Foucault, Illuminismo e critica, Donzelli, Roma 1997, cit., p. 57.

[3] P. Veyne, La route de Rome. Entretien, in www.liberation.fr/culture/livre/ecrivains/242178.FR.php.

[4]M. Foucault, Naissance de la biopolitique, Cours au CollA?ge de France 1978-1979, edizione stabilita da Michel Senellart, Gallimard-Seuil, Paris 2004, (tr. it. Nascita della biopolitica.. Corso al CollA?ge de France 1978-1979 [dai??i??ora in poi NBP] , a cura di Mauro Bertani e Valeria Zini, Feltrinelli, Milano, 2005), cit., p. 17. Sulla genealogia foucaultiana cfr. Nietzsche, la genealogia, la storia, 1971, in Microfisica del potere, Torino, Einaudi, 1977, cit., p. 39 e passim.

[5] M. Foucault, buy minocycline acne Nietzsche, la genealogia, la storia (1971), in Microfisica del potere, cit., p. 37. Ai??Noi crediamo che il nostro presente poggi su intenzioni profonde, necessitAi?? stabili, e domandiamo agli storici di convincercene. Ma il vero senso storico riconosce che viviamo senza punti di riferimento nAi?? coordinate originarie, in miriadi avvenimenti perdutiAi??, (ivi, p. 44.).

[6] G. Marramao, La passione del presente. Breve lessico della modernitAi??-mondo, Bollati Boringhieri, Torino 2008, cit., p. 28. Su questo tema cfr. anche Id., Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione, Bollati Boringhieri, Torino 2003.

[7] Cfr. S. Chignola, In the shadow of the State. Governance, governamentalitAi??, governo, in G. Fiaschi (a cura di), Governance. Oltre lo Stato?, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008, in www.materialiresistenti.blog.dada.net.

[8] S. Chignola, Sullai??i??ai???epocaai??? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, Quodlibet, Macerata 2008, cit., p. 63.

[9] J. N. Rosenau, Governance, Order and Change in World Politics, in J. N. Rosenau ai??i?? E. O. Czempiel (Eds.), Governance without Government, Cambridge UP, Cambridge 1992, cit., p. 4.

[10] Cfr. A. Arienzo, La governance e il conflitto politico: quali dispositivi per una democrazia in crisi?, in AA. VV., Conflitti. Controdiscorsi II, Dante & Descartes, Napoli 2005, cit. p. 460.

[11] Si tratta della definizione fornita dallaAi?? Commission on Global Governance (CGG) nel documento On our global Neighbordhood, OUP, Oxford, 1995; cit. in A. Arienzo, Governo, governamentalitAi??, governance. Riflessioni sul neo-liberalismo contemporaneo, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, Mimesis, Milano 2007, cit., p. 268.

[12] O. Marzocca, Chi governa chi? Breve storia di una pretesa infinita, ai???Le passioni di sinistraai???, 15, 2007.

[13] M. Foucault, SAi??curitAi??, Territoire, Population. Cours au CollA?ge de France 1977-1978, edizione stabilita da Michel Senellart, Gallimard-Seuil, Paris 2004, (tr. it. Sicurezza, Territorio, Popolazione.Corso al CollA?ge de France 1978-1979 [dai??i??ora in poi STP] ], a cura di Paolo Napoli, Feltrinelli, Milano, 2005), cit., p. 89.

[14] Ivi, p. 88.

[15] M. Foucault, Come si esercita il potere, in H. L. Dreyfus, P. Rabinow, La ricerca di Michel Foucault order cozaar uses . Analitica della veritAi?? e storia del presente, Ponte alle Grazie, Firenze 1989, cit., p. 249.

[16] Cfr. M. Foucault, STP, cit., p. 182 e Id., Ai??Omnes et singulatim. Verso una critica della ragion politicaAi?? (1981), in O.Marzocca (a cura di) , Biopolitica e liberalismo (1994), Medusa, Milano 2001.

[17] M. Foucault, STP, cit., p. 71.

[18] Ibidem.

[19] P. Amato, La natura della democrazia Nietzsche, Foucault e la biopolitica in A.Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 23; M. Foucault, STP, cit., p. 183; M. Foucault, NBP, cit., p. 14. Sulla genealogia dello Stato moderno in Foucault, cfr. P. Amato, Ai??La logica della governamentalitAi??. Stato e desiderio in FoucaultAi??, in E. de Conciliis (a cura di), Dopo Foucault.Genealogie del postmoderno, pp. 85-109 e S. Chignola, Lai??i??impossibile del sovrano. Liberalismo e governamentalitAi?? in Michel Foucault, contenuto in S. Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), Ombre Corte, Verona 2006, pp. 37-70.

[20] M. Foucault, STP, cit., p. 203.

[21] P. Amato, La natura della democrazia. Nietzsche, Foucault e la biopolitica in A.Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 21 e p.16.

[22] M. Foucault, STP, cit., p. 76.

[23] S. Chignola, Sullai??i??ai???epocaai??? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 59.

[24] M. Foucault, La volontAi?? di sapere (1976), Feltrinelli, Milano 1988, cit., p. 119.

[25] Ivi, p. 126.

[26] Ivi, p. 230. Sul tema cfr. P. Napoli, Naissance de la police moderne. Ai??ditions La DAi??couverte, Paris, 2003 e P. Schiera, Nascita della modernitAi?? e scienza di polizia, in ai???Filosofia politicaai???, 2, 1988.

[27] M. Foucault, STP, cit., p. 225.

[28] Ivi, p. 234.

[29] O. Marzocca, PerchAi?? il governo. Il laboratorio etico-politico di Foucault, Manifestolibri, Roma Ai??2007, cit., p. 103.

[30] M. Foucault, STP, cit., p. 86 .

[31] M. Foucault, NBP, pp. 35-36.

[32] Ivi, nota del curatore, cit., p. 272 e V. Sorrentino, Il pensiero politico di Foucault, Meltemi, Roma 2008.

[33] M. Foucault, STP, cit., p. 256.

[34] Ivi, p. 257.

[35] A. Pandolfi, La ai???naturaai??? della popolazione, in S.Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), cit.,Ai?? p. 98.

[36] S. Catucci, Foucault,Ai?? Laterza, Bari 2005, cit., p. 129.e M. Foucault, NBP, cit., p. 40.

[37] Cfr. S. Chignola, In the shadow of the State. Governance, governamentalitAi??, governo, in G. Fiaschi (a cura di), Governance. Oltre lo Stato?, in www.materialiresistenti.blog.dada.net.

[38] S. Catucci, Foucault, cit.,p. 128.

[39] M. Lazzarato, Biopolitique/Bioeconomie, in ai???Multitudesai???, 22, 2005, in http://multitudes.samizdat.net/Lazzarato-Maurizio.

[40] A. Simoncini, La critica della ragion politica come contestualizzazione dellai??i??analitica del potere. Ragion di Stato, polizia e liberalismo nella storia della governamentalitAi??Ai?? di Michel Foucault, Tesi di dottorato, Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino, 1998, cit., p. 213.

[41] M. Foucault, NBP, cit., p. 48.

[42] B. Karsenti, La politica del ai???fuoriai???, in S. Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), pp. 73-74.

[43] O. Marzocca, PerchAi?? il governo. Il laboratorio etico-politico di Foucault, cit., p. 143.

[44] M. Foucault, NBP, pp. 46-50.

[45] M. Lazzarato, Biopolitique/Bioeconomie, in ai???Multitudesai???, 22, 2005, in http://multitudes.samizdat.net/Lazzarato-Maurizio.

[46] M. Foucault, NBP,cit., p. 49.

[47] O. Marzocca, PerchAi?? il governo. Il laboratorio etico-politico di Foucault, cit., p. 143. Il concetto interesse viene qui inteso proprio nellai??i??accezione foucaultiana del termine. Foucault sintetizza il suo pensiero constatando che, nella nuova configurazione della ai???ragion politicaai??i??, Ai??il governo non si interessa che agli interessiAi?? (M. Foucault, NBP, cit., p. 52). Va ricordato che la ai???ragion governamentale criticaai??? A? caratterizzata infatti dalla teorizzazione di un ai???governoai??i?? che Ai??puA? aver presa sugli individui, sugli atti e le parole, sulle ricchezze, sulle risorse, sulla proprietAi??, sui dirittiAi?? solo perchAi?? obbedisce al principio dellai??i??interesse degli uomini. Solo cioA? nella misura in cui risulta utile alla regolazione di un Ai??gioco complesso tra gli interessi individuali e collettivi, tra lai??i??utilitAi?? sociale e il profitto economico, tra lai??i??equilibrio del mercato e il principio della potenza pubblica, tra i diritti fondamentali e lai??i??indipendenza dei governatiAi?? (ivi, p. 51.).

[48] Sulla progressiva riduzione dei dispositivi di protezione sociale, sulla precarizzazione del mercato del lavoro in Europa e sul ruolo che in questi processi ha rivestito lo stato, cfr. in prima battuta G. Procacci,Ai?? Lai??i??ordine e i suoi esclusi, in G. Bonaiuti, A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita. Scenari della transizione globale, Mimesis, Milano 2004, cit. pp. 261-275; R. Castel, Lai??i??insAi??curitAi?? sociale. Quai??i??est-ce quai??i??A?tre protAi??gAi???, Ai??ditions du Seuil, 2003 (tr. it. Lai??i??insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi, Torino 2004) e L. Gallino, Il lavoro non A? una merce. Contro la flessibilitAi??, Roma-Bari, Laterza, 2007.

[49] A. Arienzo, Governo, governamentalitAi??, governance. Riflessioni sul neo-liberalismo contemporaneo, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 261.

[50] Sulla distinzione e sulla separazione tra le sfere della governance e del government e sulle novitAi?? che sarebbero introdotte dalla crescente importanza della prima, cfr. J. Rosenau e E.O. Czempiel, Governance without Government, OUP, New York, 1992. Gli autori definiscono la governance online come Ai??order plus intentionalityAi?? (p. 5). Per gli autori lai??i??ai???ordineai??? A? garantito dallai??i??insieme delle regole formali e informali che, in un contesto di intenzionalitAi?? condivisa, permettono agli attori di raggiungere determinati obiettivi.

[51] M. Foucault, STP, cit. p. 38.

[52] Con Governmentality Studies si indica un percorso di ricerca affermatosi da ormai un ventennio, in particolare nel mondo anglosassone, a partire dallai??i??applicazione dellai??i??interpretazione foucaultiana a singoli settori in cui si A? sviluppata la governamentalitAi?? neo-liberista (in particolare, le nuove scienze del management, le tecniche assicurative, la bio-medicina e le bio-tecnologie).

[53] S. Vaccaro, Il dispositivo della governance, in S. Vaccaro, A. Palumbo (a cura di), Governance. Teorie, principi, modelli, pratiche nellai??i??era globale, Mimesis, Milano 2007, cit., p. 127.

[54] Ai??Governo non A? piA? una definizione appropriata del modo in cui le popolazioni e i territori sono organizzati e amministrati. In un mondo in cui la partecipazione dei rappresentanti degli interessi economici e della societAi?? civile sta diventano la norma, il termine governance definisce meglio il processo attraverso cui collettivamente risolviamo i nostri problemi e rispondiamo ai bisogni della societAi??, mentre governo indica piuttosto lo strumento che usiamoAi??, in OECD, Governance in the 21st century, OECD publications, Paris 2001.

[55] Ivi, p. 12 e Z. Bauman., Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, Bari 1998, cit., p. 6.

[56] Ibidem.

[57] A. Arienzo, Dalla corporate governance alla categoria politica di governance, in AA. VV., Governance. Controdiscorsi I, Dante & Descartes, NapoliAi?? 2004, pp. 127-134.

[58] Ibidem.

[59] Con lai??i??espressione Ai??auto-organizzarsi riflessivamenteAi?? si vuole evidenziare, con Bob Jessop [Governance e meta-governance: riflessivitAi??, varietAi?? ed ironia, in S. Vaccaro, A. Palumbo (a cura di), Governance. Teorie, principi, modelli, pratiche nellai??i??era globale, cit., p. 84.], come la governance nomini un processo teorico-strategico di ai???meta organizzazioneai???, cioA? di riordino delle relazioni interorganizzative tra una pluralitAi?? di attori.

[60] Ai??Sebbene i principi non sono obbligatori, A? in fondo una questione di interesse per gli Stati e le corporazioniAi??.

[61] A. Arienzo, Governo, governamentalitAi??, governance. Riflessioni sul neo-liberalismo contemporaneo, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p. 252.

[62] Ibidem.

[63] D. Dai??i??Andrea, Immagini antropologiche e neutralizzazione del conflitto. La parabola della sovranitAi??, in G .Bonaiuti,Ai?? A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita, cit., p. 228.

[64] Ibidem.

[65] O. Marzocca, Chi governa chi? Breve storia di una pretesa infinita, ai???Le passioni di sinistraai???, 15, 2007.

[66] S. Vaccaro, Il dispositivo della governance, in S. Vaccaro, A. Palumbo (a cura di), Governance. Teorie, principi, modelli, pratiche nellai??i??era globale, cit., p. 142.

[67] Ibidem. M. Foucault ha parlato di una ai???strategia senza strategaai??? in Il gioco, in AA. VV., Eteroropie. Luoghi e non-luoghi metropolitani, ai???Millepianiai???, 2, 1994, p. 31 e passim.

[68] M. Foucault, NBP, cit., p. 40.

[69] M. Zanardi, Per una politica del Reale, in AA.VV., Conflitti. Controdiscorsi II, cit., p. 143. Analogamente Giacomo Marramao parla di Ai??pluralitAi?? di potestAi?? sovraneAi?? (in G. Marramao, La passione del presente, cit., p. 39.).

[70] G. Deleuze, Poscritto sulla societAi?? di controllo, in Pourparler, Quodlibet, Macerata 2000, cit., p. 240.

[71] R. Sennett, The Corrosion of Character. The personal consequences of Work in the New Capitalism, New York, Norton, 1998 (tr. it. L'uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale, Milano, Feltrinelli, 1999), pp. 46-54.

[72] S. Chignola, Sullai??i??ai???epocaai??? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 71.

[73] A. Simoncini, La critica della ragion politica come contestualizzazione dellai??i??analitica del potere, cit., p. 190.

[74] M. Foucault, NBP, cit., p. 65.

[75] O. Marzocca (a cura di), Biopolitica e liberalismo, cit., p.27.

[76] M. Foucault, STP, cit., p. 89.

[77]M. Lazzarato, Biopolitique/Bioeconomie, in ai???Multitudesai???, 22, 2005, in http://multitudes.samizdat.net/Lazzarato-Maurizio.

[78] M. Foucault, La volontAi?? di sapere, cit., p.119; S. Chignola, Lai??i??impossibile del sovrano. Liberalismo e governamentalitAi?? in Michel Foucault, contenuto in S. Chignola (a cura di), Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al CollA?ge de France (1977-1979), cit., p. 61.

[79] D. Trombadori, Colloqui con Foucault. Pensieri, opere, omissioni dell'ultimo maAi??tre-Ai??-penser, Castelvecchi, Roma 1999, cit., p. 119

[80] S. Luce, Processi di soggettivazione: tra perdita e cura di sAi??, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 312 ; M. Stangherlin, Economia di potere e potere dellai??i??economia, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit. p. 161.

[81] S. Vaccaro, Governance e governo della vita, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 115.

[82] In generale, sul tema cfr. M. Turchetto, Stato e mercato: unai??i??alleanza dinamica e R. Bellofiore, Lo stato e le metamorfosi della globalizzazione: dalla crisi del fordismo alla nuova economia, in Stato, globalizzazione, guerra, ai???Gianoai???, 37, 2001. Rapidi accenni su questo punto si trovano in A. Simoncini, Al setaccio di Schengen. Migranti laboriosi e migranti pericolosi nello spazio politico europeo, G. Bonaiuti, A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita, cit., p. 282.

[83] M. Stangherlin, Economia di potere e potere dellai??i??economia, in A.Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p.166.

[84] G. Burchell, Liberal Government and Techniques of the Self, pp. 19-36, contenuto in AA. VV., Foucault and Political Reason. Liberalism, neo-liberalism and rationalities of government, UCL Press, London 1996, cit. in M. Stangherlin, Economia di potere e potere dellai??i??economia, contenuto in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p.165.

[85] Lo sostiene da anni Riccardo Bellofiore, che ha mostrato nitidamente come fin dallai??i??avvio del ciclo neoliberale dei primi anni ai??i??80 del secolo scorso, un mitico neoliberismo privo di intervento statale non sia mai esistito. ai???Lo Stato, la politica, non si sono mai ritirati, in realtAi??, se non nella caricatura che ne ha fatto la sinistraai???. Se A? infatti vero che ai???il neoliberismo A? stato certo liberista contro il lavoro, contro il Welfare, a favore della finanzaai???, lo A? altrettanto che ai???non A? stato affatto liberista su altri terreniai???: quelli dei monopoli, del disavanzo pubblico, della ridefinizione dei diritti di proprietAi?? intellettuale, delle privatizzazioni, per non citare che alcuni casi eclatanti. R. Bellofiore, Due o tre cose che so di lei. La crisi di sistema: origini, effetti, esiti, in ai???Alternative per il socialismoai???, 8, 2009, p. 115.

[86] A. Simoncini, Al setaccio di Schengen. Migranti laboriosi e migranti pericolosi nello spazio politico europeo, G. Bonaiuti, A. Simoncini (a cura di), La catastrofe e il parassita, cit., p.283.

[87]Ibidem.

[88] S. Chignola, Sullai??i??ai???epocaai??? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 68; L. Bazzicalupo, Soggettivazioni assoggettate: dallai??i??eteronomia al disaccordo (dribblando il naturalismo), in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 230. Della stessa autrice cfr. Il governo delle vite. Biopolitica ed economia, Roma-Bari, Laterza, 2006.

[89]S. Vaccaro, Governance e governo della vita, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 109.

[90] Fraser N., From Discipline to Flexibilization? Rereading Foucault in the Shadow of Globalization, ai???Constellationsai???, X, 2003, cit., in ivi, p. 113.

[91] R. Castel, Lai??i??insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi, Torino 2004, cit., p. 102.

[92] Ibidem.

[93] Z. Bauman, ModernitAi?? liquida, Laterza, Bari 2002, cit., p. 20.

[94] S. Chignola, Sullai??i??ai???epocaai??? della biopolitica. Un commento, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 70.

[95] F. A. Hayek, The Constitution of Liberty, cit.: ai???Why I am not a Conservativeai???, pp. 398-399, cit., in M. Foucault, NBP, p. 179.

[96] Ivi,Ai?? p. 183.

[97] M. Foucault, NBP, cit., p. 235.

[98] A. Arienzo, order finax online La governance e il conflitto politico: quali dispositivi per una democrazia in crisi?, in AA. VV., Conflitti.Controdiscorsi II, cit. p. 460.

[99] O. Marzocca, Etica del rischio e governo delle vite, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 328.

[100] R. Castel, Lai??i??insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, cit. p. 66.

[101] N. Rose, The Politics of Life Itself. Biomedicine, Power, and Subjectivity in the Twenty-First Century, Princeton University Press, Princeton and Oxford 2007, p. 25, cit. in O. Marzocca, Etica del rischio e governo delle vite, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 329.

[102] R. Castel, Lai??i??insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, cit. p. 46.

[103] Ibidem.

[104] G. Borrelli, Tra governance e guerre: i dispositivi della modernizzazione politica alla prova della mondializzazione, in AA. VV., Governance. Controdiscorsi I, cit., p. 26. La definizione di ai???nuovo prudenzialismoai??? si trova in N. Rose, Governing ai???advancedai??? liberal democraciesai???, in AA. VV., Foucault and Political Reason. Liberalism, neo-liberalism and rationalities of government, UCL Press, London 1996, pp. 54-56.

[105] T. Lemke, Biopolitica e neoliberalismo. Rischio, salute e malattia nellai??i??epoca post-genomica, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 303.

[106] Ivi, pp. 301-303. A parlare di Ai??privatizzazione della gestione del rischioAi?? A? N. Rose in Governing ai???advancedai??? liberal democraciesai???, cit., in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, cit., p.165.

[107] S. Luce, Processi di soggettivazione: tra perdita e cura di sAi??, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 319.

[108] T. Lemke, Biopolitica e neoliberalismo. Rischio, salute e malattia nellai??i??epoca post-genomica, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 302.

[109] Ibidem.

[110] Ivi, p. 301.

order duetact takeda [111] Ibidem.

[112] Ivi, p. 302.

[113] Ivi, pp. 304-306.

[114] Ibidem.

[115] S. Vaccaro, Governance e governo della vita, in A. Amendola, L. Bazzicalupo, F. Chicci, A. Tucci (a cura di), Biopolitica, bioeconomia e processi di soggettivazione, cit., p. 114.

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[116]M. Foucault, buy pills NBP, pp. 240-242.

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