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BDF 7.7 – Andrée Bella: L’albero della psicoanalisi: antologia di racconti clinici

 

Andrée Bella “L’albero della psicoanalisi: antologia di racconti clinici”

 

 

 

 

Andrée Bella lascia che siano alcune note di Johann Pachelbel ad aprire il suo ricco seminario; si tratta del canone e giga in re maggiore, esempio musicale di crossover che permette variazioni di tema infinite. Tale suggestione si rivolge al mito: Andrée Bella ricorda che ogni qualvolta raccontiamo miti, riproduciamo versioni differenti di un tema originale, tuttavia arricchite da variazioni e entro una cornice di riconoscibilità. Tutto ciò ha a che fare anche con il caso clinico e il suo racconto, ovvero con l’importanza delle epistemologie della narrazione e del narratore. Come Freud conosceva l’incanto del raccontare, così anche Jung; e allo stesso modo Lou von Salomé, che raccontava, ricorda Andrée Bella, il dispiegarsi del caso come se questo fosse un organismo completo e vivo, cercando di non utilizzare il lucido bisturi analitico. La psicoanalisi si presenta dunque come qualche cosa di vivo, come racconto unico, rispettoso, tuttavia scientifico e altrettanto riconoscibile nella propria interiorità e singolarità: con le parole di Salomé, albero da cui cogliere frutti o, con Jung, verde albero d’oro della vita. È da siffatti temi legati alla Terra che emerge una natura anfibologica dell’esperienza psichica: questa, appartenendo contemporaneamente a una plurivocità di aspetti, diviene irriducibile, proprio come la persona e il racconto del caso clinico. In tutto ciò, prosegue Andrée Bella, il richiamo al linguaggio dell’alchimia, tema caro a Jung, offrirebbe molti spunti e suggestioni. È proprio il linguaggio alchemico, tanto carico di ambiguità e non letterale, che cerca di racchiudere il tutto dell’essere umano e di raccontare il mito auspicando una riunione del corpo-materia con lo spirito. È in tale universo che l’acqua richiama elementi della cura, che si fa magma di livelli indistinti dell’inconscio e diviene crogiolo di un materiale psichico che, seppur inquietante, mostra potenziali di fertilità e di nascita. È lì che l’albero può significare l’inizio aurorale del lavoro terapeutico e del processo di individuazione: una congiunzione informe e primigenia degli elementi opposti dell’acqua e del fuoco. Emerge sempre più l’importanza del mondo onirico: sempre più spesso, infatti, i sogni portati dalla persona che frequenta l’analisi riescono ad allentare le catene della razionalità di dominio cognitivo-comportamentale. E ciò può accadere, ricorda Andrée Bella, entro una contaminazione: il terapeuta viene investito dall’incontro con il paziente. Dunque i tentativi di esercitare controllo sulla storia del caso non diventano altro che rischiose operazioni a ridosso dello scacco.

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