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Poesie di Lorenzo Carrara
By admin | gennaio 10, 2012
OTTICHE ALTERNATIVE (in social unrest…)
Concediamoci il tempo
e lo spazio
per guardare il sole,
perchè quando arriverà
l’inverno
sarà molto più difficile
riuscire a farlo…
Sono i peggiori
quelli che ti ammirano
solo per leccarti i piedi,
ma appena trovan di meglio
non si fanno problemi
ad inseguire il nuovo stimolo…
Se crescere vuol dire
semplicemente
convogliare le energie
verso la direzione
che ci fà sentire bene,
evitando inutili sprechi,
io mi sto involvendo…
LO STATO STATICO…
E’ lo Stato Statico dello Stato
che destabilizza,
anche se le Statistiche
lo definiscono Stabile.
Pensare di avere
la Coscienza apposto,
solo perchè ci viene assicurata
una versione concordante,
annulla il pensiero,
e non ci rende molto differenti
dalle pecore nel gregge.
L’uomo che ricerca
le ragioni dell’agire,
disturba la quiete
e deve essere eliminato,
esiliato, non considerato.
Non è consentito svegliarsi
dal sonno involutivo,
spacciato per soluzione
di tutti i mali…
la Salvaguardia dell’Essere
non ci renderà eterni.
E’ lo Stato Statico
che destabilizza…
“E’ più facile
guardare all’odio
come ad una scusante,
mentre il verme solitario
del cervello,
scava e mangia ogni cosa…
l’appetito viene meno,
il corpo non si muove,
la mano trema
e i fantasmi,
divengono visibili ad occhio nudo…
è più facile cedere,
alla fredda autodistruzione
dell’inverno…”
” Ho pensato al divertimento,
ho pensato al suicidio,
e ho pensato che scrivo
una montagna di stronzate…
Ho pensato alla gioia
e ho pensato al dolore,
ho pensato al motivo
e ho pensato, di trovare,
una soluzione…
Ho pensato di essere
quello che non sono,
e ho pensato di non avere,
quello che già ho…
Ho pensato di essere anormale,
quando forse ero il più normale,
se mi è concesso ogni tanto,
definirmi tale…
Ho pensato di pensare,
senza rendermi conto,
che da un pò,
non lo stavo più facendo…”
…SALTO NEL VUOTO…
“Notte di grattacieli altissimi
immersi nel gelido buio
nebbioso,
infilzato dalle luci danzanti,
ma solo temporaneamente…
La dispersione assoluta
nell’isolamento vertiginoso,
visione dell’assoluto
stato del tutto,
o stato del niente,
non senza differenza,
se la si vuol ricercare…
Qual’è l’ora prestabilita
in cui scegliere l’attimo
per spiccare il salto,
oppure,
per rimanere a visualizzare?
O semplicemente,
nella notte senza tempo,
per trovare dal freddo intenso un riparo?…”
La colpa è solo nostra
se gli altri si comportano
come noi insegnamo loro,
col nostro esempio.
Il gatto si abbandona all’impulso,
la terra gira,
inevitabile istinto di sopravvivenza.
Nelle luci dell’alba
si scorge ancora
quel poco che rimane di intatto,
riflesso vitigno
di un bicchiere mezzo vuoto.
Crudele è il primo raggio,
che ritorna imperterrito.
Non puoi vivere a metà
tra te e il tuo pensiero.
Non puoi non essere,
quello che agli altri vuoi dare.
NEBBIA
“Non trovo più le parole
che avrei da dire.
La nebbia eccita la vista
e il sangue circola
più velocemente.
La frase soffocata
annaspa nello stomaco
che se ne fa una ragione,
che è in preda al dolore.
Non puoi buttar fuori qualcosa
schiavo dell’idea di farlo,
se pensi di non volerlo
è solo perchè lo vuoi.
La nebbia mi entra dalle narici
e rigonfia il cervello.
Non ci si può amare nella nebbia.
Non puoi migliorare
se non hai idea di farlo.”
LA FOLLIA?
E poi arrivan quelle sere in cui ti dicono: “quello lì è un po’ pazzo”. E io “ma va?”. Certa gente scopre ogni giorno l’acqua calda e poi va in giro a raccontarlo. Ma soprattutto, cosa vuol dire essere pazzi? Essere artisti maledetti disadattati e non sottostanti alla regole del quieto vivere quotidiano vuol dire esser “fighi”, più che esser pazzi. Secondo me eh.
Che di pazzi non me ne intendo proprio.
Essere quello che la società non vuole che tu sia è un modo come un altro per elevarsi dalla massa, per esser “figo”, per alimentare il proprio egocentrismo. Certe volte.
Per curare i pazzi devi saperli capire, e per saperli capire devi un po’ essere come loro. Ma essere come loro, “fa figo”? Perché non so se ne vale la pena sennò. Robe da pazzi. Ma poi mi chiedo, cos’è la pazzia? Quello che scrivono sui libri? Perché a me sembra di vederne ogni giorno forme diverse, sempre più elaborate, sempre più semplici.
Se è vero che tutto cambia nel tempo, che tutto si modifica costantemente, come si può racchiudere e catalogare qualcosa di non definito, e scriverlo in un libro come se fosse un dato di fatto? Io so che le zanzare esistono da milioni di anni, e si sono adattate ai vari mutamenti del pianeta fino ad arrivare ai giorni nostri. Purtroppo. E mi chiedo come abbiano fatto. Anche la pazzia. Siamo noi che creiamo costantemente la pazzia, perché siamo noi che creiamo la normalità. La follia esiste, siamo noi che non esistiamo. Siamo noi che abbiam bisogno di tenere sotto controllo ogni cosa, di poterla guardare in faccia e riconoscere. Di poterle dare un nome. Siete voi. Siamo noi i pazzi, la follia è normale.
E poi arrivan quelle sere in cui ti dicono: “quello lì è un po’ pazzo”, e poi arrivano altre sere in cui è lui che lo dice a voi.
Ma ti dirò, sei tu il pazzo, proprio tu ora che stai leggendo queste parole :-)
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